Korion/ Con le mani in pasta
Hanno abbandonato le comode poltrone degli uffici di società di revisione di PriceWaterhouse e Arthur Andersen per rischiare in proprio. Si chiamano Vincenzo Ciulla, Pietro Del Monte e Pietro Sabato, sono tre ex consulenti under 40 che nel loro lavoro da dipendenti hanno letto, riletto e ragionato sui conti di società come Barilla e Lazzaroni e che ora, nel nuovo ruolo di capi azienda, cercano di estrarre da queste grandi realtà il buono del business.
Nel 2008 hanno messo insieme i loro capitali più quelli di altri due soci finanziari e hanno battezzato il progetto Korion. Capitale sociale: 3,7 milioni di euro. Obiettivo: creare un polo alimentare raccogliendo sul mercato aziende con un focus su prodotti già ben posizionati. Dove il lavoro di ristrutturazione non riguarda il tipo di prodotto, bensì la commerciabilità e la strategia di posizionamento sul mercato.
Korion a sua volta controlla il 100% di Novità holding, che ha già realizzato due investimenti nel settore alimentare. Aziende da integrare tra loro ottimizzando logistica e strutture produttive. Come Vinfood, produttore di gastronomia freschissima, che ha il cuore del lavoro a Monteleone di Fermo (Ascoli Piceno), piccolo paesino di 400 abitanti di cui 90 lavorano per Korion. Impastano, condiscono e imballano paste fresche, basi per pizza e piatti pronti che si trovano quotidianamente sui banchi del fresco dei supermercati di tutta Italia con marchi private label.
La seconda è la ex Surgela del gruppo Malavolta che, a gennaio di quest’anno, è stata dichiarata fallita. Ad aprile Ciulla, Del Monte e Sabato l’hanno rilevata, rimettendola a regime con il nome di Ortofrost. L’attività è ripartita riassumendo 35 degli 85 impiegati dello stabilimento di San Benedetto del Tronto e ricominciando a sminuzzare, tra le altre, anche le 15 verdure che vanno a comporre il minestrone Valle degli Orti prodotto dalla Nestlé: 10 mila tonnellate di carote, zucchine, spinaci che dovranno diventare 15 mila entro il 2010.
Alti margini. Il polo alimentare aggrega un fatturato di 25 milioni di euro, di cui 8 vengono dai surgelati (con un 9% di margine operativo lordo) e altri 17 dal freschissimo, con un 15% di mol. «Il 20% del nostro giro d’affari proviene dalle vendite al gruppo Carrefour» spiega Pietro Del Monte, amministratore delegato di Korion, «mentre a Esselunga forniamo il cibo etnico, l’unico non prodotto da loro come private label. In questo settore, invece, serviamo Lidl per buona parte della produzione del fresco».
Uno dei punti cardine della strategia di Korion è la capillarità e la puntualità delle consegne dei prodotti Vinfood e Ortofrost, che ha come punto di partenza l’azzeramento del magazzino. «Tutta la produzione è immediatamente consegnata ai clienti» dice Del Monte. «Ci riusciamo perché abbiamo quattro depositi a Buccinasco, vicino a Milano, Sasso Marconi, alle porte di Bologna, Guidonia vicino a Roma e Porto Recanati nella provincia di Massa Carrara da cui partono le consegne. Ora dobbiamo massimizzare l’uso della struttura produttiva e della rete distributiva» conclude Del Monte «allargando il parco clienti a piccoli rivenditori locali».
Ma senza manie di grandezza. I tre manager vogliono mantenere dimensioni moderate, senza bruciare troppo velocemente le tappe. Lasciandosi le porte aperte per future diversificazioni. E la prima traccia di questa strategia già è stata lasciata: i soci hanno acquisito il 54% del Pantelleria Dream hotel, un albergo a quattro stelle da riposizionare sul mercato. Oggi è solo una sfida, ma domani potrebbe trasformarsi in un nuovo ramo di business.
Tags: alimentare, Carrefour, Esselunga, grande distribuzione, Korion, Lidl, Made in Italy
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