Archivio di Febbraio 2010

In banca rubinetti ancora chiusi

1304941372_0aa2cc45d2_t.jpg Si torna a parlare di crisi del credito alle piccole e medie aziende. È di venerdì 19 febbraio la levata di scudi di Conf-commercio che nell’Osservatorio relativo all’ultimo trimestre del 2009 ha denunciato: «Sempre più imprese non riescono a fare fronte al fabbisogno finanziario». E ancora: «Più ombre che luci sul versante dell’offerta del credito: peggiorano i costi di finanziamento». E il dibattito si riapre. Da una parte ci sono gli istituti di credito che continuano a snocciolare numeri che indicano impieghi in aumento: l’Associazione delle banche italiane (Abi) a gennaio ha comunicato un +0,5% di prestiti nel 2009 e ha stimato che questa percentuale salirà al 3,4% nel 2010 e al 4,3% nel 2011. [Continua]

Le imprese dela libertà

2615364755_406fd229a4_t.jpg Raffaello Vignali ha presieduto a lungo una delle poche, forti e radicate reti di piccole e medie imprese, la Compagnia delle Opere, prima di entrare in politica e dedicarsi alla commissione Attività produttive della Camera. Non è un segreto che io lo stimi, ma Raffaello sta facendo cose importanti. Del resto, la commissione Attività produttive era diventata un punto nevralgico anche nella scorsa legislatura, quando con la leadership di Daniele Capezzone aveva analogamente espresso una forte capacità di avvicinare il mondo dell’impresa e quello della politica. [Continua]

Tecnopenitenze

168411501_573995b8e3_t.jpg La proposta arriva dalla Gran Bretagna: astenersi dalla tecnologia per il periodo della Quaresima. Secondo il vescovo di Londra, d’accordo con il collega di Liverpool, in questi giorni che precedono la Pasqua invece di rinunciare, per esempio, al cioccolato dovremmo mettere nel cassetto telefoni cellulari e iPod. «Rinunciare alla tecnologia è un modo più serio di guardare i problemi che abbiamo di fronte, come una comunità globale» spiega monsignore. «Si tratta di una dichiarazione (di solidarietà) con un mondo che non ha la capacità di comunicare nel modo in cui noi possiamo e un promemoria che ci ricordi che forse siamo andati oltre noi stessi in termini di consumo personale di tecnologia». [Continua]

Mills, fine di una telenovela

“Caso Mills, reato prescritto”. Il “Corriere della sera” oggi, come quasi tutti gli altri giornali italiani sceglie questo argomento per aprire il giornale. Ma il quotidiano e il titolo che danno il vero significato al significante è il “Giornale” di Feltri, così: “Processi , vittoria di Berlusconi”. E in effetti con la fine della telenovela del caso Mills per il Cav finisce un incubo: quello di venire condannato per la proprietà transitiva tra corrotto e corruttore. Ora con la prescrizione del reato cade tutto. Anche la possibilità di dichiarare nel merito che tale reato sia stato o meno commesso. E questo contrariamente a quanto invece si affannano oggi a spiegare i giustizialisti italiani. Ad esempio quelli de il “Fatto quotidiano” che apre con “Corrotti e prescritti” o lo stesso “Riformista” di Polito che sceglie questo titolo: “Il Cavaliere prescritto”. “Repubblica” da parte sua opta per un non neutro “Mills-Berlusconi, reato prescritto”. Imperdibile il titolo di “libero” in prima: “Silvio assolto, Travaglio fa appello”. [Continua]

Fastweb: Fini nel tritacarne

“Telefonia politici nelle carte”, titola oggi in prima, in apertura, il “Corriere della sera”. Ma la vera notizia del giorno è che nello scandalo Fatsweb, chiamiamolo così, adesso è il nome di Gianfranco Fini, presidente della Camera, a finire nel tritacarne delle intercettazioni telefoniche.  Nel sottotitolo del “Corriere” lo si dice esplicitamente: “In un colloquio citato anche Fini. La replica: attenti al fango”. E di fango nelle parole in libertà dell’imprenditore faccendiere ed estremista di destra Gennaro Mokbel  ce ne sta a palate.  Di articoli sulle sue relazioni pericolose oggi si trova di tutto e di più anche su “Repubblica” (pagina 9, “Tutti gli uomini della galassia di estrema destra”). Per non parlare delle accuse che gravano sul senatore Pdl Nicola di Girolamo ritratto sulla prima di “Repubblica” abbracciato a un boss della ‘ndrangheta che lui ha dichiarato di non conoscere, tale Franco Pugliese. Domani su “L’espresso” vedremo tutte le foto del caso oggi anticipate sul sito internet espresso.it. Per Di Girolamo tira aria di arresto concesso dal Parlamento anche perché viene considerato recidivo per quell’altra storia della falsa dichiarazione di residenza in Belgio grazie alla quale aveva potuto concorrere ed essere eletto nella circoscrizione per gli italiani all’estero, cosa che a quanto pare era stata curata sempre da uomini della stessa associazione oggi sotto la lente della procura di Roma. Pronta comunque la difesa di Fini: “Francamente non ricordo nemmeno di averlo conosciuto. Vai a capire poi se l’ho visto. Mi pare però di poter escludere a priori di averlo convocato”.  La replica di Fini è contenuta  in un  colloquio con il “Corriere della Sera” sito in pezzo di Francesco Verderami a pagina 3, richiamato anche in prima,  dal titolo “Ombre infamanti, voterei per l’arresto di Di Girolamo”. [Continua]

