La crisi porterà alla fine dell’euro?
Qualcuno comincia a credere che queste società di “rating”, come Moody’s e Standard & Poor’s, più che fungere da indicatori della crisi facciano parte del problema. Tanto che sulla stampa inglese si sprecano i giochi di parole tra “rating” e “ratting”, laddove il “rat” notoriamente è il topo. Di fatto quando questi signori declassano il debito pubblico di un paese come la Grecia, e da ieri anche della Spagna, vedi il titolo di apertura di “Repubblica” di oggi, “Cade anche la Spagna, trema l’euro”, inzia una speculazione al ribasso e quindi la cosa può non essere casuale. Anche perché è in gioco l’euro, come dice sempre oggi il noto economista francese Jacques Attalì (quello della omonima commissione di Sarkozy contro la burocrazia inutile), secondo cui “l’euro ora rischia davvero” e “può scomparire in pochi mesi”. Anzi in poche settimane. Potrebbe già non esserci più nel 2011 se continuassero le cose in questa maniera. Il tutto dalla pagina 4 del quotidiano di De Benedetti. Compensa questa dichiarazione di resa altra intervista contenuta nella pagina 2 dello stesso quotidiano ma stavolta all’ex premier Romano Prodi: “Ma la moneta unica è forte, dividersi sarebbe una follia”. Ancora da “Rep”, pagina 3, va preso un altro titolo: “E ora gli speculatori di Wall Street puntano sui fallimenti dei Pigs”, cioè paesi come Grecia, Portogallo e Spagna.. ma anche l’Italia, volendo, almeno nell’area Ue. In pratica se prima si facevano fallire le banche ora si fanno fallire i paesi sovrani. E forse qualcuno potrebbe anche introdurre regole e disincentivi, anche fiscali, contro tutto ciò. Sotto accusa gli economisti di JP Morgan e Goldman Sachs che nei giorni scorsi con strano tempismo hanno diffuso notizie sul moltiplicarsi dell’entità del “bailout” per la Grecia e per evitare il contagio: altro che 40 miliardi di euro, potrebbero essere fino a 600. Cioè quasi quanto ci ha messo Obama per salvare l’economia americana. Di fatto anche l’apertura di prima del “Sole 24 ore” moliplica oggi per tre la cifra iniziale: “Piano di 120 miliardi per Atene”. Nel sommario si legge: “Merkel: sì ai primi aiuti” e “S&P’s declassa anche al Spagna”. Sulla prima del “Sole presenti anche due editoriali importanti: “La Grecia è senza Angela custode” e “Europa una moneta e nessuna bandiera”. Dalla prima del “Sole” va preso anche un altro titolo: “La dichiarazione rifiuti smarrisce la proroga”. E ci sarebbe un’ “allarme di imprese e artigiani”. Mentre sul fronte fiscale via libera finale all’emendamento per la chiusura agevolata delle liti ultradecennali e alle modifiche che impediranno il ricorso all’ipoteca per debiti sotto gli 8 mila euro. Sempre in materia di finanza, dalla prima del dorso “Finanza e Mercati” del quotidiano rosa, giunge una notizia più rassicurante: “Primo accordo negli Usa sulla riforma finanziaria”. Si parla di pressing del presidente Obama per il riassetto di Wall Street.
E speriamo che venga preso in esame anche il nodo delle agenzie di “rating”, o di “ratting” di cui si parlava prima. Chiudiamo l’argomento con un titolo che prendiamo dall’ “International Herald Tribune”, di spalla a destra: “Rescue package for Athens could reach euro 120 billions”, esattamente come dice il “Sole 24 ore”. Passando ora dai problemi macro economici dell’Europa a quelli micro politici del nostro paese, tutto ancora ruota intorno alla guerra asimettrica tra Fini e Berlusconi. Così ad esempio “libero” apre in prima con “Il piano di Fini contro il Pdl”. E quale sarebbe? Lo svelano non meglio identificate “gole profonde”, secondo cui Fini vorrebbe disfare il Pdl per “andare con Casini e Rutelli e fare la nuova Balena Bianca”. Stessero così le cose, verrebbe in mente la famosa canzone dei Talking Heads, “we are on the road to nowhere, welcome inside”. Il “Riformista” rispolvera un trito gioco di parole nel titolo di prima per parlare di tutto ciò: “Fini mondo nel Pdl”. Nel sottotitolo si dà conto del fatto che ieri il governo è andato sotto, 95 deputati assenti, sulla norma del ddl sul lavoro che prevede l’arbitrato preventivo in caso di vertenze. Il “Giornale ” di Feltri continua la propria campagna trasversale contro la famiglia Fini allargata, titolo “Fini non smentisce e ci insulta”, relativa però a una documentata notizia di ordinaria lottizzazione Rai: la madre della Elisabetta Tulliani, la signora Francesca Frau, che percepisce appalti per oltre un milione di euro da viale Mazzini per ua trasmissione dagli ascolti molto modesti. Inutile quindi prendersela con Feltri, come ieri ha fatto Fini, se il suo dito indica la luna. Dalla prima de “la Stampa” un interessante retroscena: “Pd, Vendola lancia la volata per le primarie”. L’articolo di Fabio Martini è a pagina 9 e parla di una strategia di assalto al cielo del Pd, da parte di Nichi, insieme a Ignazio Marino, a Luigi de Magistris e a Michele Santoro, che ha tra i suoi cardini il cambio del “manifesto programmatico” e persino la fine dell’ossessione anti berlusconiana. Vendola è un uomo di talento e lo si capisce da una dichiarazione riguardante la propria omosessualità: “è stato più facile dirlo alla Chiesa cattolica che al mio partito”. Dal “Corriere della sera” va presa in prima la notizia sintetizzata in questo titolo: “Così fu comprata la casa per Scajola”. Il succo è alle pagine 8 e 9 in un articolo di Forenza Sarzanini che ricostruisce il giro di assegni circolari con cui, secondo l’accusa, il costruttore Diego Anemone avrebbe pagato la casa la centro di Roma della figlia del ministro per le attività produttive. La cosa è d’apertura sul “Fatto quotidiano” con questo titolo: “Protezione e corruzione così la cricca riciclava”. Nel sotto titolo: “Milioni di euro destinati alle mazzette - Le carte sull’assegno per la casa di Scajola”. ” Sulla prima del “Corriere” anche un titolo che lascia poco spazio all’immaginazione: “Ancora tensione Berlusconi - Fini - Rissa alla Camera nel Pdl”. E in taglio basso un’altra notizia che provocherà applausi e polemiche: “Il Quirinale non firma il decreto sulla lirica”. Intanto Bossi frena sulle elezioni anticipate con una dichiarazione ai microfoni di Radio Radicale, prontamente ripresa dal “Corriere” in un titolo a pagina 11. “Bossi: no alle elezioni anticipate - Il federalismo? Nessun problema”. Pare che qualcuno abbia detto al Senatur che se l’Italia vuole dare il via a una speculazione al ribasso sui propri titoli di stato da parte delle agenzie di “rating” o di “ratting” che dir si voglia non ha che da andare alle elezioni anticipate in questo clima politico. Vaglielo a spiegare agli elettori che una coalizione con 100 voti di maggioranza alla Camera e più di cinquanta al Senato non riesce a stare d’accordo e a governare per motivi di poltrone.
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