Tutti i post di blogonomy08

Etro/ Il Medio Oriente per noi è una moda

images3.jpeg Ha aperto 18 boutique monomarca da aprile a ottobre del 2009. Una vera e propria maratona. Ha registrato un +70% di ricavi nei Paesi del Golfo: Emirati Arabi, Qatar e Bahrain. E nell’annus horribilis appena trascorso ha mantenuto inalterato il giro d’affari 2008, cioè 264 milioni di euro. La maison milanese Etro ha un segreto. Che sta in quattro fratelli, capaci di prendere l’eredità paterna, il patrimonio estetico appreso da decine di viaggi e una sincera passione per la storia, e di tradurla, da anni, in un prodotto totalmente italiano. Ognuno con la sua mansione ideale: a Veronica il prêt-à-porter donna, a Kean quello maschile, a Jacopo la home collection, gli accessori e la pelletteria,  a Ippolito l’amministrazione e la finanza. Ed è lui a rivelare come funziona e vince il poker targato Etro. [Continua]

Il vero hub Milano-Bergamo è per le merci

2234111212_e88d936a38_t.jpg Con l’alleanza fra Sea - gestore degli aeroporti di Malpensa e Linate - e Sacbo - gestore dell’aeroporto di Orio al Serio - si dà il via a un complesso aeroportuale in un raggio di 100 chilometri che al 2008 sommava circa 33 milioni di passeggeri, ovvero quasi come l’aeroporto di Fiumicino, e oltre 460 mila tonnellate di cargo, ovvero quasi il triplo degli aeroporti di Fiumicino e Ciampino messi insieme.Per mantenere la competitività, Malpensa deve diventare un hub internazionale e per farlo deve offrire servizi eccellenti quali per esempio la gestione bagagli in transito e l’offerta di esercizi commerciali, tempi rapidi di trasferimento fra aerei, ottimi collegamenti stradali e ferroviari e tariffe aeroportuali competitive. [Continua]

Opere pubbliche, adottiamo il libro aperto

3468261758_d6ba344fb2_t.jpg Il dibattito di queste settimane circa la difficoltà di eseguire opere pubbliche entro tempi e costi certi seguendo le procedure ordinarie, costringendo all’uso di «procedure di emergenza» nei casi di calamità o di grandi eventi, mette ancora una volta all’attenzione dell’opinione pubblica la crisi del sistema degli appalti pubblici, e la necessità di procedere a un ripensamento del quadro normativo nazionale, con particolare riferimento alle infrastrutture ad alta complessità di cui il nostro Paese ha urgente bisogno. [Continua]

Se l’Europa è senza fondo

get_photo.jpeg Il default della Grecia sarà evitato? Risposta: bisogna evitarlo! Punto e a capo. Ci troviamo oggi in un momento-verità. Il grande economista conservatore americano Martin Feldstein l’aveva scritto con preveggenza nei primi anni Duemila. La prova dell’euro sarebbe venuta con la prima crisi che avesse investito la nuova valuta. Il ragionamento era semplice. Non si era mai vista una moneta che insistesse su un’area economica comune, senza una politica economica comune. È vero che i trattati forniscono all’Eurozona un surrogato di politica fiscale. Ma le differenze sono talmente ampie che è impossibile prevedere che cosa accadrebbe della moneta unica se l’irreparabile avvenisse.
L’irreparabile sarebbe il default della Grecia, in questo caso. [Continua]

Regioniamo

4010631613_14a7b8cfa9_t.jpg Raccontano che il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, in questi giorni sia furioso con quelle società controllate che nel 2009, pur essendo sull’orlo del fallimento, hanno fatto centinaia di assunzioni. Se lo può permettere perché dalle sue parti non ci sono elezioni in vista. Lì dove, invece, si corre per i nuovi governi regionali, tra i premi in palio c’è anche il controllo delle «partecipate»,  molto appetite per il business che generano ma anche per le opportunità di collocamento che offrono. La ricerca sulle società partecipate dalle Regioni, che pubblichiamo in esclusiva in questo numero e alla quale abbiamo dedicato la storia di copertina, rivela  la consistenza della Regione spa: 1.400 società, che danno lavoro a oltre 40 mila persone, per un giro d’affari di oltre 6 miliardi (4 nelle 13 Regioni che vanno al rinnovo). [Continua]

