Archivio categoria 3. La polemica
Ecco perchè il modello Sarko’non funziona
È un po’ singolare, Europa a metà del guado della grande crisi. Un’Europa in cui capita che un direttore generale della Renault da sempre comunista come Patrick Pelata difenda insieme all’amministratore delegato Carlos Ghosn il diritto dell’azienda di produrre la Clio 4 dove costa meno, cioè a Novo Mesto in Slovenia e a Bursa in Turchia e nel nuovo stabilimento previsto in Cechia, mentre il presidente di centrodestra Nicolas Sarkozy impone all’azienda di continuare la produzione a Flins, in Francia, visto che lo Stato ha il 15% di Renault e ha messo 6 miliardi di euro nel suo capitale e in quello di Psa-Citroën. [Continua]
Con la flexsecurity evitiamo ai giovani l’emergenza lavoro
Il 18 febbraio governo, Regioni e parti sociali hanno sottoscritto l’accordo sulla formazione professionale nel 2010. Sono cinque le linee guida per favorire il reimpiego dei lavoratori in cassa integrazione, disoccupati o in mobilità. Ma sia il governo sia le forze politiche, sia le forze sociali manifestano scarsa sensibilità e attenzione a una delle emergenze fondamentali del nostro Paese: la disoccupazione giovanile, che in parte cospicua è anche disoccupazione giovanile intellettuale.L’ultimo Rapporto mensile dell’Osservatorio della Commissione europea evidenzia che la disoccupazione nel suo insieme ha raggiunto a novembre il tasso dell’8,3%. [Continua]
Anche nel petrolio dobbiamo vedercela con i cinesi
Il presidente dell’Unione petrolifera italiana ha rivelato che trasformare il petrolio non rende più. I margini sono troppo bassi, tra i 10 e i 15 dollari a tonnellata. Solo nel 2° trimestre 2008 sfioravano i 40. Dunque cinque raffinerie sono a rischio chiusura. È un trend in atto nei Paesi industrializzati occidentali già da qualche anno: molti impianti sono già stati chiusi in Usa e Francia. In Italia i dipendenti delle raffinerie sono 400-500 per unità, ai quali andrebbe ad aggiungersi l’indotto, per un totale di 7.500 addetti destinati a perdere il posto. [Continua]
Tagliamo il cordone ombelicale tra Fiat e Palazzo
Lasciando chiudere Termini Imerese, il governo Berlusconi avrebbe un’opportunità straordinaria. Quella di cambiare, sperabilmente per sempre, le modalità dell’interazione fra Fiat e politica nel nostro Paese. L’impresa torinese non è molto amata, dalle parti del governo, e questo si sa. Le ragioni sono facilmente comprensibili. I ceti sociali che sostengono la maggioranza nel Nord sono in larga misura «l’antiFiat». Artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori e imprenditori cresciuti senza protezioni politiche, che magari hanno ricevuto loro pure, a vario titolo, qualche «aiutino». Ma a cui, da sempre, sembra innaturale e ingiusto che il gigante di Torino assorba come una spugna risorse provenienti dal portafogli dei contribuenti tutti. [Continua]
Le Asl? Pagano un anno dopo
Una produzione che non ha risentito troppo della crisi, ordinativi per il 2010 in tenuta: anche in tempi di congiuntura difficile, il biomedicale resta un’eccellenza del made in Italy. Eppure un’impresa su due rischia di chiudere per mancanza di liquidità. Possibile? Sì, dato che nel 75% dei casi i clienti sono le Aziende sanitarie locali (Asl), il peggior pagatore al mondo. «I ritardi nella riscossione del credito non sono un problema nuovo» lamenta Angelo Fracassi, presidente di Assobiomedica, l’associazione di Confindustria che raccoglie oltre il 90% delle aziende, per quasi 5 miliardi di fatturato. «Ma i tempi si sono ulteriormente allungati. E, complice la stretta creditizia, le imprese non hanno più ossigeno». [Continua]
Fazio, un orso tra le volpi
