Montezemolo lascia, Elkann raddoppia
“Il consiglio di amministrazione della Fiat, riunitosi oggi a Torino, ha nominato John Elkann presidente della società. Il cda, si legge in una nota, ha preso atto con rammarico delle dimissioni di Luca Cordero di Montezemolo dalla carica di presidente e lo ha ringraziato per l’opera svolta a favore del Gruppo in un periodo particolarmente delicato per la vita dell’azienda”. Così stamani un’agenzia delle 9 e 30 salutava la nuova successione dinastica in casa Fiat. In una battuta se Montezemolo lascia, John Elkann raddoppia, anzi triplica, le cariche già cumulate di presidente della finanziaria Exor e dell’accomandita Giovanni Agnelli e C. con quella di capo della Fiat. Come il nonno Gianni. La Borsa italiana saluta con un triplice urrah l’uscita di Luca Cordero di Montezemolo (forse verso lidi politici non lontani da quelli cui finirà per approdare fatalmente anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, altro protagonista della giornata di ieri) dai piani alti del Lingotto e il titolo guadagna quasi il 9% in un giorno. La “Stampa” di Torino, house organ di fatto della Fiat, titola così: “Elkann alla presidenza Fiat”. Nel sommario anche questa cosa: “Montezemolo lascia: dopo sei anni ho finito il mio lavoro di traghettatore”. Frase che, vista dal lato dei cassintegrati di Termini Imerese, Cassino e Pomigliano d’Arco lasciati sul campo, fa pensare al Caronte dantesco. Comunque è proprio il direttore Mario Calabresi a firmare l’intervista d’addio del presidente della Ferrari dal titolo in prima abbastanza anodino: “Parla il presidente uscente”. Complice la tipografia, la foto pubblicata che vede John Elkann in primo piano e Luca Cordero dietro che gli tocca affettuosamente le spalle, mostra una faccia alquanto sfocata dell’ex presidente, come in una foto di tanti, tantissimi anni fa. L’indimenticato Roland Barthes ci avrebbe fatto un saggio come quello famosissimo intitolato “Camera chiara”. E che dice l’ormai “sfocato ” ex presidente della Fiat? Frasi di prammatica come questa: “Sono molto sereno e soddisfatto perchè ho portato a termine il mandato che mi era stato assegnato: dovevo fare il traghettatore e adesso che viene presentato un nuovo piano forte e ambizioso, che si apre una fase nuova nella vita della Fiat, sono arrivato al traguardo”. Insomma con lui la fantasia non è stata mai al potere. Montezemolo spiega che “le due condizioni che avevano spinto a nominarmi sono venute meno: l’azienda è sana e competitiva e adesso c’è un componente della famiglia che ha le carte in regola per assumersi la massima responsabilità. John, che allora aveva appena compiuto 28 anni quando Gianluigi Gabetti chiese a Montezemolo di assumere la presidenza della Fiat a pochi giorni dalla scomparsa di Umberto Agnelli, poco più di un anno dopo quella dell’avvocato”. Oggi John Elkann “ha un ruolo pari a quello dell’Avvocato Agnelli e soprattutto ha partecipato a tutte le scelte che sono state fatte in questi sei anni da Sergio Marchionne e da me. Era giusto che ora, nel momento in cui si apre una nuova fase, che guarda lontano e lancia un nuovo progetto verso il 2014, io facessi un passo indietro”. La decisione è maturata, prosegue Montezemolo, poco meno di un mese fa “quando è stato chiaro che si poteva presentare un piano veramente nuovo e innovativo”. Tradotto in italiano non ipocritese, si capisce che John Elkann non vedeva l’oro di togliersi di torno il tutore. Comunque Montezemolo giura che non entrerà in politca, e questo in Italia significa che fra tre anni qualcuno dovrà prepararsi a (eventualmente) votarlo. Tanto più che proprio “la Stampa” mette nella sovra apertura di prima un titolo sul probabile futuro partner di Luca