Ecco perchè il modello Sarko’non funziona

2223971824_7104eb48c5_t.jpg È un po’ singolare, Europa a metà del guado della grande crisi. Un’Europa in cui capita che un direttore generale della Renault da sempre comunista come Patrick Pelata difenda insieme all’amministratore delegato Carlos Ghosn il diritto dell’azienda di produrre la Clio 4 dove costa meno, cioè a Novo Mesto in Slovenia e a Bursa in Turchia e nel nuovo stabilimento previsto in Cechia, mentre il presidente di centrodestra Nicolas Sarkozy impone all’azienda di continuare la produzione a Flins, in Francia, visto che lo Stato ha il 15% di Renault e ha messo 6 miliardi di euro nel suo capitale e in quello di Psa-Citroën. [Continua]

Lo Stato onori i suoi impegni

2367140810_5686ed5810_t.jpg Che cosa può fare lo Stato per le piccole e medie imprese (Pmi)? Questa è una domanda cruciale in questa seconda fase della crisi. L’economia globale sta ripartendo, ma noi dobbiamo fare in modo che l’uscita dalla recessione abbia effetti immediati e radicati anche nel nostro Paese. Le imprese italiane hanno già vissuto una intensa fase di ristrutturazione, a cavallo degli anni Duemila, che le ha portate a incidere in profondità sul proprio modello di business, sui costi fissi, sulla loro struttura produttiva. [Continua]

Dalle ceneri

482792859_955ea76479_t.jpg «Le bolle sono la forma più pura di darwinismo. Uccidono gli eccessi e ammansiscono il gregge. Ci riportano veramente a quel che è necessario. E sarei stupefatto di cosa può nascere dalle ceneri». Vent’anni dopo Wall Street, Gordon Gekko è cinicamente ottimista. Dal disastro economico ed etico della Grande crisi forse uscirà qualcosa di buono. La morale di Money never sleeps, il sequel del cult movie di Oliver Stone che uscirà a fine aprile, è quindi ben diversa dalla storia reaganiana degli anni Ottanta. Allora l’avidità era il bene. Oggi c’è un filo di speranza in un positivismo sociale che, alla fine, dovrebbe prevedere la selezione dei migliori e non solo dei più furbi. Toccato il fondo, arriva un momento in cui non c’è più nulla da scavare. Si è davvero toccato il fondo? [Continua]

Clementoni/ Ci giochiamo la crescita

images1.jpeg In tempi di crisi si può rinunciare a tutto, ma per un genitore è molto difficile dire «no» al suo bambino. È per questo che il mercato del giocattolo regge sempre, così come le sue aziende storiche. Come la marchigiana Clementoni, di Recanati (Macerata), azienda familiare nata nel 1963, produttrice di giochi educativi, che a marzo chiude l’anno fiscale con 106 milioni di fatturato, in linea con il 2008, e lo scorso dicembre si è posizionata al terzo posto nella top ten del mercato stilata da Npd, alle spalle di Giochi Preziosi e della multinazionale Mattel. [Continua]

System/ I miei pannelli hanno credito

images.jpeg A lui le banche i soldi li hanno dati: 65 milioni di euro, erogati da Unicredit Private Banking. Sarà perché Franco Stefani alle spalle ha 200 brevetti tra cui l’ultimo, Photonics, per rendere decorativi i pannelli fotovoltaici. O perché investe il 5% del fatturato in ricerca. O ancora, perché ha appena acquisito un’azienda americana. Sta di fatto che la sua System di Fiorano Modenese (Modena) ha convinto gli istituti di credito. Ha convinto soprattutto il responsabile del mercato finanziario per il Centro-Nord di Unicredit, Giampiero Bergami, che su System ha convogliato le energie di istituti locali quali Banca popolare di Verona, Popolare dell’Emilia-Romagna e Crv-Cassa di risparmio di Vignola. [Continua]

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