Apriamo subito i cantieri e l’Italia tornerà a correre
Dodici punti per riuscire a restituire all’Italia quella capacità propulsiva che sembra avere smarrito. Dodici punti irrinunciabili per dotare il sistema dei trasporti delle infrastrutture indispensabili per muovere merci e persone, contribuendo allo sviluppo dell’economia, dell’occupazione e alla salvaguardia dell’ambiente. Dodici punti che, nelle mie intenzioni, devono costituire un «modello Italia», una sorta di Carta che, sulla scorta di quanto fatto negli ultimi dieci anni in tutti i Paesi europei, consenta di fondare un nuovo patto costitutivo e duraturo fra il pubblico e il privato. È quanto propongo al convegno internazionale «Lo spazio mediterraneo della mobilità: la politica mediterranea delle infrastrutture e dei trasporti», che riunisce a Trieste la Ue, il governo, la politica, gli imprenditori, gli esperti e, in generale, i protagonisti del trasporto nazionale ed europeo.
Bisogna cantierare il Paese. Occorre - con metodo bipartisan perché è un interesse per tutti - mettere a punto norme che potrebbero essere di carattere straordinario in materia di infrastrutture, che pongano l’Italia in condizione di attuare e sostenere una politica dei trasporti di largo respiro come accadde nell’immediato dopoguerra, quando le nuove infrastrutture furono l’innesco del successivo boom economico. E nel mio intervento declino i mali ma anche le soluzioni operative immediate che possono riportare il sistema in linea di galleggiamento. Come? Facendo tutti la propria parte, non solo la politica, ma con una precisa assunzione di responsabilità da parte delle forze imprenditoriali del settore che credo, per una parte, di poter ben rappresentare avendo avuto la fiducia delle società di gestione autostradali e aeroportuali a presiedere le loro rappresentanze associative (Aiscat e Assaeroporti). Tornare insomma a fare sistema, cominciando - perché no? - proprio dai soggetti che mi hanno chiamato a rappresentarli.
La situazione del trasporto in Italia è a un punto di non ritorno. Il sistema portuale (i porti del Nord Europa muovono 42 milioni di contenitori contro i 4,5 dei porti italiani), con esclusione per questi ultimi delle attività di transhipment, scontano una inadeguatezza sia nelle infrastrutture sia nella governance. Occorre quindi riavviare la macchina degli investimenti (Unicredit presenta a Trieste un innovativo progetto di sistema portuale logistico chiavi in mano nell’Alto Adriatico), ma anche riformare completamente le Autorità portuali, configurandole non più come gestori del demanio ma rendendole sempre più simili alle altre Autorità regolatorie indipendenti e affiancandole con strumenti amministrativi straordinari rispetto al territorio. Metamorfosi accaduta in tutti i maggiori porti nordeuropei.
Quanto agli aeroporti, è di tutta evidenza che è possibile attuare anche in Italia un vero e proprio hub integrato e sinergico fra Fiumicino e Malpensa. Ci sono riuscite Air France e Klm a Parigi e Amsterdam. Non si vede perché non possiamo riuscirci in Italia, consentendo un’equa ripartizione dei traffici fra i due aeroporti, specializzando gli scali e rispettando le vocazioni territoriali ed economiche delle due catchment area. Ma anche in questo caso occorre fare sistema: come far crescere
l’hub della Padania e quello che può diventare il più importante aeroporto intercontinentale del Mediterraneo se non li si doterà entrambi di strade e ferrovie (penso a un’alta velocità che entri a Malpensa e sfiori Fiumicino) con adeguata capacità per connettersi senza strozzature alle due capitali del Paese e alla viabilità nazionale?
Poi le autostrade: qui lo sviluppo c’è stato, gli investimenti pure, ma resta il tema della neutralità delle regole affinché imprese pubbliche e private possano giocare su un terreno di parità. La mia proposta è chiara: identificare i progetti e gli interventi, e muoversi con un modello che consenta di cantierare nel più breve tempo possibile e comunque facendo ritrovare in Italia la certezza dei tempi per gli investimenti. Ma per questo c’è bisogno, da parte della politica, di una chiara assunzione di responsabilità per il varo di una riforma che muova su pochi e ben identificati architravi. Pensare che lo Stato possa affrontare finanziamenti di una mole tale da completare l’infrastrutturazione del Paese è irrealistico. Occorre una grande alleanza fra il pubblico e il privato con il rispetto assoluto delle regole di trasparenza.
Lo Stato deve garantire una regolazione corretta e coraggiosa e all’investitore privato consentire quei ritorni economici senza modificare retroattivamente il regime degli investimenti (quindi regole certe, durature, e garanzie). Nuove forme di finanziamento; un nuovo mercato delle infrastrutture per gli investitori istituzionali: solo così l’Italia potrà tornare ad aspirare a un ruolo di leadership nel Mediterraneo. Noi ci crediamo e riteniamo che in Italia si debba e si possa fare sul serio e per primi come modello.
Fabrizio Palenzona * presidente Aiscat e Assaeroporti
Tags: economia, imprenditoria, infrastrutture, mobilità, trasporti
Commenti
Scrivi una risposta:
Devi fare log in per scrivere una risposta.
Rubriche:
1. Editoriale
- Professionista chi? Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Anch’io ho fatto come Buffett. Stravolgere i canoni rende di Ennio Doris
2. Controvento
- Nucleare. Non basta dire no Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Vi spiego perchè il sindacato è finito nel 1993 di Giuliano Cazzola
4. Analisi
- Ecco che cosa ci stiamo giocando in Borsa di Oscar Giannino