Cordero, cioè il presidente della camera Fini. Tale titolo è il seguente: “Fini vara la corrente: non starò zitto e non me ne andrò”. Memorabile la battuta da “vaiassa” della Alessandra Mussolini, paralmentare del Pdl dissidente nel voto che ci sarà oggi alla Camera sulla apertura incondizionata della caccia, secondo la direttiva europea: “L’unico uccello a cui sparerei volentieri è quello di Italo Bocchino”. Della serie quando il linguaggio dei politici dà il buon esempio. Peggio della Mussolini, oggi, solo il figlio di Umberto Bossi, “Renzo la Trota”, che ci comunica che lui ai mondiali del Sudafrica, non tiferà per l’Italia. La cosa merita addirittura un titolo e un pezzo a pagina 4 di “Repubbica”: “Bossi jr: ai Mondiali non tiferò Italia” con tanto di foto in cui tenta di palleggiare con un pallone da calcio. Secondo il “Giornale” di Feltri il titolo giusto per aprire la prima pagina è invece questo: “Fini disperato perde i pezzi”. Poi anche un titolo che sormonta una foto con un’immagine affranta di Montezemolo: “Montezemolo lascia, la Fiat si fa in due”. L’editoriale di Feltri è invece dedicato allo sciopero che oggi ha impedito al “Corriere della sera” di andare in edicola: “Il Corriere, lo sciopero e il sindacato miope”. Feltri attacca la “casta” interna al “Corrierone” perché, secondo lui, non si è mai visto uno sciopero ad personam contro il direttor Ferruccio de Bortoli reo dell’assunzione di un giornalista e dello spostamento di un altro dallo sport agli spettacoli. Poi Feltri ricorda al “Corriere” che certi lussi oggi non se li può permettere nessuno “specie quando si perdono 100 milioni di euro l’anno” anche a causa del drastico abbassamento degli introiti pubblicitari per tutta la carta stampata. Passando ad altro, che è meglio, anche “Il Sole 24 ore” oggi apre con “John Elkann presidente della Fiat”, e mette però in prima un titolo su “Goldman Sachs” che “raddoppia gli utili e si difende “. Così: “non abbiamo mentito”. Intanto l’Fmi chiede due nuovi prelievi sulle banche per coprire i soldi usati nei vari “bailouts” o salvataggi che dir si voglia. Mentre in Grecia non va ancora niente bene dato che i tassi sui loro titoli di stato sono ormai alle stelle sennò nessuno se li comprerebbe. “Good Morning Europe”, si potrebbe dire parafrasando la nota frase del film “Good morning Vietnam”. Tornando per un attimo alla politica all’italiana va segnalato oggi il titolo del “Fatto Quotidiano”: “Caccia ai finiani”. Secondo il quotidiano di Travaglio e Padellaro, “Fini chiama a raccolta i suoi ma li blinda” e questo perché “teme la campagna acquisti di Berlusconi”. Il “Fatto” parla anche della nuova disciplina sulle intercettazioni con questo titolo in prima: “Taglia del Governo sulla libertà di stampa”. E poi spiega: “arrivano gli emendamenti anti D’Addario”, cioè il divieto di registrazioni abusive e quello che “salva i criminali se in compagnia di un onorevole”. Anche la “Repubblica” parla di ciò in prima con questo titolo: “Intercettazioni, giornalisti in piazza - Anche il carcere per chi le pubblica”. Per la cronaca il quotidiano di De Benedetti apre in prima con “Fini: resto nel Pdl, e darò battaglia - Berlusconi: faccia il suo partito.” Secondo il “Riformista” adesso “Luca ha le mani libere”, titolo di spalla in prima, per fare il partito con l’ex presidente della Camera. Ma tutto questo alla gente interessa davvero? La risposta è forse contenuta in un’altra, non buona, notizia, che prendiamo da epilogo della odierna rassegna, sempre da “Rep”, dalla pagina 22 più precisamente: “L’Fmi lancia l’Sos debito: ripresa in dubbio”. Poi si spiega che “il rosso dell’Italia” è “al quarto posto nel mondo”.
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