Con la flexsecurity evitiamo ai giovani l’emergenza lavoro
Il 18 febbraio governo, Regioni e parti sociali hanno sottoscritto l’accordo sulla formazione professionale nel 2010. Sono cinque le linee guida per favorire il reimpiego dei lavoratori in cassa integrazione, disoccupati o in mobilità. Ma sia il governo sia le forze politiche, sia le forze sociali manifestano scarsa sensibilità e attenzione a una delle emergenze fondamentali del nostro Paese: la disoccupazione giovanile, che in parte cospicua è anche disoccupazione giovanile intellettuale.L’ultimo Rapporto mensile dell’Osservatorio della Commissione europea evidenzia che la disoccupazione nel suo insieme ha raggiunto a novembre il tasso dell’8,3%. È vero che si tratta del livello più elevato degli ultimi cinque anni, ma questo dato colloca l’Italia a 1,7 punti percentuali sotto la media europea.
Quanto alla disoccupazione giovanile, avviene invece esattamente l’opposto. Il citato Rapporto, infatti, che ha un focus particolare sul nostro Paese, sottolinea che «la principale preoccupazione resta la disoccupazione giovanile», che ha raggiunto a novembre il 26,5% della popolazione sotto i 25 anni: il 2,9% in più di un anno prima e ben il 5,1% in più della media dell’Unione europea.
Ovviamente, poi, l’emergenza disoccupazione giovanile assume tinte più forti nelle già ampiamente svantaggiate regioni del Mezzogiorno.
Si tratta di una questione che richiede risposte e terapie insieme strutturali e tempestive, perché i giovani sono il giacimento e il patrimonio fondamentale di ciascuna società per garantire uno sviluppo economico sostenibile. Risposte che devono fare leva sia dal lato della scuola che dal lato del mercato del lavoro, superando tendenzialmente le gravi discrasie da lungo tempo in atto fra domanda e offerta di lavoro giovanile. La riforma della scuola e quella dell’università dovranno puntare ad avvicinare il sistema dell’educazione al mondo del lavoro, producendo diplomati e laureati più «appetibili» per il sistema delle imprese. Attraversare la frontiera dal mondo dell’istruzione a quello del lavoro diventa infatti sempre più difficile, salvo avvalersi di «contrabbandieri» all’italiana, come le lottizzazioni, il nepotismo e le raccomandazioni.
Per esempio, un istituto su cui contare per favorire un più lineare attraversamento della frontiera è quello dell’apprendistato, purtroppo poco utilizzato.
Quanto agli aspetti che riguardano il mercato del lavoro è più che mai indispensabile condurre passi significativi in direzione della flexsecurity. Oltre la frontiera, infatti, ad attendere i giovani non c’è il lavoro tradizionale, quello del posto fisso a vita, ma ci sono i lavori e l’itinerario lavorativo dei giovani di oggi implicherà il passaggio progressivo da un lavoro all’altro, con il rischio ben probabile di passare attraverso fasi di inoccupazione.
Di qui l’esigenza di una seria riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, idonea a coinvolgere anche i lavori flessibili, in cui in larga parte sono occupati proprio i giovani.
La flexsecurity è l’unica formula idonea a garantire il passaggio, soprattutto dei giovani, da un lavoro all’altro, tramite interventi di formazione mirati o riconversione professionale, soprattutto nelle fasi di provvisoria inoccupazione e tramite adeguate forme di garanzia del reddito.
Il nostro mercato del lavoro si configura invece come una sorta di fortezza, in cui sono asserragliati i lavoratori ipertutelati o che in ogni caso possono puntare su un sistema tradizionale, ma anche obsoleto e costoso, di ammortizzatori sociali.
Spetta all’impegno del governo, delle forze politiche, delle forze sociali, ognuno per la propria responsabilità, aprire varchi e stendere ponti levatoi perché la fortezza si apra all’esterno e il paesaggio del mondo del lavoro possa essere finalmente accogliente anche per i giovani.
Stefano Scabbio
*amministratore delegato di Manpower Italia
Tags: disoccupazione, formazione, giovani, lavoro, Mezzogiorno, Scuola
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