Fiat, nodo Termini Imerese
“Auto, ecco il decreto con i mini incentivi”. “Repubblica” mette in taglio basso la notizia economica del giorno, sottolineando nell’occhiello le dichiarazioni del ministro delle attività produttive Claudio Scajola che ieri ha parlato di 8-10 offerte per Termini Imerese, che resta lo scoglio su cui le trattative Governo - Fiat continuano a incagliarsi. E in apertura che cosa mette “Repubblica”? La notizia politico giudiziaria del giorno su cui il quotidiano di De Benedetti si compiace, per non dire gongola: “Ciancimino, accusa Forza Italia”. Che in pratica, nella vulgata di questo strano pentito che fa parlare il padre morto ormai da anni, era “forza mafia”. Quasi identico, a tale proposito , il titolo di apertura del “Corriere della sera” e quello de “la Stampa”: “Ciancimino accusa Forza Italia - Il governo: un piano per colpirci” e “Cancimino accusa Forza Italia - Alfano: è un piano per colpirci”. Tornando all’economia, l’apertura del “Sole 24 ore” è la seguente: “Italia poco esposta nel Sud Europa”. In pratica le nostre banche hanno prestato a questi paesi a rischio, Grecia, Spagna e Portogallo, “solo” 70 miliardi di euro, che sono sempre e comunque il 3,6% del pil. Però altri paesi come Francia e Inghilterra hanno prestato molto di più. Consoliamoci con l’aglietto dunque. Dalla prima del quotidiano rosa prendiamo anche un titolo sulla Marcegaglia che chiede “un bond per le infrastrutture” e un altro su Intesa San Paolo che “nomina Marco Morelli direttore generale” per la clientela dei territori e la retail. Mentre dalle pagine economiche, la 33, del “Corriere” veniamo a sapere anche che c’è una “corsa cinese ai grandi gruppi in crisi in Italia” tra cui Merloni e Lucchini. A pagina 35 del quotidiano di via Solferino si può prendere anche questo titolo: “La Grecia corre ai ripari - Ancora pressione sull’euro”. Mentre il pezzo su Termini Imerese sta a pagina 33. E in esso si dà conto delle dichiarazioni di Scajola. Secondo cui per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese ” ci sono 8-9-10 offerte, che stiamo valutando e che presenteremo il 5 marzo al tavolo dell’auto per valutare qual è quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno e mezzo”. Queste parole il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, le ha proferite a “Mattino5″ su “Canale 5″, facendo il punto sulla vicenda della fabbrica siciliana. “Con la Fiat - ha proseguito il ministro - il discorso su Termini è chiuso, ma il gruppo concorda che agevolerà e non ostacolerà un’opzione diversa”. Magari su questo ultimo punto sarà meglio riportarsi al famoso adagio “chi vivà vedrà”.”Fiat - ha proseguito il ministro -ha dichiarato di voler chiudere Termini Imerese nella riorganizzazione che sta facendo in Italia. Noi riteniamo che ci sia ancora spazio, ma prendiamo atto della decisione di ridurre la produzione su quattro stabilimenti. Abbiamo chiesto però che aumentasse la produzione auto in Italia e aumenterà da 650mila a 900 mila pezzi”. Quanto a Pomigliano d’Arco, Scajola ha osservato che lo stabilimento “soffre della crisi di produzione dell’Alfa Romeo, che è debole in questo momento: ma in accordo con la Fiat si prevede lo sviluppo producendo là la Panda, che attualmente è prodotta in Polonia e che è il modello di punta delle vendite Fiat”. Tornando infine sulla polemica relativa agli incentivi, Scajola ha parlato dei 270 milioni ricevuti dal gruppo automobilistico per la per ricerca e gli investimenti: “Certo è - ha sottolineato - che questi incentivi sono quelli che hanno permesso di avere prodotti innovativi e quindi di vincere la battaglia per la Chrysler. Non vanno restituiti, ma sono un grande impegno perchè la Fiat sviluppi l’italianità e la presenza in Italia”. Perché poi non possano venire restituiti rimane un mistero gaudioso. Ma tant’è. Obama in Italia lo si evoca a giorni alterni. Intanto ieri cè stata una chiusura positiva per le principali borse europee, che hanno rischiato di toccare nuovi minimi sulla scia dei timori per il debito pubblico di Grecia, Spagna e Portogallo. Partite bene, le piazze finanziarie si sono presto arenate, per riuscire però a schivare l’onda lunga della tempesta che ha nuovamente colpito la piazza di Atene, grazie anche al buon andamento degli scambi Usa. Le borse hanno evitato così di archiviare il peggior crollo settimanale degli ultimi 11 mesi dopo tre sedute già negative. Londra ha guadagnato lo 0,62%, Parigi l’1,22% e Francoforte lo 0,93%. Sotto pressione invece ancora Atene (-4,58%), a differenza di Madrid (+1,02%). Nonostante, secondo diversi analisti, la minaccia proveniente dai conti dei paesi dell’Europa meridionale costituisca ancora un rischio per tutte le altre piazze continentali, i mercati hanno reagito con forza alle vendite, favoriti anche da alcuni dati finanziari incoraggianti. E’ il caso dei titoli delle materie prime, sulla scia dei conti di Rangold Resources (+6,44%) e Xstrata (+3,56%), migliori delle attese degli analisti. Kazakhmys ha guadagnato il 2,73% ed ArcelorMittal il 2,55%, in attesa dei conti trimestrali. Chiudiamo con una notizia che si trova sulla prima pagina di molti quotidiani, ma che prendiamo dal taglio basso de “la Stampa”: “Il Papa: bambini violati nella Chiesa”. Il riferimento è alla dura condanna del Pontefice Benedetto XVI contro preti pedofili e vescovi che li hanno protetti. Ora il Papa chiede che siano processati e fa crollare un muro di omertà che per decenni li ha coperti con il solo risultato di avere aumentato talmente le cause di risarcimento danni da costringere il Vaticano ad accantonare ogni anno somme ingenti che pesano sul bilancio della Santa Sede. Insomma, oltre all’”onore” c’era da salvare anche il futuro eventuale “digiuno”.
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