A Beirut i militari portano pace e business
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Il previsto rinnovo del comando della Missione Unifil potrebbe andare nel senso della continuità: un nuovo mandato del generale italiano Claudio Graziani alla guida del contingente multinazionale Onu in Libano. Molti infatti sono i sostenitori del nostro generale, non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra politici e imprenditori locali ed europei, che hanno visto, nei tre anni di comando militare italiano, uno sviluppo di settori economici ed imprenditoriali altrimenti insperato al termine dei conflitti del 2006 e 2008, che hanno lasciato il Paese prostrato.
È legittimo riconoscere che la Missione Onu ha contribuito in maniera determinante alla stabilizzazione politica del Libano, raggiunta attraverso l’accordo del giovane primo ministro Saad Hariri con gli Hezbollah, che hanno ottenuto ben 10 ministri su 30. La maggiore serenità dei mercati ha portato a una netta ripresa dell’economia libanese e l’afflusso di investimenti esteri è divenuto massiccio, soprattutto nel settore immobiliare nelle zone più interessanti del Paese e nella stessa capitale. Nonostante la crisi e grazie al rientro dei capitali investiti dai libanesi residenti all’estero (pari alla popolazione residente), gli investimenti diretti nel 2008 sono stati, secondo Unctad, pari a 3,61 miliardi di dollari, con un eclatante +30% sul 2007. Il Prodotto interno lordo raggiungerà il +7% nel 2009 e, per la prima volta dal 1975, il numero dei turisti sfiorerà i 2 milioni, un record, considerando che negli anni più drammatici il Libano era un Paese dal quale scappavano non solo i turisti ma i libanesi stessi. Sono stati aperti ben 300 cantieri edili, un obiettivo raggiunto nel quadro dei piani di ricostruzione Unifil, e all’interno di questi progetti larga parte hanno le nostre imprese impiantistiche. Ma la presenza degli italiani si estende per esempio anche nel settore alimentare, dove il gruppo Franco si appresta ad aprire una catena di 107 punti vendita (gelaterie e caffè) tra Medio Oriente e Nord Africa, inaugurando proprio a Beirut la propria flagship. Si tratta di un rinascimento alimentato anche dai 120 milioni di euro messi a disposizione del Cimic (Civil-Military Cooperation).
A questi possenti flussi di denaro attingeranno anche ambiziosi progetti come quello di Cedar Island, un faraonico agglomerato di isolette e istmi artificiali a riprodurre nel mare il simbolo nazionale libanese, un cedro di 9 chilometri quadrati visibile da alta quota. Nel gruppo di finanziatori figurano per la prima volta banche turche, che già hanno attivato una linea di finanziamento di 2 miliardi di euro, sugli 8 previsti per il resort. L’aumento del traffico crocieristico ha imposto l’ampliamento di circa 1000 metri della banchina passeggeri di Beirut. Lo sviluppo della crocieristica vedrà più avanti per la logistica dei trasporti l’interessamento di una joint venture italo-libanese di cui fa parte Italfer. Il calo di traffico cargo, dovuto anche alla riattivazione della linea ferroviaria Damasco-Aleppo, vede dunque nella crocieristica e nei traghetti una credibile e proficua compensazione.
Non mancano ovviamente i grandi gruppi: Generali, Pirelli, Telecom, Enel hanno aperto uffici, ma anche medie aziende impiantistiche e agroalimentari sono presenti con sedi di rappresentanza, inclusa la moda, che certo non poteva restare ai margini del glamour della nuova Beirut. Strumentale alla penetrazione italiana del Libano, solo due anni fa quasi assente da quel mercato, è stato il ruolo dell’ufficio Ice, che ha creduto nella potenzialità del Libano e nella funzionalità delle aziende italiane alla ricostruzione di un territorio e di una capitale dove arabi dei Paesi del Golfo acquistano immobili e riempiono alberghi di lusso e ristoranti e dove il turismo torna a scoprire l’incredibile capitale storico e culturale di una delle terre più antiche del Mediterraneo.
Arduino Paniccia
*professore di studi strategici e di economia
internazionale all’Università di Trieste
Tags: forze di pace, imprenditoria, Onu.Libano.economia, sviluppo
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