La gerarchia di Tremonti
Solo chi non li conosce - parlo degli amici di Comunione e liberazione - può stupirsi di quel che è diventato il Meeting di Rimini: non solo un momento di aggregazione di un grande popolo, ma anche un punto di contatto fra tante diverse sensibilità del Paese. Il Meeting di Cl ormai fa concorrenza al seminario Ambrosetti di Villa d’Este, quanto a capacità di anticipare i temi che saranno al centro dell’agenda nei mesi a venire, ma con in più un uditorio non confinato agli eletti. E va dato atto a chi lo confeziona, per esempio all’intelligenza e alla sensibilità di Giorgio Vittadini, di farlo richiamando i protagonisti di quegli stessi dibattiti. Quest’anno, i mattatori - lascio perdere sacerdoti e artisti - sono stati due: Tony Blair e Giulio Tremonti.
Vorrei aggiungere una nota di metodo prima di entrare nel merito. Il governatore di Bankitalia Mario Draghi ha avuto anch’egli applausi, come il suo presunto «nemico» Tremonti. Eugenio Scalfari ne ricava la morale che al Meeting si applaudono tutti, basta che varchino i cancelli, dunque il diavolo e l’acquasanta sono uguali per i ciellini. Mi permetto di correggere. Draghi e Tremonti hanno detto più cose simili di quanto non appaia a uno sguardo superficiale. A dividerli, Tremonti e Draghi, c’è solo il fatto naturale che da diverse altitudini - la politica, la Banca d’Italia - il panorama cambia. Ma le loro prospettive sono preziose, preziosissime, entrambe per il Paese).
Comincio col dire che la pietra angolare l’ha messa Giulio Tremonti. Quando ha replicato, forte e chiaro, alle sirene che dal Pd e dal sindacato vorrebbero spingere il governo a fare più spesa pubblica. Il ministro dell’Economia ha osservato, e ha ragione, che chi ha dato la stura alla spesa pubblica per uscire dalla crisi non ha aiutato i Paesi che hanno preso quella strada. Il debito è un fattore di incertezza, di appesantimento dell’azione degli Stati. Bravo Tremonti a ricordarlo, e ad agire di conseguenza.
il ruolo della fabbrica. Ma poi Tremonti è stato fantastico quando ha elogiato gli operai che non sono attaccati al posto, ma alla fabbrica, cioè al lavoro, a quell’entità insieme materiale e spirituale che è la loro officina, l’azienda. Per questo ha stabilito una gerarchia di valori decisiva in questi tempi di crisi: prima l’economia reale, la ricchezza che nasce dall’alzarsi presto la mattina per costruire qualcosa, produrre cose per gli altri uomini. La finanza viene dopo e le banche sono al servizio di questo lavoro umano. Prima il popolo, poi le banche. E i dipendenti non oggetto del mercato del lavoro ma coprotagonisti; da cui anche la condivisione degli utili. Populismo? Io direi semplicità della comunicazione.
Le riforme sono essenziali, in questo frangente. Quali riforme, è cosa nota. Ci sono delle priorità: il federalismo fiscale su tutto, perché di lì passa l’assetto nuovo del Paese. Ma abbiamo un mercato del lavoro ancora troppo rigido, e lo sappiamo. Una scuola e un’università che formano e preparano in modo troppo diseguale fra Nord e Sud. Servizi alla persona eccessivamente burocratici e statizzati. Una pressione fiscale che opprime le decisioni degli imprenditori come le scelte degli individui. Questo mix di fattori ottundenti della nostra economia è la vera anomalia italiana: una anomalia cui fare finalmente fronte proprio nelle more della crisi, dopo aver traccheggiato troppo tempo.
E qui c’è il contributo di Tony Blair, neoconvertito al Cattolicesimo («fede e ragione sono alleate»): la sua riforma del Welfare, che privilegia la libera iniziativa dal basso rispetto allo Stato, che evita l’assistenzialismo premiando chi lavora (anche tra i disoccupati: devono partecipare a corsi di formazione, pena «zero sterline») è il modo per mettere al primo posto la persona, il suo lavoro, la sua libertà di associarsi, e dietro - come servitore essenziale, ma subordinato - lo Stato. Un mercato ben temperato dalla partecipazione sociale. Dalla sussidiarietà, come con genialità ribadisce sempre Giorgio Vittadini. Tutto questo accade al Meeting. Qui si è tracciata la rotta per l’Italia, e non solo.
Tags: bankitalia, blair, cantoni, Cl, comunione e liberazione, controvento, draghi, meeting, Rimini, Tremonti, vittadini, welfare
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