Via dal vento/ Qui soffia la rivolta
Furat chie venit dae su mare: ruba chi viene dal mare. Uno dei più antichi e dolenti proverbi sardi, memoria delle scorrerie secolari subite dall’Isola dei Mori. L’aggiornamento fa impressione. Ora si viene dal mare per rubarlo, il mare. Con centinaia di torri d’acciaio alte 80-90 metri conficcate e spalmate in decine di chilometri di litorale per far girare le gigantesche pale dell’eolico off-shore. Sfruttando l’isola di tutti i venti. E aggiungendovene uno che forse profuma di mafia e di camorra, certamente di denaro sospetto, venendo dai paradisi fiscali e da società di dubbia presentabilità. Infatti se ne occuperà la commissione Antimafia, mentre il Parlamento è già stato chiamato a esprimersi. Così come il governo. Per bocca del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, che già annuncia il niet a concessioni sessantennali. Ma sono concrete le preoccupazioni che in Sardegna si avvertono a tutti i livelli per un business enorme, che punta a sfruttare la domanda di energia pulita per produrla a costi minimi e con guadagni massimi. Senza contare le ricadute ambientali. Via col vento, quindi. E via col cemento indigeno ed esogeno che rischia di creare quella città lineare lungo tutte le coste, anche entro i 300 metri dal mare contro il precedente divieto sotto i due chilometri. Una doppia minaccia per l’isola. Anche se il piano per l’edilizia è già stato impugnato per violazioni del Codice Urbani.
Per ora si sa dei progetti nell’Oristanese e nel golfo di Cagliari. È un arrembaggio di dimensioni ancora ignote: potrebbe investire come uno tsunami decine di località. «Pur essendo in linea di principio favorevoli alle energie alternative, siamo contrari alla realizzazione di impianti eolici off-shore nei pressi delle coste e di altre aree di pregio della nostra isola» assicura però a Economy il presidente della Regione, Ugo Cappellacci. «Abbiamo adottato una delibera di giunta che sgombra il campo da qualsiasi dubbio circa il punto di vista della Regione».
«Seguiamo con attenzione le notizie circa l’eventuale coinvolgimento di organizzazioni criminali» aggiunge «ma credo che sia giusto lasciar fare alla magistratura il suo lavoro. Noi faremo il nostro e, in tutti i casi, la Sardegna non sarà invasa dalle pale eoliche. La Sardegna percepisce l’ambiente come un elemento identitario: fa parte di noi, del nostro modo di essere. Per questo non possono trovare consenso le visioni ideologiche di chi ritiene che l’ambiente sia un bene di cui abusare e di chi invece ritiene che sia qualcosa di intangibile, da cui l’uomo deve restare lontano.
E in materia di nucleare, per il quale si parla di un possibile sito in Sardegna, Cappellacci chiarisce: «Da quando sono stato eletto mi rivolgono continuamente questa domanda. La risposta è sempre la stessa: siamo assolutamente contrari alla realizzazione di centrali nucleari in Sardegna e ci opporremo con tutte le nostre forze a una simile ipotesi. “No” vuol dire no: oggi e domani».
Sul tema dei parchi eolici interviene Cicito Morittu, ex assessore all’Ambiente della giunta Soru: «In agosto il Parlamento ha trasferito dalle Regioni allo Stato la competenza sulle procedure della Valutazione di impatto ambientale per l’eolico marino. Si sottrae alle Regioni il controllo sui propri litorali: un atto di neocentralismo». I progetti sarebbero una decina ma potrebbero essere molti di più. L’allarme lo ha lanciato la deputata oristanese Caterina Pes, per la muraglia di torri eoliche che una società vuole scaglionare per chilometri nell’intatta costa di Su Pallosu: paradiso dei surfisti, bramato ora dagli eolisti rampanti. Sulla scia, si è scatenato anche l’ex governatore Soru: «Si vuole alzare una cancellata di torri sulle coste dei parchi marini». Della stessa idea anche il suo predecessore, l’ex presidente Mauro Pili, ora deputato del Pdl. Pili è stato attivissimo, ha scoperto altri progetti in attesa di autorizzazione nel golfo di Cagliari e sulle coste del Sulcis. E ha scoperto pure che alcune società potrebbero essere infiltrate da capitali e personaggi in odore di mafia. D’intesa con Fabio Granata, An, fedelissimo di Fini, ha ottenuto che il dossier eolico finisca alla commissione Antimafia. Il presidente della commissione è un sardo, l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, che si è fatto sentire anche lui a proposito di un megadeposito petrolifero nel golfo dell’Asinara, affermando: «Non permetteremo che la Sardegna diventi la pattumiera d’Italia».
Contrario anche Alberto Scanu, presidente di Confindustria per la Sardegna meridionale: «Sull’eolico off-shore abbiamo manifestato la nostra contrarietà rispetto a localizzazioni di assoluto valore ambientale. L’unica ipotesi possibile è valutare la fattibilità di una o due realizzazioni in zone già compromesse, ma con ricadute economiche certe per la Sardegna, e non certo per società magari anch’esse off-shore». E intanto parte un’inchiesta della Finanza per l’assegnazione di 65 ettari per 3,3 milioni di euro a una società napoletana dall’azionariato poco trasparente per realizzare impianti eolici e fotovoltaici.
Insomma, è allarme rosso in una Sardegna colpita dalla crisi. Basta fare il giro dei siti industriali dell’isola. È al capolinea la petrolchimica (a parte Saras e il polo di Sarroch) nel Sassarese e nel Nuorese, il Sulcis vive l’agonia del polo metallurgico (Alcoa ed Euroallumina) con gli operai di presidio sulle ciminiere. La Caritas presenta un dossier su un 20% di famiglie in povertà assoluta. Tiene il turismo (vedere il servizio a pag. 68) - grazie alle compagnie aeree low cost, a un’agroindustria di nicchia ma di straordinaria qualità e a un vivace artigianato. Per questo sembra demenziale che questa terra con grandi potenzialità ignorate debba trovarsi attaccata sulle sue coste, che sono il suo bene primario.
* direttore de L’altravoce.net
Tags: Dossier Sardegna
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