Energeticamente
Mentre lavoravamo alla chiusura della storia di copertina di questo numero, le agenzie di stampa diffondevano le sintesi degli interventi al grande summit organizzato da Confindustria ed Enel sul «progetto nucleare Italia». A me la generazione under 40 che sta lavorando per affermare se stessa e per cambiare il Paese comunica energia. E il nucleare è, ovviamente per i suoi sostenitori, la chiave per la soluzione dell’equazione energetica nazionale, di cui si vedranno i risultati solo fra qualche anno. Quando saranno cresciuti i giovani di oggi.Chiunque dei 40 manager, imprenditori, professionisti, creativi che raccontiamo in questo numero affronterebbe la questione del ritorno al nucleare con spirito diverso da quello degli oppositori. Come Greenpeace, associazione che ha avuto nel corso degli anni tanti meriti nella formazione di una coscienza ecologica collettiva, ma spesso finisce per manifestarsi solo come abile organizzatrice di eventi a uso dei media, come quello di qualche giorno fa all’Eur di Roma, con la scalata al Palazzo della Civiltà italiana (nella foto qui accanto).
Da dove comincerebbe il nostro under 40? Laicamente da alcune domande che spesso il pregiudizio e la foga polemica lasciano in secondo piano. Che nucleare sia una parola ad alto impatto emotivo è indubbio. Evoca la bomba, Chernobyl, la distruzione. Ma perché 21 dei 27 Paesi dell’Unione europea hanno centrali nucleari in funzione e l’Italia è l’unica nel G8 a non averne? Sono tutti pazzi gli altri o siamo stati più furbi noi? E possiamo considerarci al sicuro con 24 mila MW di potenza nell’arco di 200 chilometri dai confini nazionali? Forse bisognerebbe ricordare che è passato oltre mezzo secolo da Hiroshima e un quarto di secolo dall’incidente russo, e sarebbe quantomeno saggio chiedersi: come è cambiata la tecnologia in così tanto tempo? Che cosa offre oggi per garantire la fusione dell’uranio in totale sicurezza? Senza queste risposte, ricordare a ogni piè sospinto l’avversità delle comunità locali all’insediamento di nuove centrali è solo speculazione emotiva (e politica). La reazione dipende dagli strumenti che si hanno e si danno per capire e costruirsi una posizione razionale. C’è quindi tanto spazio per campagne di informazione corrette e quanto più complete possibili.
Se la paura immotivata non è una buona ragione per dire no, suona eccessiva l’evocazione addirittura di un «rinascimento nucleare» come un’occasione unica di rilancio dell’industria e dell’economia. Ci sono in ballo diverse decine di miliardi di euro, d’accordo. Ma da sole non giustificherebbero l’inversione di marcia dopo vent’anni di astensione dall’uranio. Le magnifiche sorti progressive dell’energia richiedono una riflessione approfondita e complessiva. E forse è arrivato il momento, adesso che sembra esplosa la bolla della componente rinnovabile. Perché comincia a circolare l’idea (per qualcuno è certezza) che ormai produciamo più energia di quella che riusciamo a consumare. Non basta avere tanta nuova energia, possibilmente pulita, se poi manca, o non è adeguata, la rete di distribuzione. Il nostro under 40 chiederebbe quindi: a noi l’energia serve e ci piace pulita. Ma quando produrremo tutta quella in più che le nuove centrali permetteranno, che cosa ce ne faremo? La pagheremo davvero meno? O dobbiamo spendere oggi perché domani non cambi nulla? Quando sei under 40, giustamente ti preoccupi del futuro…
giovanni.iozzia@mondadori.it
Tags: confindustria, Enel, Energia, Greenpeace, Nucleare, tecnologia
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Rubriche:
1. Editoriale
- Professionista chi? Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Anch’io ho fatto come Buffett. Stravolgere i canoni rende di Ennio Doris
2. Controvento
- Nucleare. Non basta dire no Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Vi spiego perchè il sindacato è finito nel 1993 di Giuliano Cazzola
4. Analisi
- Ecco che cosa ci stiamo giocando in Borsa di Oscar Giannino









Gentilissimo Giovanni Iozzia, di Lei so solo che è vicedirettore di Economy. Di me, giusto per fare la presentazione, le dirò che sono un insegnante di tecnologia in una scuola secondaria di primo grado (come ora chiamano le vecchie scuole medie) del centro storico di Verona. Ho 55 anni ed ho quindi, se non altro per “doveri” anagrafici, vissuto emotivamente l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl, i successivi dibattiti e conseguenze. Mi avesse chiesto allora perché ero contro il nucleare Le avrei risposto per paura che una centrale diventi una bomba, per paura delle radiazioni, ecc. ecc.
