Una crisi fantasma si aggira per l’Italia
I dati economici e di opinione sottolineano una situazione che spesso appare contraddittoria, tanto da fare sorgere la domanda: c’è (ancora) la crisi? L’indagine che Ipsos ha condotto per conto di Acri aiuta a fare chiarezza. Da una parte la crisi è percepita come molto grave (78% degli italiani, secondo l’indagine Ipsos-Acri), e senza veloci vie d’uscita (quasi il 60% si attende che duri ancora 3 anni), come evidenziato anche dal dibattito sulle exit strategies di questi mesi; dall’altra notiamo un sensibile recupero dei corsi azionari e della fiducia dei consumatori (indice Isae: 103 nel settembre 2008, 113 nel 2009).
I consumatori, pur essendo più ottimisti, dichiarano difficoltà e una forte attenzione alla spesa, al contempo si registra negli ultimi tempi un lieve incremento dei dati sui consumi e sulla raccolta di risparmio da parte delle banche (Abi Monthly Outlook ottobre 2009); l’indagine Ipsos-Acri a sua volta evidenzia una riduzione nel numero di famiglie che spendono più di quanto guadagnano, e che esiste una capacità di risparmio anche presso alcune famiglie in seria difficoltà. C’è fiducia nelle prospettive dell’economia globale (in un anno gli ottimisti passano dal 34% del 2008 al 55%), ma dominano ancora le preoccupazioni circa il proprio personale futuro (il 62% ha vissuto dei disagi; solo il 28% degli italiani è fiducioso circa un miglioramento personale).
La disoccupazione è incrementata sensibilmente, ma i disoccupati non si vedono e questo non è un tema centrale nel dibattito pubblico: chi è senza lavoro, o in una situazione a rischio, soffre molti disagi e perdita di prospettive, ma il suo caso non riesce a fare massa. I giornali pubblicano analisi sulla crisi delle famiglie che non riescono a pagare i debiti, ma in generale le sofferenze delle famiglie sono sostanzialmente analoghe nel rapporto sofferenze/impieghi a quelle del 2007 (fonte Abi), anno precedente la crisi.
L’osservatore dei fenomeni sociali si chiede cosa stia succedendo, e difficilmente può dare una risposta univoca e risolutiva anche perché uno degli aspetti specifici di questa crisi è la frammentazione dei suoi effetti; alcuni aspetti sembrano però delinearsi in modo più chiaro.
Gli italiani hanno certamente ridefinito i propri acquisti: non necessariamente li hanno ridotti, ma tutti sembrano avere razionalizzato le proprie spese; questa tensione la ritroviamo non solo presso coloro che hanno sperimentato serie difficoltà, ma anche presso coloro che non sono stati toccati dalla crisi. Pare essersi indotta negli italiani una maggiore attenzione al futuro, e quindi a programmare di più il proprio bilancio familiare: sintomatico è il dato che attesta l’incremento di famiglie che dichiarano di essere riuscite a risparmiare (più 3 punti percentuali rispetto al 2008). In prospettiva futura questo nuovo atteggiamento sembra prefigurare uno scenario ove il ritorno di una forte propensione al consumo potrebbe richiedere molto tempo.
L’altro aspetto importante è una crisi senza inflazione che appare estremamente asimmetrica: colpisce - anche molto duramente - un numero per ora limitato di soggetti. Una crisi senza inflazione induce minore conflittualità tra capitale e lavoro; chi non è direttamente colpito sta come prima o meglio (i supermercati sono pieni di offerte, il costo del mutuo è diminuito…), per cui guarda con maggiore ottimismo al futuro: sintomatico è l’aumento di ottimismo presso i pensionati rispetto al 2008. Coloro che sono stati colpiti invece affrontano una situazione estremamente difficile, che a volte sembra lasciarli senza prospettive in un contesto che pare poter fare a meno di loro. Chi è colpito rischia di sentirsi solo, non di interesse collettivo; in un clima di ritrovato ottimismo può percepirsi come un’eccezione, e forse anche per questo motivo le forme di protesta sono sempre più spettacolari: forse si cerca di emergere dal rischio di oblio salendo sui tetti.
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