Fiat smantella Termini Imerese
Pochi anni fa la fabbrica di automobili italiane di Termini Imerese fu costruita grazie agli aiuti di stato. All’epoca la Fiat non mandava avanti il suo amministratore delegato Sergio Marchionne in tv a dire che “il problema è strutturale perché se la Sicilia fosse vicina al Piemonte lo stabilimento sarebbe aperto”. Oggi invece questo succede e ci vuole molto ottimismo per fare, come “Il sole 24 ore” in apertura di prima pagina, un titolo che suona così: “Fiat pronta a investire 8 miliardi”. Sì, sarà pure vero, ma quando? Termini Imerese chiuderà alla fine del 2011 e questa è una certezza. Gli aiuti e gli eco incentivi alla Fiat continueranno anche nel 2010. E anche questo è un fatto. E lo stesso pressing del ministro Claudio Scajola per ora ben poco ha potuto. I futuri investimenti in Italia del gruppo per ora stanno solo nelle promesse di Marchionne. Per cui se il quotidiano rosa vuole vedere a tutti i costi il bicchiere mezzo pieno, non così la pensa “Repubblica” che in prima apre con il seguente titolo: “Fiat chiude Termini Imerese, gli operai in piazza a Roma”. Anche “la Stampa” la pensa così, sia pure confinando la cosa in un piccolo richiamo in prima che però dice la verità, e il titolo è conseguente: “Nel 2012 stop a Termini”, Il titolo sormonta la fotina di Marchionne e solo sotto si legge: “Marchionne : in Italia investiremo 8 miliardi”. Cioè la frase consolatoria che diventa il titolo a nove colonne del “Sole”. Altra notizia economica del giorno, contenuta nel taglio basso del quotidiano di Confindustria è questa: “Finanziaria in porto senza ricorso al voto di fiducia”. Il sì definitivo è arrivato dal Senato. Naturalmente il “Sole” ha un inserto che elenca il provvedimento comma per comma e che è riportato in prima pagina con richiamo apposito. Tra le disposizioni che hanno ricevuto il sì finale vi sono la Banca del Sud, i tagli alle cariche negli enti locali, la detassazione dei premi di produttività e l’aumento dell’indennità di disoccupazione per i collaboratori a progetto. In tutto previsti 11,3 miliardi di euro di indebitamento netto da parte dello stato. In Italia, come possiamo evincere dall’apertura de “la Stampa” continua il “gelo” climatico che blocca tutto e si parla di “inferno in auostrada”, cioè di un maxi tamponamento sulla Torino-Savona, con un morto e dieci feriti. Il dato politico del giorno però è il ritorno alla grande del Cav sulla scena, cosa che costituisce l’apertura del “Messaggero”, “Berlusconi: perdono Tartaglia”, e del “Corriere della sera”, “Berlusconi: perdono Tartaglia ma spero non lo liberino subito”. Quest’ultimo titolo ha una certa dose di umorismo involontario, perché in Italia c’è un conflitto evidente tra una parte della magistratura e lo stesso premier e notoriamente gli uomini, anche se portano la toga, non sanno sempre sottrarsi al riflesso pavlovliano della politica per cui “il nemico del mio nemico è un mio amico”. “Repubblica” la notizia del “perdono” di Tartaglia da parte del Cav, la mette in taglio basso: “Berlusconi: perdono Tartaglia ma c’è un clima di odio”. Il “Giornale” apre con “Silvio racconta i suoi dilemmi”, che sarebbe una lunga chiacchierata con Vittorio Feltri che poi la riassume in un lungo articolo che prende quasi tutta la prima pagina e buona parte della sette. Nell’occhiello del titolo di prima si parla di “Natale a casa Berlusconi”, che non è esattamente la stessa cosa di quello a “casa Cupiello”, anche se il gioco di parole è evidente. Comunque il Cav non ha perso la verve: a un certo punto dice a Feltri che “mi è andata bene, se finivo sotto terra con questo freddo”, Insomma barzelletta forever, e autoironia pure. E questo, comunque la si pensi, è un grande pregio dell’uomo. Naturalmente per convincere un “duro” come Di Pietro a sedersi al tavolo delle riforme ci vuole ben altro: per lui la guerra continua. Tanto che “libero” sceglie oggi un titolo da western all’italiana: “Silvio perdona, Di Pietro no”. Insomma Tonino è come Sartana. Tornando all’economia, ieri le agenzie avevano diffuso i nuovi dati Istat sulle retribuzioni: quelle contrattuali orarie a novembre sono rimaste invariate rispetto a ottobre, mentre hanno registrato un incremento del 3,1% rispetto a novembre 2008. Viene anche sottolineato che i contratti in vigore riguardano l’89% degli occupati dipendenti. Altro dato interessante che dipinge bene cosa sia la crisi: nel periodo gennaio-settembre 2009 il numero delle ore perse per sciopero è stato di 1,3 milioni, con un calo del 63,2% rispetto al corrispondente periodo del 2008. Dalle pagine economiche del “Corriere”, la 39 per la precisione, prendiamo anche questo titolo: “Una task force della Bce per salvare la Grecia”. Trichet potrebbe delegare la Banca nazionale per i prestiti di emergenza ma Atene è stata ancora declassata nel proprio debito pubblico e insomma il bubbone è ancora lì. Tutto in due cifre: 12,7% il rapporto tra deficit e pil e 45 miliardi di euro di titoli di stato detenuti dalle banche come garanzia, peraltro declassata, verso la Bce. Sui muri di Atene intanto compaiono scritte di questo tenore: “mangiatevi i ricchi”. Sempre dal quotidiano di via Solferino a pagina 36 prendiamo la notizia che “Intesa fa cassa per 1,7 mliardi”, si intende di euro. Dopo la vendita di Findomestic a Bnp Paribas per un miliardo di euro, adesso sta vendendo al colosso americano State street le cosiddette attività di security services per un miliardo e 750 milioni di euro, con plusvalenze per oltre 700 milioni di euro. Chiudiamo con una nota triste, da Natale di Dickens: il “christmas carol” dell’anno è il carcere. Ben tre quotidiani di nicchia, come “L’opinione” (”Buon Natale ai carcerati dimenticati”, pagina 1), “Il Clandestino” ( “Natale dentro”, apertura di prima) e “il Riformista” (”L’annus horribilis delle carceri: 172 morti”, pagina 4) dedicano oggi i propri auguri natalizi a quell’esercito di diseredati che lo stato relega nelle proprie discariche sociali chiamate patrie galere. I dati sono agghiaccianti: 69 suicidi e 172 morti in meno di undici mesi, personale che manca, rieducatori inesistenti, inchieste su sospetti omicidi e su pestaggi. Un universo di illegalità dove vige una sola regola: quell’ “homo hominis lupus” che è la legge della giungla ma anche quella della malavita organizzata. E se un’istituzione invece di curare la malattia sociale della devianza la amplifica..
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