Opere pubbliche, adottiamo il libro aperto
Il dibattito di queste settimane circa la difficoltà di eseguire opere pubbliche entro tempi e costi certi seguendo le procedure ordinarie, costringendo all’uso di «procedure di emergenza» nei casi di calamità o di grandi eventi, mette ancora una volta all’attenzione dell’opinione pubblica la crisi del sistema degli appalti pubblici, e la necessità di procedere a un ripensamento del quadro normativo nazionale, con particolare riferimento alle infrastrutture ad alta complessità di cui il nostro Paese ha urgente bisogno.
L’esperienza aziendale maturata a livello internazionale e il ruolo di «rappresentante» dell’intera filiera dell’ingegneria e dell’impiantistica industriale, civile e infrastrutturale italiana mi offrono l’opportunità di confrontare in modo costante le procedure e l’approccio culturale seguito all’estero con il quadro normativo e gestionale italiano.
Da anni le società aderenti a Federprogetti, infatti, eseguono con successo in tutto il mondo, in qualità di contractors, raffinerie, impianti petrolchimici, rigassificatori, centrali elettriche, infrastrutture di trasporto, supportando il cliente lungo tutto il ciclo di vita del progetto. La caratteristica principale di tali società è di poter contare su di un’organizzazione capace di fornire servizi di ingegneria pluridisciplinari e qualificati, offrendo al contempo un sistema di gestione integrata dei progetti, con monitoraggio continuo dei tempi e dei costi.
Al contrario, la legislazione italiana sulle opere pubbliche, erede della legge Merloni, prevede la separazione nell’affidamento della progettazione e della realizzazione, che porta inevitabilmente a un’interruzione della catena di responsabilità, alla dilatazione di tempi e costi, nonché a un forte elemento di conflitto e contenzioso, nonostante le modifiche introdotte dalla Legge Obiettivo.
L’esperienza internazionale offre sempre più spesso una soluzione alternativa: il contratto denominato di «stima dei costi a libri aperti» (il cosiddetto Open Book Cost Estimate) implica uno sviluppo in più fasi successive, la prima delle quali prevede che il contraente partecipi a una gara pubblica, su base competitiva, limitata al basic engineering (ingegneria di base) dell’impianto e alla stima dell’investimento. Tale gara ha tempi ristretti e definisce fin da subito i costi unitari di ingegneria e i margini applicati.
Il vincitore sviluppa quindi il basic engineering e la stima dei costi, valutando con il cliente i costi dell’ingegneria, delle forniture e della costruzione, nonché contribuendo a volte all’organizzazione del project financing. Al termine di questa fase di stima (della durata di circa 6/8 mesi), il contraente concorda con l’investitore, su base negoziata e trasparente, il prezzo definitivo e i tempi di esecuzione dell’opera, «convertendo» il contratto in uno «chiavi in mano». Tale conversione non è però obbligatoria. Infatti il contratto prevede una clausola di conclusione che il cliente stesso può esercitare, nel caso dai risultati del lavoro di stima emergesse una non convenienza a realizzare l’opera, rimborsando al contraente i costi sostenuti fino ad allora senza innescare contenziosi.
Questo sistema in più fasi consente una significativa riduzione dei tempi della gara di appalto e dei costi di preparazione dell’offerta.
I vantaggi sono da entrambe le parti: per l’investitore, che può ridurre i tempi di realizzazione dell’opera di circa il 20% rispetto a quelli delle normali procedure di appalto - che implicherebbero la predisposizione di un progetto di base - ma anche per il contraente, che minimizza costi e tempi di preparazione dell’offerta (molto significativi negli schemi contrattuali ordinari) e avvia fin da subito le attività esecutive di ingegneria e di stima dell’investimento.
Riteniamo quindi che l’adozione sperimentale nel nostro Paese dello schema «a libri aperti», in cui cliente e contraente procedono di pari passo nel valutare costi, tempi e performance in modo trasparente, darebbe impulso al settore delle infrastrutture complesse, con positive ricadute economiche e occupazionali, determinando al contempo un rafforzamento della nostra filiera di ingegneria e impiantistica.
Tags: costi, Federprogetti, infrastrutture, ingegneria, opere pubbliche
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