Ue: “no D’Alema no party”
Nonostante tutti gli sforzi profusi dal governo Berlusconi per sostenerne la candidatura, Massimo D’Alema non ce l’ha fatta a diventare mister Pesc. Il fuoco amico dell’internazionale socialista l’ha falciato senza pietà. Alla fine l’ha spuntata la baronessa britannica Catherine Ashton, mentre a presiedere la Ue andrà il belga Herman Van Rompuy. La notizia la prendiamo dalla prima di “Repubblica” che presenta questo titolo: “Ue, no a D’Alema, tocca a una donna”. Messa così sembrerebbe che il leader Maximo del Pd sia stato vittima di una scelta da quote rosa, ma in realtà il suo passato comunista ha fatto la differenza. In negativo. “Il Sole 24 ore” su questa notizia ci apre in prima così: “Van Rompuy-Ashton alla guida Ue”. Dall’editoriale di prima del quotidiano rosa, “Un leader haiku per l’Europa,” fioccano anche critiche su queste scelte “minimaliste” (si tratta di due Carneadi) e “particolariste” che male depongono per il futuro del trattato di Lisbona. Dalla prima del “Sole” prendiamo anche la notizia, che sormonta una foto calcistica, secondo cui “troppi debiti” stanno soffocando la Grecia, che adesso “trema”. E a proposito delle due scelte “minimaliste” di cui sopra anche il “Corriere della sera” la pensa così. “L’Europa sceglie il basso profilo”, è infatti il titolo che ne apre la prima pagina. Dalla prima del quotidiano di via Solferino riprendiamo anche due richiami che mandano entrambi a pagina 13: “La lezione di Tremonti a Pechino: il G2 non basta” e “I “piccoli” di Como: così la Cina ci mangerà”. Nel primo dei due servizi si parla di questa “lectio” più o meno “magistralis” tenuta a Pechino dal nostro ministro dell’Economia in un aula del scuola centrale del partito comunista cinese. Tema? Il ritorno a Bretton Woods e casomai al G20, altro che G2 tra Usa e Cina. Nel secondo articolo richiamato in prima si parla della paura di una “Como troppo cinese”. E di questi “pro.pro.”, generazione di imprenditori e professionisti, che teme la concorrenza dell’ex Impero Celeste persino più dell’Irap. Ieri è stata anche la giornata in cui l’Ocse ha dato i nuovi dati della congiuntura mondiale in generale e di quella italiana in particolare. Troviamo un titolo a pagina 7 del quotidiano rosa, “Torna la crescita ma sale il debito”, esattamente sotto l’articolo che parla della contrarietà della Marcegaglia alle elezioni anticipate che per la presidentessa di Confindustria “sarebbero una follia”. Titolo: “Marcegaglia: ora le riforme”. Per quanto riguarda i dati Ocse, eccoli in sintesi: Pil in crescita dell’1,1% nel 2010 e dell’1,5% nel 2011, dopo una flessione del 4,8% nel 2009. L’outlook semestrale dell’Ocse rivede al rialzo le stime precedenti che miravano a un calo del Pil superiore al 5% quest’anno e a +0,4% nel 2010. La disoccupazione è rivista all’8,5% nel 2010 (dal 10,2% indicato 6 mesi fa) ed è attesa all’8,7% nel 2011. L’attività è rimbalzata nel terzo trimestre sulla spinta della domanda interna favorita dal miglioramento delle condizioni finanziarie, spiega l’Ocse, ma “tempi e forza del rimbalzo sono incerti”. La disoccupazione “è aumentata meno di quanto ci si potesse aspettare, considerando la gravità della recessione”, grazie al “ruolo chiave” delle misure di riduzione dell’orario lavorativo nell’ambito della cassa integrazione, scrivono gli economisti dell’Ocse, sottolineando che a metà 2009 circa il 3% del totale delle ore lavorate era finanziato da trasferimenti pubblici. L’occupazione, peraltro, è attesa in calo dell’1% nel 2010 (-0,8% nel 2009) e dello 0,3% nel 2011. L’Ocse rileva anche che alla base del netto miglioramento del Pil nel terzo trimestre vi è il forte aumento della produzione industriale, “ma la durata di questo rimbalzo è incerta”. Il rapporto sottolinea inoltre che il costo unitario del lavoro è aumentato in modo significativo (+5,2% atteso per il 2009 dopo +4,8% nel 2008), in quanto l’occupazione è diminuita più lentamente della produzione. Per il 2010 è comunque attesa una flessione dello 0,5% e per il 2011 è in vista una stabilizzazione. Tra le note dolenti anche il peggioramento dell’interscambio con l’estero: “la quota dell’Italia nel commercio mondiale è scesa più rapidamente del solito dall’inizio della crisi, anche se sembra essersi stabilizzata” nel secondo trimestre. Le prospettive sono di un aumento dell’export dell’1,4% nel 2010 