Archivio categoria 1. Editoriale
Regioniamo
Raccontano che il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, in questi giorni sia furioso con quelle società controllate che nel 2009, pur essendo sull’orlo del fallimento, hanno fatto centinaia di assunzioni. Se lo può permettere perché dalle sue parti non ci sono elezioni in vista. Lì dove, invece, si corre per i nuovi governi regionali, tra i premi in palio c’è anche il controllo delle «partecipate», molto appetite per il business che generano ma anche per le opportunità di collocamento che offrono. La ricerca sulle società partecipate dalle Regioni, che pubblichiamo in esclusiva in questo numero e alla quale abbiamo dedicato la storia di copertina, rivela la consistenza della Regione spa: 1.400 società, che danno lavoro a oltre 40 mila persone, per un giro d’affari di oltre 6 miliardi (4 nelle 13 Regioni che vanno al rinnovo). [Continua]
Dalle ceneri
«Le bolle sono la forma più pura di darwinismo. Uccidono gli eccessi e ammansiscono il gregge. Ci riportano veramente a quel che è necessario. E sarei stupefatto di cosa può nascere dalle ceneri». Vent’anni dopo Wall Street, Gordon Gekko è cinicamente ottimista. Dal disastro economico ed etico della Grande crisi forse uscirà qualcosa di buono. La morale di Money never sleeps, il sequel del cult movie di Oliver Stone che uscirà a fine aprile, è quindi ben diversa dalla storia reaganiana degli anni Ottanta. Allora l’avidità era il bene. Oggi c’è un filo di speranza in un positivismo sociale che, alla fine, dovrebbe prevedere la selezione dei migliori e non solo dei più furbi. Toccato il fondo, arriva un momento in cui non c’è più nulla da scavare. Si è davvero toccato il fondo? [Continua]
Tecnopenitenze
La proposta arriva dalla Gran Bretagna: astenersi dalla tecnologia per il periodo della Quaresima. Secondo il vescovo di Londra, d’accordo con il collega di Liverpool, in questi giorni che precedono la Pasqua invece di rinunciare, per esempio, al cioccolato dovremmo mettere nel cassetto telefoni cellulari e iPod. «Rinunciare alla tecnologia è un modo più serio di guardare i problemi che abbiamo di fronte, come una comunità globale» spiega monsignore. «Si tratta di una dichiarazione (di solidarietà) con un mondo che non ha la capacità di comunicare nel modo in cui noi possiamo e un promemoria che ci ricordi che forse siamo andati oltre noi stessi in termini di consumo personale di tecnologia». [Continua]
Chicci di ipocrisia
Accade che un imprenditore agricolo del Nordest ritenga di poter seminare un campo con mais geneticamente modificato, visto che né l’Unione europea né l’Italia lo vietano. Per farlo deve ricorrere al Consiglio di Stato, che gli dà ragione. E così annuncia che in aprile pianterà granturco ogm. Il ministro reagisce con manifestazioni nei fast food e promette battaglia, fino al referendum. La parola al popolo.La questione non è di poco conto, perché riguarda quel che finisce nella nostra terra, nelle stalle e poi sulle nostre tavole. Ma ci sono due o tre cose che si fa fatica a comprendere. Perché su una materia tanto delicata e complicata si finisce per dover ricorrere all’intervento della giustizia amministrativa? [Continua]
Obamite in corso
Abbiamo voluto la globalizzazione? Certo, ed è stato un bene, per molte cose. Ma non potevamo pensare di farla completamente franca e di non dover pagare, prima o poi, qualche prezzo. Dopo la grande crisi, che forse è stato finora il più alto, ora dobbiamo scontare la confusione, che è globale appunto. Ci sono giorni che sembra di trovarsi all’assemblea di un megacondominio in cui non è stato ancora trovato l’amministratore e neanche deciso chi fa il segretario e tiene il verbale. Prendiamo questa vicenda surreale della mercede dei manager. A conclusione dell’annus horribilis Super Obama ha cominciato a fare la voce grossa perché aveva bisogno di far rientrare i dollaroni investiti per salvare le banche, altrimenti avrebbe dovuto cercare qualcuno che corresse a salvare lui. [Continua]
