Archivio categoria 2. Controvento
Se l’Europa è senza fondo
Il default della Grecia sarà evitato? Risposta: bisogna evitarlo! Punto e a capo. Ci troviamo oggi in un momento-verità. Il grande economista conservatore americano Martin Feldstein l’aveva scritto con preveggenza nei primi anni Duemila. La prova dell’euro sarebbe venuta con la prima crisi che avesse investito la nuova valuta. Il ragionamento era semplice. Non si era mai vista una moneta che insistesse su un’area economica comune, senza una politica economica comune. È vero che i trattati forniscono all’Eurozona un surrogato di politica fiscale. Ma le differenze sono talmente ampie che è impossibile prevedere che cosa accadrebbe della moneta unica se l’irreparabile avvenisse.
L’irreparabile sarebbe il default della Grecia, in questo caso. [Continua]
Lo Stato onori i suoi impegni
Che cosa può fare lo Stato per le piccole e medie imprese (Pmi)? Questa è una domanda cruciale in questa seconda fase della crisi. L’economia globale sta ripartendo, ma noi dobbiamo fare in modo che l’uscita dalla recessione abbia effetti immediati e radicati anche nel nostro Paese. Le imprese italiane hanno già vissuto una intensa fase di ristrutturazione, a cavallo degli anni Duemila, che le ha portate a incidere in profondità sul proprio modello di business, sui costi fissi, sulla loro struttura produttiva. [Continua]
Le imprese dela libertà
Raffaello Vignali ha presieduto a lungo una delle poche, forti e radicate reti di piccole e medie imprese, la Compagnia delle Opere, prima di entrare in politica e dedicarsi alla commissione Attività produttive della Camera. Non è un segreto che io lo stimi, ma Raffaello sta facendo cose importanti. Del resto, la commissione Attività produttive era diventata un punto nevralgico anche nella scorsa legislatura, quando con la leadership di Daniele Capezzone aveva analogamente espresso una forte capacità di avvicinare il mondo dell’impresa e quello della politica. [Continua]
Il cantiere dellle emozioni
Assistere all’apertura dei cantieri della Pedemontana lombarda, il 6 febbraio (foto), è stata un’esperienza emozionante. L’emozione non derivava soltanto dalla consapevolezza della necessità funzionale di quest’opera, ma dal partecipare a un evento dove gli uomini osano in vista del futuro, in vista di un bene più grande che non sono solo quattro conti su un foglio. Da quanti anni si parla di quest’opera essenziale? Da quanto tempo restava al palo? Quarantacinque anni. Stiamo parlando di una infrastruttura essenziale per abbassare i costi del fare impresa in Lombardia e, per estensione, nel Nord Italia. La previsione dei tecnici è tagliare di un terzo i tempi di percorrenza fra Bergamo e Malpensa. [Continua]
Giustizia civile, una tassa
Ha ragione chi raccomanda sempre di prendere cum grano salis le classifiche internazionali che mettono assieme, un po’ arbitrariamente, dati macroeconomici sui Paesi del mondo. Sono un esercizio utile, ma ogni tanto sono un po’ come il bikini: quello che mostrano è suggestivo, ma quello che nascondono è vitale.E del resto, noi italiani mica possiamo avere sempre complessi d’inferiorità nei confronti del resto del mondo. È per questo che ritengo significativi lavori di ricerca, come quello della Fondazione Edison e dell’Istituto Aspen, che hanno avuto grande risalto sulla stampa italiana. Perché mostrano qualcosa di effettivamente vitale: i punti forti, della nostra economia e della nostra società. Dall’elevato risparmio privato all’eccellenza in tanti rami della produzione. Ed è ciò che ha scelto saviamente di tutelare il governo Berlusconi. [Continua]
Grandi Opere, c’è chi dice si
