Archivio categoria 2. Controvento
Nucleare. Non basta dire no
È giusto che i nuovi governatori si affaccino alla scena politica con in tasca bell’e pronta un’idea di politica energetica, per esempio dicendo «no» aprioristicamente al nucleare? Ci vorrebbe un po’ più di cautela.
Uno dei grandi cambiamenti legati all’ultima tornata elettorale è la sostanziale ridefinizione degli equilibri politici in Conferenza Stato-Regioni. Soprattutto nel quadro di una sempre più marcata transizione verso un modello di Stato federale, è cosa buona e giusta che vi siano delle tensioni fra centro e periferia. Ciascuno cerca di tirare la fune nella sua direzione, ed è importante che i governi regionali mettano al primo posto gli interessi dei propri cittadini. [Continua]
L’export riparte, aiutiamolo
Dopo quindici mesi, a gennaio l’export italiano ha registrato una crescita. Su base annua, dell’1%. Può sembrare non sia un dato eclatante, ma invece lo è. Le nostre imprese continuano a esportare, questo ci dice. E quelle che meglio si sono attrezzate durante le crisi, facendo razionalizzazioni, agendo sui processi, cercando di innovare dove come e quando fosse possibile, evitando emorragie occupazionali, muovendosi per guadagnare spazio su nuovi mercati, stanno incassando il risultato di questa loro attività.Nella crisi, il sistema imprenditoriale italiano ha confermato le sue grandi virtù. [Continua]
Il report della vergogna
Duemiladuecento pagine non sono poche. Eppure tante sono le pagine che sono servite alla Corte fallimentare di New York a documentare in dettaglio le malversazioni, gli errori e le vere e proprie frodi che sono avvenute all’interno della banca d’affari Lehman Brothers, fallita il 15 settembre 2008. Una data scolpita nell’infamia, come si diceva una volta di Pearl Harbor. Di Pearl Harbor lo si diceva perché i giapponesi attaccarono a tradimento, senza rispetto alcuno per quel po’ di onore che rimaneva alle azioni di guerra. Si guarda negli occhi il proprio nemico. Ma anche il 15 settembre 2008 è venuto alla luce un tradimento. Il tradimento della fiducia degli azionisti e del mercato, perpetrato dai manager della banca d’affari. [Continua]
Se l’Europa è senza fondo
Il default della Grecia sarà evitato? Risposta: bisogna evitarlo! Punto e a capo. Ci troviamo oggi in un momento-verità. Il grande economista conservatore americano Martin Feldstein l’aveva scritto con preveggenza nei primi anni Duemila. La prova dell’euro sarebbe venuta con la prima crisi che avesse investito la nuova valuta. Il ragionamento era semplice. Non si era mai vista una moneta che insistesse su un’area economica comune, senza una politica economica comune. È vero che i trattati forniscono all’Eurozona un surrogato di politica fiscale. Ma le differenze sono talmente ampie che è impossibile prevedere che cosa accadrebbe della moneta unica se l’irreparabile avvenisse.
