Archivio di Settembre 2009

Uno scudo fiscale da 300 miliardi

“Lo scudo guarda all’impresa” titola oggi in apertura di prima “Il sole 24 ore” e secondo le dichiarazioni del direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera, da qualche tempo presenzialista come tanti altri in Italia, sarebbero 300 miliardi di euro il tesoretto nascosto all’estero dagli italiani. Insomma un tsunami di soldi, simile a quello vero e proprio che ha colpito nella notte le isole Samoa provocando decine di morti in seguito a una scossa di terremoto che ha superato gli 8 gradi della scala Richter e di cui danno conto alcuni quotidiani in prima in ribattuta. In un pezzo a pagina 3 del “Sole” di taglio basso si dice però che il ministro Tremonti abbia frenato, anche perché alimentare aspettative di enormi entrate che potrebbero essere deluse non è cosa molto intelligente. Specie il giorno dell’apposizione della fiducia sul decreto relativo a questo scudo fiscale tra le proteste dell’opposizione del Pd e di quella di Di Pietro, i cui deputati ieri molto sobriamente hanno detto in aula che questo provvedimento è un favore alla mafia con cui il Cav ricambierebbe i voti presi a suo tempo in Sicilia. In questa atsmofera da pre guerra civile, l’altra notizia economica del giorno è il dado tratto, anzi non tratto, da Unicredit e Intesa San Paolo sui famigerati Tremonti bond. Ieri i  board dei rispettivi istituti di credito hanno deciso di non avvalersene. La notizia sta nella prima del “Corriere della sera” in un titolo di un editoriale di Massimo Mucchetti: “La scelta di mercato per Intesa e Unicredit”. [Continua]

Tremonti: sud a burocrazia zero

 ”Al Sud zone a burocrazia zero”. Oggi “Il sole 24 ore” apre così, su una proposta del ministro dell’Economia Giulio Tremonti ampiamente pubblicizzata anche ieri sera nelle agenzie. Questo per invogliare gli investitori a mettere i soldi nel Mezzogiorno. E la Marcegaglia, che del quotidiano rosa è l’editore di riferimento, rilancia un patto imprenditoriale contro la mafia mentre il presidente della Camera Gianfranco Fini esorta la politica a dare l’esempio. Inoltre i fondi europei andrebbero concentrati nel Cnr per evitare la dispersione delle risorse. Le idee di Tremonti sono state presentate ieri a Napoli in un convegno sul Sud organizzato dal Pdl. Ma ieri è stata una giornata nera per i nuovi dati economici sciorinati dall’Inps di cui da conto in prima pagina “Il Messaggero” di Roma: “Allarme disoccupati, le richieste di indennità salgono a un milione”. Dalla prima del “Corriere”, che oggi decide di aprire su un fatto di cronaca, il caso di Garlasco, che ha trovato un innocente in Alberto Stasi, va presa anche l’ennesima boutade del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta stavolta sui giudici: “Brunetta attacca i magistrati: alle due sono già tutti a casa”. Dalla prima del quotidiano di via Solferino va preso anche un titolo sui dubbi del Capo dello stato a proposito del famoso, o famigerato dipende dai punti di vista, scudo fiscale: “Napolitano ha dei dubbi ma firmerà lo scudo”. [Continua]

Tutto lo spirito di Merano

vinoculti.jpgA cavallo fra i prossimi mesi di ottobre e novembre Merano e i suoi caratteristici dintorni si trasformeranno nelle capitali (inter)nazionali della degustazione vinicola e del gusto in genere grazie a una serie di iniziative mirate alla valorizzazione dei prodotti del territorio e accompagnate da eventi artistici e culturali associati al protagonista principale delle varie kermesse: il vino. [Continua]

Angela Merkel “uber alles”

“Vince la Merkel, crollo dei socialdemocratici”. Il “Corriere della sera” oggi apre così ricordandoci che in Germania il partito dei conservatori andrà al governo con i liberali che hanno avuto un risultato impressionante (che i liberali italiani potrebbero ottenere solo in sogno) mentre i socialdemocratici che a stento raggiungono il 23% sembrano trascinare una certa concezione di sinistra europea verso il declino, in questo anticipati solo dalla triste parabola della sinistra italiana. Angela Merkel oggi è proprio “uber alles”. Come la sua Deutschland. Archiviata la Grosse Koalition con la Spd che abbandonerà il governo federale dopo 11 anni, complici, secondo alcune analisi, le scelte post politiche dell’ex cancelliere Gerard Schroeder, che è diventato un consulente di Gazprom (e quindi di Putin), e i balletti della Opel con la Magna. In Italia invece tiene banco il Cav, La “Repubblica”  dedica lui un maligno titolo di prima: “Show di Berlusconi: governerò per sempre- Polemica sulla campagna contro il canone Rai”. Lo show è in realtà il discorso di chiusura della festa del Pdl a Milano in cui il Cav ha fatto battute anche sulla moglie di Obama, “abbronzata anche lei perché andava in spiaggia insieme al marito”. Quanto al canone, la campagna è stata  lanciata dal “Giornale” di Feltri che oggi apre   sull’argomento con questo titolo: “I lettori del Giornale scatenati”. E poi precisa che sono arrivate firme a valanga “contro il canone Rai”. L’iniziativa, non nuovissima nel suo genere, era nata subito dopo la prima trasmisisone di “Annozero” di giovedì scorso con il solito Michele Santoro imputato alla sbarra. [Continua]