Per Sergio Marchionne, l’Italia senza la Tav scomparirà dalla cartina geografica. Ho molto apprezzato che l’amministratore delegato di Torino abbia deciso di esporsi, in prima persona, proprio lui così schivo, per una questione che più che la Fiat riguarda Torino (e l’Italia). Una città che all’industria degli Agnelli è intimamente legata, da sempre. Che tanto ha avuto e che tanto ha dato a questa impresa. E che oggi, nel turbinio di un rilancio in crescendo dalla seconda metà degli anni Novanta, scommette sul collegamento con Lione per guadagnare ancora posti nella graduatoria delle più belle e più vive città europee. [Continua]
Banche, il segnale di Obama
Ha torto o ha ragione Barack Obama a chiedere indietro i soldi alle banche? Bisogna distinguere, il piano dei principi e quello della prassi.Cominciamo con una verità sottaciuta: la crisi non è finita, non è possibile parlarne al passato. Non è possibile perché tutti i fattori di instabilità sono ancora lì, dove li avevamo lasciati. Non parlo dell’Europa e dell’Italia, dove è stato messo fieno in cascina. Anche se in molte pance sono nascosti ancora titoli tossici in quantità sconosciute. Parlo degli Stati Uniti. La crisi parte dalle grandi banche americane. Come ha spiegato John Taylor nel suo libro Fuori strada (pubblicato in italiano con una utile prefazione di Oscar Giannino), tutto ha origine da una politica monetaria lasca. Il denaro è costato troppo poco. [Continua]
Una scommessa sulle aliquote per fare la storia
È comprensibile che l’annuncio di Silvio Berlusconi, quella voglia fortissimamente sua di tornare sul terreno di gioco cominciando dal fisco, venga preso dalla stampa con un po’ di scetticismo. Quando il premier parla delle due aliquote, è inevitabile che si finisca preda di un certo déjà-vu. E non hanno torto coloro che sostengono che la riforma fiscale sia l’eterna incompiuta della Seconda repubblica, e quindi del berlusconismo che l’ha segnata: la attendiamo da 16 anni, da quel disastroso dicembre del 1994 in cui avvenne il «ribaltone». [Continua]
Tre riforme per l’anno nuovo
Le crisi, come gli esami, non finiscono mai. E la prossima crisi sarà quella del debito. Ecco perché il governo italiano, con in testa Giulio Tremonti, ha tenuto la barra dritta e non ha aperto i cordoni della borsa. Perché il Paese col terzo debito pubblico al mondo non può permettersi di spendere neanche nella tempesta. Il sollievo temporaneo che ne sarebbe venuto avrebbe avuto conseguenze più gravi, nel lungo periodo, di quanto vale un momentaneo sospiro di sollievo.Ce l’insegna la Grecia: il primo Paese in Europa a venire dilaniato dal debito. Temo non sarà l’ultimo, e che questo drammatico rischio di default di Atene porterà a conseguenze ancora difficili da ponderare. [Continua]
Due colpi alla burocraza
In due settimane, il governo ha messo a tiro due colpi importanti. All’inefficienza della macchina burocratica del Paese. Il primo è la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, con obbligo ai Comuni di scendere sotto la soglia del 30% nell’azionariato delle municipalizzate: il modo più lineare e più liberale di fare uscire dal cono d’ombra della politica le imprese che gestiscono i servizi alla persona in piccole e grandi municipalità. Il secondo è la pesante potatura di poltrone per oltre 300 milioni voluta dal ministro Calderoli. Un provvedimento per nulla propagandistico, che è costato al governo non poco, anche nella puntuale negoziazione con gli enti locali che è inevitabilmente necessaria, in situazioni di questo tipo. [Continua]
Rubriche:
1. Editoriale
- Regioniamo Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Opere pubbliche, adottiamo il libro aperto di Fabrizio Di Amato
2. Controvento
- Se l'Europa è senza fondo Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Ecco perchè il modello Sarko'non funziona di Oscar Giannino
4. Analisi
- Il vero hub Milano-Bergamo è per le merci di Alberto de Monte