e del 3,5% l’anno successivo, dopo il disastroso -20,3% stimato per quest’anno. Sul fronte domestico, l’Ocse si attende che le spese al consumo restino deboli per qualche tempo (+0,7% nel 2010 e +1,1% nel 2011) in quanto la minore occupazione e la minore crescita dei salari reali ridurrà la crescita dei redditi delle famiglie. Il tasso di risparmio, salito al 10,7% nel 2009 dall’8,6% del 2008, dovrebbe rimanere su livelli analoghi nei due prossimi anni (10,5%). A guidare la ripresa sarà probabilmente, nelle attese dell’Ocse, la ricostituzione degli stock che favorita dal miglioramento delle condizioni finanziarie dovrebbe contribuire nel 2010 per +0,3% all’aumento del Pil (dopo -0,2% nel 2009), così come l’increm ento degli investimenti fissi (+0,6% nel 2010 e +4% nel 2011 dopo -12,6% nel 2009), anche “se vi vorranno anni prima che tornino ai livelli pre-crisi”. Nel sottolineare l’incertezza che circonda tempistica e forza del rimbalzo dell’attività economica, l’Ocse indica che “la mediocre performance ante-crisi suggerisce cautela nel prevedere una rapida ripresa o una sua successiva accelerazione”. Tornando alla politica, oggi il “Riformista” deduce dalla trombatura di D’Alema che “L’Italia non conta”, ma forse si ratta di una sineddoche politica quella di confondere una parte, cioè i socialisti del Pd e i loro “amici” europei, per il tutto, cioè il nostro paese. Il “Foglio” infatti apre con un sagace editoriale intitolato “L’Europa socialista preferisce una baronessa inglese a D’Alema”. E nell’occhiello si fa riferimento al fatto che “la rivoluzione di Lisbona” ha finito per favorire “gli europigmei”. Altre notizie del giorno riguardano come al solito il pianeta giustizia. “libero” addirittura apre così: “Una cella pronta per Silvio”. Sormonta una vignetta apparsa su un setimanale tedesco, “Stern”, in cui si vedono tre carabinieri che aprono la porta di una cella con dentro pronta una collezione di “Playboy”. Un bell’insulto al nostro paese tutto sommato, determinato dai rumours sui processi contro il premier di cui si è parlato anche ieri sera ad “Annozero”, tanto per cambiare. Dalla prima de “La Stampa” va presa anche l’apertura su “l’allarme di Napolitano” che parla di “un Parlamento in difficoltà” e che pare che abbia in animo di fare una discorso non certo benevolo al presidente del Senato Schifani, cui oggi “Il Fatto quotidiano” dedica un articolo piuttosto sgangherato come apertura di prima: “Schifani e la casa della mafia”. Uno chissà che si crede, ma in realtà si tratta di un pezzo che criminalizza il fatto che Schifani quando era avvocato abbia difeso un mafioso che possedeva un palazzo in cui aveva abitato per un certo periodo anche Giovanni Brusca, uno dei killer di Capaci. Confondere il difensore con l’imputato o assimilarlo ad esso è una specialità della casa Travaglio-Padellaro, va da sé. Sempre in materia di giustizia ieri Alfano ha risposto al question time sul processo breve sdrammatizzando e contestando i dati catastrofisti dell’Anm, come da conto “L’opinione” a pagina 4. Dal quotidiano di Diaconale va preso anche l’editoriale del direttore, cioè Arturo Diaconale stesso, intitolato “Le baruffe benefiche”. In esso si parla del fatto che dentro alla maggioranza sembra essere tornata la pace, sia pure fredda, tra Fini e il Cav. Inoltre si parla delle possibili future alleanze, anche per le regionali, con l’Udc. Il senso dell’editoriale è che nel centro destra “non tutto il male è venuto per nuocere” se poi si vinceranno le regionali e se l’Udc prenderà atto che l’attuale realtà politica che vede al centro della scena Berlusconi sembra destinata a durare ancora a lungo. E che forse è meglio tornare all’ovile che avventurarsi a dialogare con il nuovo partito di Rutelli con il rischio di trovarsi ad alimentare un pericoloso concorrente. Come al solito chi vivrà vedrà. La rassegna di oggi, per una volta, la chiudiamo con un fatto di cronaca nera, anzi nerissima, che però domani avrà sicure conseguenze anche dal lato politico e giudiziario: un lancio dell’Ansa infatti parla del ritrovamento del cadavere carbonizzato del transessuale “Brenda”, uno di quelli con cui si accompagnava l’ex governatore del Lazio del Pd Piero Marrazzo. Insomma dopo la cocaina adesso ci scappa pure il morto. E la faccenda si complica maledettamente.
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