Non mi hanno sorpreso le dichiarazioni rese da Antonio Fazio il 13 gennaio alla seconda sezione penale del tribunale di Milano. E non sono neanche tra coloro che hanno atteggiato le labbra a sorrisi di sufficienza, rafforzando la propria opinione di colpevolezza dell’ex governatore della Banca d’Italia. Minoranza ero, nel commentare le scalate del rovente 2005, e minoranza resto di fronte ai processi che ne sono seguiti. Da giornalista, ho accumulato faldoni di materiale e macinato centinaia di ore di colloqui con i protagonisti di quelle vicende. Anche con Fazio. E con Giovanni Consorte. La tesi centrale dei pubblici ministeri è che la concomitante scalata della Lodi su Antonveneta e di Unipol su Bnl rispondesse a un unico disegno. [Continua]
Salviamo Marylin dai pirati
La pirateria multimediale rischia di mettere in ginocchio l’industria audiovisiva, già gravemente danneggiata dal fenomeno che, grazie anche alla velocità del progresso tecnologico, è in continua e repentina crescita. L’Italia è purtroppo uno dei Paesi al mondo dove la pirateria è più diffusa.Per dare un’idea di quanto incida sul solo mercato cinematografico (senza quindi includere il mondo della musica, dell’editoria e del software), basti pensare che il totale dei ricavi (legali) del settore (sala e home video) è pari a circa 1,5 miliardi di euro. Il danno inferto dalla pirateria supera i 550 milioni di euro, come risulta da una recente ricerca Ipsos. [Continua]
E adesso fermiamo i manager burocrati
Due sono i temi caldi sotto il profilo manageriale per il 2010. Quello di come vincere la resistenza al cambiamento e quello di come sviluppare un forte orientamento all’innovazione. Lo evidenzia bene anche il sondaggio realizzato da Manageritalia . Si tratta di due ambiti strettamente legati tra loro e per certi versi decisivi per le prospettive competitive delle nostre imprese. Occorre essere subito chiari. Non si può fare innovazione senza un cambio di paradigma vero, senza un radicale change management della cultura manageriale prevalente. Il modello culturale di riferimento degli ultimi 30 anni, infatti, è figlio di logiche di tipo command & control che hanno portato a un appesantimento e a un processo di normalizzazione del capitale umano e intellettuale delle aziende. [Continua]
Non si torna al nucleare senza esperti
La ripresa di interesse per l’opzione nucleare ha fatto muovere a governo e aziende i primi passi. Nella discussione che ne consegue occorre un chiaro impegno per una informazione completa, rigorosa, scientificamente fondata e non emotiva. Fa parte di una completa informazione il dire che, oltre ai rischi, esistono anche delle opportunità. Tra queste le possibilità di creazione di un vasto tessuto industriale, attorno a una tecnologia complessa e di alto livello, e di innescare un circuito virtuoso di ricerca e sviluppo, a favore delle aziende e dell’impiego di un buon numero di giovani talenti. [Continua]
Gli uomini fanno buoni affari. Le donne affari buoni
Sarà un’esagerazione dettata dall’astio collettivo, ma nelle città delle finanziarie di mezzo mondo sono in molti a pensare che con le «Lehman Sisters», ovvero con le donne alla guida delle istituzioni finanziarie, l’economia globale non si sarebbe ritrovata in braghe di tela. D’altra parte, se un aspetto accomuna il criminale Bernard Madoff con un serio professionista con il vezzo del superfluo come John Thain, ex amministratore delegato della Merrill Lynch, è che entrambi sono inconfutabilmente uomini. Thain ha perso l’incarico dopo aver dotato il suo ufficio di una toilette d’oro da 35 mila dollari. [Continua]
Rubriche:
1. Editoriale
- Regioniamo Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Opere pubbliche, adottiamo il libro aperto di Fabrizio Di Amato
2. Controvento
- Se l'Europa è senza fondo Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Ecco perchè il modello Sarko'non funziona di Oscar Giannino
4. Analisi
- Il vero hub Milano-Bergamo è per le merci di Alberto de Monte