Fastweb rischia il commissariamento

images11.jpeg “La madre di tutte le frodi” come titola oggi in prima pagina d’apertura il “Riformista” di Polito, di proprietà della famiglia Angelucci, o “Gangster Italia” come invece sostiene, sempre in prima e sempre in apertura, il “Fatto quotidiano” del duo Padellaro - Travaglio, editore Chiare Lettere? O magari  ha ragione lo scetticismo del quotidiano “il Giornale” di Feltri che invece opta per “Altri 56 arresti: tocca a Fastweb”? Ai posteri “l’ardua sentenza”, visto che in Italia queste maxi inchieste come quella in cui Fastweb non solo si gioca il commissariamento, richiesto dai pm romani in contemporanea con l’avviso di garanzia all’attuale ad Stefano Parisi e all’emissione del mandato di cattura per il suo predecessore Silvio Scaglia (che fu tra i fondatori dell’operatore telefonico in questione), ma la sua stessa sopravvivenza, durano decenni. E ieri infatti il titolo quotato in borsa ha fatto un tonfo di oltre l’8%. Di certo oggi, e come potrebbe essere diversamente?, sui giornali non si parla d’altro. [Continua]

Fiat auto si ferma

“Si ferma Fiat auto, 30 mila in cassa”. L’apertura della prima pagina del settore economico del “Corriere della sera”, cioè la 39, oggi è obbligata come tema economico del giorno. Infatti da ieri tutti  i lavoratori della maggiore fabbrica di automobili italiana sono in cassa integrazione come rivalsa dell’ad Sergio Marchionne al mancato rinnovo degli incentivi da parte del Governo. Per fortuna che nella giornata c’è anche una notizia positiva da tutto altro settore, quello del credito, che ha ripreso a tirare. Il titolo relativo lo troviamo  sulla prima del “Sole 24 ore” in taglio basso: “Torna a  crescere la domanda di credito da parte delle imprese”. Il “Sole” oggi ci dà anche un’altra buona novella: “Il fisco migliora gli incassi”. E’ il titolo di apertura in prima e significa che  da una parte aumentano i pagamenti dei “grandi debitori” e dall’altra che forse l’economia si sta rimettendo in moto. Dalla 39 del quotidiano di via Solferino va preso anche un titolo sul “grosso grasso debito greco”: “Ue e Fmi al lavoro sui conti di Atene - ll piano tedesco contro gli speculatori”. C’è anche una dichiarazione di Lorenzo Bini Smaghi, membro del board della Bce, che ieri  ha detto a “Otto e mezzo” su La7 che “in fondo il pericolo debito pubblico è più potenzialmente grave in Inghilterra che in Italia”. [Continua]

Roma e Firenze, procure contro

“La Procura di Roma accusa Firenze”. Il titolo del “Corriere della sera” con cui si apre la prima pagina del quotidiano di via Solferino indica un ulteriore salto di livello dello scontro intorno alla Protezione civile, i suoi metodi e le leggi che il Governo vorrebbe fare passare perché le opere pubbliche si svolgano con tempi certi. Adesso sembra esserci una sorta di guerra aperta tra procure, perchè Roma accusa, tramite il “Corriere”, Firenze di non essere stata avvertita di indagini che potevano essere di propria competenza. E’ però anche vero che adesso la questione appare di lana caprina dopo il coinvolgimento in esse del procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, le sue dimissioni da magistrato e il conseguente trasferimento di tutti i fascicoli a Perugia, distretto di corte d’appello competente  a indagare e a giudicare sui giudici romani. Il “Giornale” di Feltri oggi è per i toni forti su quel che sta succedendo a L’Aquila e dintorni con manifestazioni di scontento dei cittadini per la mancata ricostruzione del centro storico del capoluogo dell’Abruzzo: “Gli sciacalli della sinistra”. Nel sommario si specifica che “il Pd e Di Pietro cavalcano la protesta degli ex abitanti della zona rossa dell’Aquila che vorrebbero rientrare nelle loro case”. Il tutto “sapendo che è impossibile e che servirebbero quelle leggi e quei poteri speciali che hanno voluto togliere a Bertolaso”. E anche questa è una certezza. [Continua]