Oggi non è così. Nel senso che, fosse mai possibile, sono ancora più agguerritamente contro il nucleare. Ma non per paura…
Ai miei alunni di terza media con i quali tratto come da programma l’argomento energia lo dichiaro subito chiaro e tondo: il nucleare NON mi fa paura. Piuttosto di una centrale a carbone o ad olio combustibile o a gas, nel mio cortile preferirei di gran lunga una centrale nucleare. Solo che il nucleare oggi non ha senso.
E mi dispiace che di tanto in tanto Economy, che pure si distingue per le molte pagine sulla green economy, gli inserti speciali e i servizi sulle energie alternative, si lasci, mi passi il termine, abbindolare dai sostenitori di nuove centrali nucleari. Al nucleare oggi si DEVE essere contrari non per paura ma perché è assurdamente antieconomico! Il perché credo Lei lo conosca pure meglio di me, ma purtroppo nel Suo artico non ce n’è traccia. Ed è legato a come si vogliono fare i conti. Perché una cosa è voler considerare costi e benefici rapportati solo alla costruzione, messa a regime e sfruttamento di una centrale nucleare; ben altra cosa è considerare anche il dopo, il quando, passati una trentina d’anni, la centrale andrà chiusa e smantellata. E guardi che non sto assolutamente parlando del problema dello stoccaggio delle scorie radioattive (che comunque è un problema e un costo) ma del semplice smantellamento e messa in sicurezza del sito.
Immagino Lei conosca la storia della centrale inglese di Calder Hall, la prima costruita al mondo nel 1954. Ebbene: dopo numerosi rattoppi e ammodernamenti, nel 2003 i reattori sono stati definitivamente spenti ed è iniziato il suo smantellamento. Dati ufficiali dell’Autority inglese per il decomissioning parlano del 2115 come data ipotetica di fine lavori, con un costo (ragionevolmente destinato a salire) di un mezzo miliardo di Euro. Vogliamo aggiungerci i problemi (e le spese) dovute alla militarizzazione e sorveglianza durante questi lavori che dureranno ancora un secolo? Ecco: se nel conteggio sul pro o contro nucleare ci mettiamo onestamente anche il dopo, quell’eredità (ma forse non è meglio parlare di debito?) che lasciamo alle future generazioni, il nucleare è la scelta meno economica, vantaggiosa e mi permetto responsabile che oggi possiamo fare.
Concludo con un invito: il ritornello sul pericolo della bomba lasciamolo da una parte e proviamo a ragionare in termini realisticamente economici. Se Economy non vuole fare le stesse patetiche figure di chi cerca di spaventare la gente paventando insicurezza e polluzioni radioattive, faccia un bel servizio comparando veramente fino in fondo costi e benefici. Investire oggi in Italia la stessa cifra di cui si favoleggia per le ipotetiche 4 centrali Enel-EDF in fattorie eoliche, in solare ad alta concentrazione, in incentivi al solare fotovoltaico oltre a creare un volano economico di certo superiore a quello dell’acquisto-costruzione chiavi in mano delle centrali nucleari francesi o americane porterebbe in una ventina d’anni l’Italia ad essere ecologicamente meno dipendente dai combustibili fossili.
Trovare una soluzione ai problemi energetici legati all’inquinamento ambientale e ai costi dei combustibili fossili è un dovere. Sbagliare una mossa, mi ripeto, vuol dire mettere una seria ipoteca proprio su quelle generazioni future per le quali si dice di voler lavorare.
Giusto per concludere: se ha voglia dia un’occhiata a http://www.rinnovabili.it/eolico-la-polonia-punta-ad-una-quota-di-produzione-del-45-entro-il-2030-800550 E’ solo una delle tante, tantissime news che quotidianamente vengono pubblicate sul sito www.rinnovabili.it a testimonianza che altrove si sta facendo di più e di meglio. Con tutto il rispetto non mi pare che la Polonia rientri né tra i G8 né tra i G20. Vogliamo scommettere che tra 30 anni sarà energeticamente messa meglio di noi?
Nel ringraziarla per la cortese attenzione e con la speranza che prima o poi Economy proponga sul nucleare una informazione veramente completa, cordiali saluti
Maurizio Zanetti