Il G20 contro i bonus

“Merkel: al G20 dobbiamo riscrivere le regole finanziarie”. E’ questo il titolo di taglio basso più visibile dell’odierna edizione del “Sole 24 ore” e di prima mattina le agenzie hanno appena battuto la notizia del raggiungimento di un primo accordo sulla limitazione dei bonus ai banchieri da parte dei grandi della terra  in conclave a Pittsburgh. Sembra che  “un responsabile di un paese del G20″ abbia  detto che i capi di stato e di governo nella giornata di oggi lanceranno l’idea di “limitare i bonus ad una percentuale del prodotto netto bancario quando essi minaccino un certo livello di sano capitalismo”. Non basta: secondo una bozza della dichiarazione finale, è “imperativo che i paesi restino uniti nella lotta contro il protezionismo.” Esattamente le parole dette dal Cav ieri a New York nel proprio discorso al Palazzo di Vetro dell’Onu. Le nazioni Unite sono anche oggi protagoniste di molti titoli di apertura, ad esempio quello di “Repubblica” su “un mondo senza atomiche”, visto che tanti paesi si sono dichiarati d’accordo con il discorso di Obama di ieri che proprio in quel senso andava. Dalla pagina 6 di “Repubblica” va preso anche un occhiello al titolo dell’articolo intitolato “Tutto il mondo con Obama - Sì al disarmo nucleare” che allude alla posizione di Israele contro Ahmadinejad: “è un tiranno fermatelo”. [Continua]

Dossier Emilia-Romagna/Ho i soldi, ma non posso usarli

L’Udc, che qui a Bologna ha il suo ministro ombra dell’Economia, l’onorevole Gian Luca Galletti, braccio destro di Pier Ferdinando Casini, li ha definiti «investimenti fittizi». Si tratta dei finanziamenti destinati dal Cipe ai Comuni perché avviino le grandi opere progettate e attese da decenni: nel caso di Bologna la metropolitana che dovrebbe collegare la Fiera con la stazione ferroviaria e l’aeroporto.
Peccato che il Cipe, si legge in un documento dell’Udc, «finanzi le opere in maniera fittizia, nel senso che, per quelle cofinanziate dagli enti locali, le somme non possono essere spese altrimenti il Comune viola il patto di stabilità». Un paradosso, anzi una beffa. [Continua]

Dossier Emilia-Romagna/L’innovazione è una cosa seria

La storia e soprattutto il futuro di quello che si chiama «modello Emilia» - da quando Romano Prodi cominciò a studiarlo una quarantina di anni fa all’Università di Bologna - sono concentrati nella Morini rossa degli anni Cinquanta, perfettamente restaurata e collocata davanti all’ufficio di Maurizio Marchesini, presidente della Marchesini group, una delle eccellenze italiane nel settore del packaging, sette aziende, 800 dipendenti, 170 milioni di euro di fatturato, e da luglio presidente anche di Unindustria, l’associazione degli imprenditori che qui ha portato a termine, caso raro in Italia, la fusione con l’Api, l’associazione delle piccole e piccolissime aziende.
La Morini era del fondatore e con quella papà Massimo, meccanico e manutentore tecnico, andava in giro per l’Italia a montare e a controllare le prime macchine impacchettatrici ed etichettatrici. Tutte con soluzioni tecniche originali, frutto della genialità meccanica di questi emiliani che ancora oggi stupiscono il mondo. E non c’è cinese che sappia copiarle, queste macchine progettate e costruite per i colossi della farmaceutica, del food, della cosmetica. «L’uscita dalla crisi» dice subito Maurizio Marchesini «comincia solo se ripartiamo dall’industria manifatturiera, dalle sue eccellenze, dalle sue vocazioni e, per stare sul concreto, da una nuova politica industriale fatta di risorse per l’innovazione e la ricerca». [Continua]

Dossier Emilia-Romagna/Modello in Rosso

Basta partire dalle imprese. Secondo un’analisi congiunturale di appena due mesi fa, poco prima che gli stabilimenti chiudessero i battenti per le ferie, l’Emilia-Romagna si piazzava al sesto posto tra le regioni per impatto della crisi sul territorio, ma al primo nella classifica specifica sul prezzo pagato dalle attività economiche. Non c’è da stupirsi. Se è vero che la recessione picchia più forte dove le cose funzionano meglio (come ha detto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia proprio a Bologna), è il tessuto delle piccole medie aziende che ha pagato il prezzo maggiore. Conviene cominciare da qui per fare il punto della situazione in un territorio che ha saputo resistere, va detto subito, e ora a macchia di leopardo comincia a rialzare la testa. [Continua]

Quando il Pil mente

È arrivato il momento di avviare una seria ricostruzione storica su quanto è accaduto all’economia mondiale negli ultimi 12-15 anni. Non solo per capire le cause profonde che hanno portato all’attuale crisi, ma anche perché noi italiani abbiamo un interesse ulteriore a fare luce sulle dinamiche recenti della crescita globale. E cioè quello di superare definitivamente il complesso di inferiorità che ci affligge circa il nostro minore dinamismo economico rispetto agli altri Paesi: la ben nota tesi del «declino italico», che personalmente non ho mai condiviso, ma che è stata alimentata anche con il contributo di autorevoli studiosi e opinionisti e purtroppo ha finito col radicarsi nel sentimento comune. [Continua]

Gelmini, un ministro 30 e lode

Giudica i prodotti, non gli autori. L’ammonimento risale a Karl Popper, e mi farebbe piacere lo facesse proprio, una volta tanto, chi si impegna periodicamente a ricostruire le vite di politici o ministri. Per ultima è toccato a Mariastella Gelmini, titolare dell’Istruzione: come è possibile - è la questione posta dai «censori» - che un ministro che predica la meritocrazia si sia in realtà laureato «solo» con 110? E così via, domande di questo tenore. Sul punto, una doverosa precisazione: il futuro ministro aveva la media ottima del 27, in una facoltà dura come giurisprudenza. Fece (non lo so per certo) la tesi di fretta, come capita a certi studenti. [Continua]

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