Il Riparatore
«Rethink, redesign, rebuild» è lo slogan della quarantesima edizione del World economic forum che si tiene in questi giorni a Davos. Sembra l’insegna di un’officina di riparazioni, osserva divertito Oscar Giannino nel servizio dedicato in questo numero al summit svizzero e alle sue complicate alchimie. Sarà, ma forse siamo in una stagione in cui c’è molto da riparare. E, spesso, come sa chiunque abbia avuto a che fare con un artigiano, è più semplice e meno impegnativo fare ex novo che aggiustare qualcosa che non va. Ripensare, ridisegnare, ricostruire: è inevitabile dopo ogni crisi. Non è possibile oggi fare impresa con successo se non si ripensano i confini del mercato, scosso dal commercio digitale e tentato dai Paesi emergenti. [Continua]
Energeticamente
Mentre lavoravamo alla chiusura della storia di copertina di questo numero, le agenzie di stampa diffondevano le sintesi degli interventi al grande summit organizzato da Confindustria ed Enel sul «progetto nucleare Italia». A me la generazione under 40 che sta lavorando per affermare se stessa e per cambiare il Paese comunica energia. E il nucleare è, ovviamente per i suoi sostenitori, la chiave per la soluzione dell’equazione energetica nazionale, di cui si vedranno i risultati solo fra qualche anno. Quando saranno cresciuti i giovani di oggi.Chiunque dei 40 manager, imprenditori, professionisti, creativi che raccontiamo in questo numero affronterebbe la questione del ritorno al nucleare con spirito diverso da quello degli oppositori. [Continua]
Fate il vostro gioco
Se si dice giocare in Borsa, un motivo ci sarà. E non è un caso poi se i simboli zoologici fanno parte integrante del linguaggio finanziario: il toro per dire ottimismo; l’orso pessimismo. La compravendita di titoli prevede una quota di azzardo e di adrenalina, e quindi di divertimento. E gli andamenti delle quotazioni dipendono anche dagli «istinti animali» degli investitori: avidità, emotività, paura, aggressività. L’altra faccia dell’anno orribile appena lasciato alle spalle è il boom del mercato borsistico, negli Stati Uniti come anche in Italia. E il 2010 si è aperto con andamenti ancora brillanti. [Continua]
Futurismi
Il lavoro nobilita l’uomo. Ma fino a quale età? E, soprattutto, come vivere bene senza? La questione del ritiro è psicologica, sociologica, economica. Ed è sempre più centrale in una società che tende a invecchiare e, contemporaneamente, a considerare attive la terza e anche la quarta età. Se un tempo si continuava a lavorare a oltranza (come oggi succede per chi è imprenditore di se stesso, professionista o industriale), le conquiste e le tutele dei lavoratori dipendenti fissano limiti invalicabili che ora tendono ad alzarsi. In un quadro generale che certamente richiederà comportamenti e strategie individuali diversi dal passato. [Continua]
Ricominciare dal mondo
Una delle immagini che di certo resterà negli annuari della storia economica d’Italia è quella di Sergio Marchionne, condottiero Fiat, vincitore ad Auburn Hills, Michigan. L’industria italiana per eccellenza che entra da padrone nel quartier generale di Chrysler. Il made in Italy che conquista una casa automobilistica simbolo del sogno americano. «La più grande operazione compiuta quest’anno», come ama ripetere lo stesso Marchionne, sintetizza perfettamente le fatiche del 2009 e le speranze per il 2010. [Continua]
Rubriche:
1. Editoriale
- Regioniamo Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Opere pubbliche, adottiamo il libro aperto di Fabrizio Di Amato
2. Controvento
- Se l'Europa è senza fondo Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Ecco perchè il modello Sarko'non funziona di Oscar Giannino
4. Analisi
- Il vero hub Milano-Bergamo è per le merci di Alberto de Monte