La Corte che sbaglia i conti

“Appalti G8, Letta: sono turbato”, è questo il titolo di apertura in prima pagina sul “Messaggero”, ed è l’unica variante al clima plumbeo che vede la corruzione come minimo comune denominatore. Il Cav promette pene più dure e i maggiori quotidiani salutano la cosa chi con understatement come il “Sole 24 ore”, “Berlusconi: ai corrotti pene più alte”, chi con malcelato entusiasmo come la “Stampa”, “Giro di vite sulla corruzione”, chi con sarcasmo ostile come la “Repubblica”, “Berlusconi ‘scopre’ la corruzione”, chi con una interpretazione maligna come il “Corriere della sera”, “Berlusconi: vogliono farmi fuori”. Eppure l’unica giornalista ad avere capito che l’allarme della Corte dei conti sulla corruzione  è stato palesemente esagerato proprio a partire dal raffronto dei dati, se non falsato tout court, è stata Elisa Borghi su “L’opinione” con un articolo che parte in prima e continua nella pagina 5 del quotidiano diretto da Arturo Diaconale. Titolo: “Se la Corte  fa male i conti”. In pratica questo aumento del 229% è un dato da prendere con le molle perché si riferisce alle sole  denunce segnalate dalla Guardia di Finanza senza tenere conto della media delle denunce delle altre forze dell’ordine. Inoltre la “relazione paragona un dato pluriennale, quello delle statistiche della delittuosità per il periodo che va dal 2004 al primo semestre del 2009 con quello annuale.” Senza prendere in esame il dato globale che dovrebbe essere inserito nello Sdi, il sistema di indagine globale di tutte le risultanze in materia di corruzione, da parte  delle forze dell’ordine. E che invece è ancora incompleto. Insomma: tana per la Corte dei Conti che in realtà da giorni cercava la ribalta delle prime pagine, prima anticipando i dati alle agenzie, poi dandoli prima al “Corriere” e poi agli altri comunicando in conferenza stampa quello che già sapevano tutti. Della serie: cosa non si riesce a fare per il fatidico e warholiano quarto d’ora di celebrità. Tanto un po’ di demagogia e di allarmismo in Italia non si negano a nessuno. [Continua]

Scontro al Senato sulla Fiat

“Termini, lite Scajola-Pd al Senato”, titola oggi la “Repubblica” in bella evidenza a pagina 27. E ieri la Fiat era sugli scudi anche per l’interrogatorio a Margherita Agnelli, indagata per estorsione ai danni dei suoi ex avvocati di famiglia, come spiega il “Corriere della sera” a pagina 21, nella stessa pagina in cui viene data un’altra notizia clamorosa: “Non è reato evadere il fisco se lo Stato non paga i debiti”. La cosa era richiamata anche sulla prima del quotidiano di via Solferino ed è relativa alla vicenda giudiziaria di un imprenditore che, dopo anni di inutile attesa di pagamenti da parte della pubblica amministrazione, ha deciso questa insolita legittima difesa. Il tribunale di Milano gli ha dato ragione. Rispetto alla lite in Senato, Scajola si è trovato a dovere altercare con il senatore Costantino Garraffa del Pd che gli ha dato del “bugiardo” dopo che lui aveva parlato delle dieci offerte per Termini Imerese. Pronta la replica: “lei non si deve permettere”. Poi il Presidente ha sospeso i lavori per alcuni minuti. Sulle prime dei maggiori quotidani in apertura a farla da padrone sono però altre due notizie: la prima è quella dell’allarme della Corte dei conti sulla corruzione che sarebbe quasi triplicata in un anno, ed è un allarme che va avanti da giorni con anticipazioni sulle anticipazioni tanto è vero che già ne avevamo parlato ieri; la seconda è relativa agli ulteriori sviluppi dell’inchiesta che ha coinvolto la Protezione civile che conta la prima vittima illustre, il magistrato romano Achille Toro, costretto a lasciare la magistratura per evitare il processo disciplinare. [Continua]

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