Cantieri a passo d’uomo. Costi da super rapido
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Povera Italia, se neppure con «l’opera più importante ed estesa mai realizzata in Italia dal dopoguerra a oggi» (parole e musica del sito delle Ferrovie dello Stato) riesce a cogliere un primato internazionale, quello della massima velocità su una tratta commerciale. Nel suo viaggio inaugurale dello scorso 3 febbraio sulla tratta Bologna-Firenze l’Etr 500 ha toccato un picco da 362 chilometri l’ora, record mondiale in galleria. Ma è certo un risultato lontano da quello raggiunto in Francia, dove oltre due anni fa, il 3 aprile del 2007, il Tgv 4402 ha toccato (all’aperto) i 574,8 chilometri orari. E sebbene porti il vessillo tricolore la prima linea ad alta velocità, la Firenze-Milano che già nel 1939, cioè 70 anni fa, viaggiava a punte di 203 chilometri all’ora (con gran vanto del regime fascista) non è nostra neppure la rete grande vitesse più estesa. Il record è ancora francese, con 1.847 chilometri complessivi contro i mille italiani e contro i 2.230 che la Spagna dovrebbe contare entro la fine del 2010. In compenso, sono difficili da eguagliare i tempi di realizzazione del progetto e i suoi costi, come spesso accade dalle nostre parti. L’opera è partita nel 1991 con un preventivo di 15 miliardi, che avrebbero dovuto arrivare in buona parte anche da capitali privati. Oggi l’investimento sostenuto dai contribuenti è più che raddoppiato, aggirandosi secondo alcune stime su valori addirittura superiori a 80 miliardi di euro con un costo per chilometro triplo rispetto agli altri Paesi europei, anche se la configurazione del nostro territorio - basti pensare alla tratta Firenze-Bologna - certo non aiuta a risparmiare. (r.ca.)
Tags: Dossier Alta Velocità
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