La banda (larga) è mobile
Circa un terzo delle imprese italiane e il 12% della popolazione restano escluse dall’accesso a Internet a banda larga, su linee digitali Adsl. Come dire che, secondo i canoni della società dell’informazione e delle comunicazioni, queste aziende e questi cittadini non esistono del tutto. E il congelamento della prima tranche di investimenti nazionali per lo sviluppo della banda, 800 milioni per il cosiddetto piano «Romani-Brunetta» non li aiuterà certo.
In prevalenza si tratta di residenti in aree rurali e soprattutto montane dove per gli operatori della Rete e in particolare per Telecom portare l’Adsl tradizionale non sarebbe sostenibile o vantaggioso dal punto di vista del business. Nel frattempo, però, ecco fiorire grazie ai capitali privati una serie di tecnologie mobili alternative alla «classica» soluzione WiMax, che tuttora stenta a decollare nel Paese. Fra queste c’è Eolo, sviluppata da Ngi, una divisione di Bt Italia, basata su una rete di antenne simili a quelle radiotelevisive e su una serie di ricevitori casalinghi del segnale alti venti centimetri. Il protocollo su cui si basano si chiama Hiperlan e per dare vita al suo network Oggi il progetto partito due anni fa e sinora costato dieci milioni di euro offre broadband a 35 mila clienti in tremila comuni e 26 province del Nord Italia. E presto altre 120 antenne Bts (stazioni di trasmissione e ricezione) saranno installate fra Liguria ed Emilia Romagna. Più banda per tutti, insomma, anche se mobile e anche se «all’italiana»: in ordine sparso.
Tags: adsl, banda larga, broadband, Brunetta, bt italia, digital divide, eolo, Ngi, romani, telecom, wi max, wimax
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