L’irreparabile sarebbe il default della Grecia, in questo caso. [Continua]
Lo Stato onori i suoi impegni
Che cosa può fare lo Stato per le piccole e medie imprese (Pmi)? Questa è una domanda cruciale in questa seconda fase della crisi. L’economia globale sta ripartendo, ma noi dobbiamo fare in modo che l’uscita dalla recessione abbia effetti immediati e radicati anche nel nostro Paese. Le imprese italiane hanno già vissuto una intensa fase di ristrutturazione, a cavallo degli anni Duemila, che le ha portate a incidere in profondità sul proprio modello di business, sui costi fissi, sulla loro struttura produttiva. [Continua]
Le imprese dela libertà
Raffaello Vignali ha presieduto a lungo una delle poche, forti e radicate reti di piccole e medie imprese, la Compagnia delle Opere, prima di entrare in politica e dedicarsi alla commissione Attività produttive della Camera. Non è un segreto che io lo stimi, ma Raffaello sta facendo cose importanti. Del resto, la commissione Attività produttive era diventata un punto nevralgico anche nella scorsa legislatura, quando con la leadership di Daniele Capezzone aveva analogamente espresso una forte capacità di avvicinare il mondo dell’impresa e quello della politica. [Continua]
Il cantiere dellle emozioni
Assistere all’apertura dei cantieri della Pedemontana lombarda, il 6 febbraio (foto), è stata un’esperienza emozionante. L’emozione non derivava soltanto dalla consapevolezza della necessità funzionale di quest’opera, ma dal partecipare a un evento dove gli uomini osano in vista del futuro, in vista di un bene più grande che non sono solo quattro conti su un foglio. Da quanti anni si parla di quest’opera essenziale? Da quanto tempo restava al palo? Quarantacinque anni. Stiamo parlando di una infrastruttura essenziale per abbassare i costi del fare impresa in Lombardia e, per estensione, nel Nord Italia. La previsione dei tecnici è tagliare di un terzo i tempi di percorrenza fra Bergamo e Malpensa. [Continua]
Giustizia civile, una tassa
Ha ragione chi raccomanda sempre di prendere cum grano salis le classifiche internazionali che mettono assieme, un po’ arbitrariamente, dati macroeconomici sui Paesi del mondo. Sono un esercizio utile, ma ogni tanto sono un po’ come il bikini: quello che mostrano è suggestivo, ma quello che nascondono è vitale.E del resto, noi italiani mica possiamo avere sempre complessi d’inferiorità nei confronti del resto del mondo. È per questo che ritengo significativi lavori di ricerca, come quello della Fondazione Edison e dell’Istituto Aspen, che hanno avuto grande risalto sulla stampa italiana. Perché mostrano qualcosa di effettivamente vitale: i punti forti, della nostra economia e della nostra società. Dall’elevato risparmio privato all’eccellenza in tanti rami della produzione. Ed è ciò che ha scelto saviamente di tutelare il governo Berlusconi. [Continua]
Grandi Opere, c’è chi dice si
Per Sergio Marchionne, l’Italia senza la Tav scomparirà dalla cartina geografica. Ho molto apprezzato che l’amministratore delegato di Torino abbia deciso di esporsi, in prima persona, proprio lui così schivo, per una questione che più che la Fiat riguarda Torino (e l’Italia). Una città che all’industria degli Agnelli è intimamente legata, da sempre. Che tanto ha avuto e che tanto ha dato a questa impresa. E che oggi, nel turbinio di un rilancio in crescendo dalla seconda metà degli anni Novanta, scommette sul collegamento con Lione per guadagnare ancora posti nella graduatoria delle più belle e più vive città europee. [Continua]
Banche, il segnale di Obama
Ha torto o ha ragione Barack Obama a chiedere indietro i soldi alle banche? Bisogna distinguere, il piano dei principi e quello della prassi.Cominciamo con una verità sottaciuta: la crisi non è finita, non è possibile parlarne al passato. Non è possibile perché tutti i fattori di instabilità sono ancora lì, dove li avevamo lasciati. Non parlo dell’Europa e dell’Italia, dove è stato messo fieno in cascina. Anche se in molte pance sono nascosti ancora titoli tossici in quantità sconosciute. Parlo degli Stati Uniti. La crisi parte dalle grandi banche americane. Come ha spiegato John Taylor nel suo libro Fuori strada (pubblicato in italiano con una utile prefazione di Oscar Giannino), tutto ha origine da una politica monetaria lasca. Il denaro è costato troppo poco. [Continua]
Rubriche:
1. Editoriale
- Professionista chi? Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Anch’io ho fatto come Buffett. Stravolgere i canoni rende di Ennio Doris
2. Controvento
- Nucleare. Non basta dire no Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Vi spiego perchè il sindacato è finito nel 1993 di Giuliano Cazzola
4. Analisi
- Ecco che cosa ci stiamo giocando in Borsa di Oscar Giannino








