Il mio nuovo ufficio, tutto ad Altavelocità
Non è ancora uscita dalle secche della crisi, l’Italia di questo fine 2009, ma grazie all’inaugurazione, il 13 dicembre scorso, della tratta ad alta velocità fra Torino e Salerno, si scopre unita come non mai. E nonostante che per la logistica e il trasporto delle merci i benefici reali siano ancora tutti da verificare, ne guadagnano gli spostamenti di quanti per ragioni di business trovano più comodo ed economico evitare gli aerei per passare dal cuore di Milano ai centri nevralgici di Roma. Con qualche rara eccezione, i manager salutano con soddisfazione l’inaugurazione, attesa per troppi anni, della Tav, per motivi diversi e non sempre connessi agli affari. Anche se il leit motiv delle loro considerazioni è la possibilità di trasformare uno spostamento in un momento di lavoro in mobilità; e le carrozze di lusso in un «ufficio viaggiante». «È una rivoluzione» dice per esempio Andrea Rossi, responsabile nazionale di Novell, specialista del software e delle infrastrutture per il business «che punta a una migliore qualità della vita evidenziando i paradossi del Paese. Oggi, chi come me ha scelto la provincia emiliana, può arrivare a Milano più rapidamente di chi arriva in auto, per esempio, da Lodi o da Pavia». Rossi menziona solo di sfuggita la possibilità di evitare «i rischi connessi all’uso della macchina», concentrandosi sugli aspetti più palesemente positivi del cambiamento in corso: «Non è un plus da poco il fatto di arrivare direttamente in centro senza perder tempo a cercare un parcheggio».
Gongola al pensiero di poter utilizzare i suoi strumenti di lavoro inseparabili, dal BlackBerry al pc portatile, anche Adrian Graf, nuovo direttore marketing di Montblanc Italia, per il quale la battaglia fra treno e aereo può già dirsi terminata: «Ha vinto il treno» dice Graf «perché è un’alternativa competitiva in termini di prezzo e di servizi rispetto a quanto propongono compagnie aeree protette da un monopolio (ogni riferimento alla Nuova Alitalia è assolutamente voluto) che offrono un pacchetto decisamente inadeguato,dal punto di vista del rapporto qualità-tariffe».
Insomma, i manager dicono addio ai voli di linea e alle automobili, dimostrandosi anche sensibili all’ecologia. «La ferrovia ha un impatto ambientale infinitamente minore rispetto agli aerei» dice Carlo Marchini, ex esecutivo di Google e oggi a capo della start-up tecnologica Khamsa. A cui fa eco uno specialista delle tecniche e delle politiche ambientali come Danilo Bonato, direttore generale di ReMedia, consorzio di gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche: «Su un volo da Milano a Roma ogni passeggero genera 80 chili di CO2 e in auto 70. In treno solo 23».
La grande velocità all’italiana soddisfa anche chi è avvezzo all’originale «made in France», come l’a.d. di Pommery Italia, Ilario Iannone: «Avendone già apprezzati i benefici al di là delle Alpi, credo proprio che l’Alta velocità mi conquisterà anche in Italia». Un momento prima di far partire, però, qualche polemica: «Il punto è che per il trasporto merci, che per le aziende è una nota molto dolente, l’Alta velocità non cambia praticamente nulla». Mentre sullo stesso tema è più ottimista Andrea Franchi, direttore vendite ed export dell’omonimo salumificio piemontese: «Il nostro prodotto necessita della catena del freddo e per questo oggi non possiamo contare sul trasporto ferroviario. Per cui, se i servizi miglioreranno in un prossimo futuro (come continua a promettere l’a.d. di Trenitalia, Mauro Moretti), non possiamo escludere anche noi una piccola rivoluzione logistica in azienda». Salumi e insaccati via treno.
E c’è chi, invece, non si accontenta delle tecnologie oggi disponibili e la rivoluzione la vorrebbe sulle connessioni mobili a internet. Franchi punta l’indice sulla «scarsa riservatezza» e sulle «tratte non del tutto coperte dalla rete»; Rossi di Novell ne fa una questione di ingegneria: «I treni veloci devono avere una rete senza fili a bordo, perché oltre i 200 chilometri orari l’Umts non funziona». Così, alla soddisfazione del brand manager di Cromia (pelletteria di lusso) Danilo Pavon, a suo agio su un mezzo «che mi fa correre veloce senza isolarmi dal lavoro e dal mondo» si contrappone l’incontentabile Fabio Falzea, direttore della divisione mobile business di Microsoft: «Scelgo il treno perché mi permette di essere always connected, anche se auspico servizi in più per chi come me vuole e deve restare in contatto col mondo e con il lavoro quando viaggia».
Poi però c’è anche la visione amara di chi opera alla periferia delle metropoli. «Qui siamo da oltre trent’anni in attesa della mitica autostrada Cuneo-Asti, ma per fortuna le aspettative di vita si stanno allungando» dice con ironia Alberto Balocco, amministratore delegato dell’azienda dolciaria di famiglia, impegnatissima in questa vigilia di Natale. «Altro che Alta velocità: in basso Piemonte abbiamo treni da Far-West, più che da Tgv».
Per un altro piemontese, Giacomo Ponti di Ghemme (Novara), i viaggi su rotaia invece vanno presi con una maggiore dose di calma e filosofia: «Lavorare durante un viaggio è facile» dice il general manager di Ponti Spa «fra computer portatili e cellulari o smartphone. Ma, a esser sinceri, restare a guardare il paesaggio fuori dal finestrino, in Italia è una straordinaria occupazione».
E fortunatamente resta un piacere indipendentemente dalla velocità di crociera. Perché l’Italia è un gran bel Paese dove lavorare, anche seduti sulla comoda poltrona di un treno ad Alta velocità.
Tags: Dossier Alta Velocità
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