Obama riconferma Bernanke alla Fed
La notizia del giorno, anche se attesa da tempo, sui giornali stamani non c’è, per il semplice motivo che Obama la decisione l’ha presa quando in Italia era già mattina: riconfermare Ben Bernanke a capo della Fed. I maligni ora dicono in coro: ecco perché l’interessato (alla riconferma) ieri si affannava a dichiarare alle agenzie di stampa che “gli Usa erano usciti dalla crisi”. Sia come sia è andata così. “Habemus Bernankem” e ce lo “tenemus”. Dal lato della politica economica invece oggi sono da segnalare da una parte un’intervista del ministro della funzione pubblica Renato Brunetta alla “Repubblica” (pagina 13, titolo: “Brunetta: nessun allarme occupazione ora servono incentivi fiscali sulla casa”) e dall’altra l’apertura del “Sole 24 ore” in prima: “Gm vende Opel, anzi no”. Di quest’ultima cosa si era già dato conto ieri nella rassegna parlando delle bizze dei sindacati tedeschi che minacciano azioni tipo Insse.Di Brunetta invece vale la pena segnalare il seguente passaggio: “La crisi sociale non ci sarà. Il punto di svolta è avvenuto. Ci vorrà ancora un anno perchè possa essere univoco in tutti i settori, ma il peggio è già arrivato”. E ancora: “Il mercato del lavoro reagisce con inerzia alla dinamica del Pil, con un ritardo di circa un semestre..ci giochiamo tutto nei prossimi mesi, tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo: se rallenta la decrescita del Pil gli effetti si vedranno anche sul mercato del lavoro”. Poi un’ammissione che farà la felicità dei disfattisti: “il governo non può fare molto di più di quanto abbia fatto finora. Continueremo a dare certezze. Abbiamo garantito il risparmio, la funzione delle banche e le risorse per gli ammortizzatori sociali. Abbiamo fatto ciò che potevamo in termini di stimoli ai consumi. Ecco, posso dire che mi piacerebbe una ‘nuova botta’ sulla casa. Rimettere al centro l’edilizia: casa, casa, casa. Accompagnare con sgravi fiscali e contributivi il piano casa”. Significa forse che il governo potrebbe abolire l’ici tout court in vista del federalismo fiscale che darà alle regioni l’autonomia impositiva? Solo il tempo ci dirà se questa è l’ipotesi su cui si sta lavorando. Tornando all’America e al mercato dell’auto oggi va segnalato il primo segnale di ripresa dopo i fallimenti degli scorsi mesi: la Casa Bianca infatti oggi afferma in una nota che l’industria automobilistica “inizia a dare segni di vita” aggiungendo anche che “i mercati immobiliare e del credito sono stati salvati dal collasso”. Il linguaggio è ancora da camera operatoria, ma i “medici senza frontiere” di Obama evidentemente funzionano. Quanto al problema Opel e Gm di cui si diceva, oggi è il “Wall Street Journal” ad occuparsene con un lungo articolo in cui sono indicate quattro possibili scenari. Eccoli: “1 - Mantenere Opel e la sua rete di vendita. Un’opzione che comunque presenta non pochi problemi, visto il rosso della casa automobilistica tedesca e la forte presenza del sindacato fra i lavoratori; 2 - Cedere Opel a Magna. Il governo tedesco appoggia questa soluzione e garantisce aiuti affinchè vada in porto. Ma l’alleanza di Magna con due partner russi rende Gm scettica sull’operazione per problemi legati alla proprietà intellettuale; 3 - Vendere Opel a Rhj. Il gruppo belga è un acquirente finanziario, quindi Gm ha maggiori chance di poter un giorno riacquistare la società. La Germania e il sindacato dei lavoratori tedeschi non appoggiano questa soluzione, che implica un maggior taglio dell’occupazione in Germania. Questa scelta inoltre mette in dubbio la posizione di Berlino sulla concessione di eventuali aiuti; 4 - Chiudere Opel, mettendo così fine alle perdite della casa automobilistica tedesca. Politicamente questa soluzione è la più difficile da attuare.” Come si vede, comunque, c’è poco da stare allegri. Passando dall’economia alla politica politicante, oggi si segnala, vedi anche la prima pagina del “Corriere della sera”, la polemica per l’invio delle Frecce Tricolori da Gheddafi l’1 settembre a festeggiare i 40 anni dal suo colpo di stato. Un colpo di stato la cui prima conseguenza fu la cacciata di più di 30 mila italiani dalla Libia, costretti a lasciare in loco anche gli spazzolini da denti. La polemica lanciata dai radicali di Pannella e da Di Pietro che parlano di un favore folle a un bieco dittatore nel momento che riaccoglie in casa come un eroe l’autore del massacro di Lockerbie appena scarcerato per ragion di stato e di British petroleum dall’Inghilterra, con gli Stati Uniti che già pensano a boicottare il whiskey della Scozia, divide anche i giornali più vicini al Cav: Feltri sul “Giornale” ne fa oggetto di polemica con il Pd, “Un partito tre segretari e tanti zombi”, ricordando l’accoglienza di Arafat in Italia da parte delle sinistre nei primi anni ‘80 e anche quella di Gorbaciov; Belpietro su “libero” rifiuta di turarsi il naso per l’Eni e nel proprio editoriale già dal titolo dice tutto: “Caro Cavaliere non salga sul cammello”. Giacchè siamo su “libero” rimaniamoci per la meritoria campagna di verità sul tesoretto estero degli Agnelli e per il prosieguo della pubblicazione del libro di Moncalvo che solo in un paese servile e conformista come l’Italia poteva restare due anni senza editore. Titolo di prima pagina: “Gli Agnelli rischiano il processo”. Per curiosità il titolo di prima de “Il giornale” è invece dedicato al flop dell’avventura televisiva di De Benedetti iniziata nel 2004 con “All Music”, “Deejay television” e “Repubblica tv”, che sembrano destinate a seguire le sorti di Rete 4 nei primi anni ‘80 prima che l’Ing fosse costretto a venderla al Cav. Chiudiamo la rassegna citando il dibattito tenutosi ieri a Rimini al meeting di Cl in cui si è parlato molto di quello che aveva detto il ministro del Welfare Sacconi a proposito della contrattazione decentrata e detassata: titolo di apertura di prima del “Corriere” è il seguente: “Ora meno tasse sui salari”. Bonanni della Cisl è d’accordissimo con Sacconi e chiede il taglio di tutte le tasse sulla parte regionale della contrattazione salariale, Confindustria idem e la Cgil come al solito è contro e parla apertamente di “ricatti da parte del governo”. Sempre dalla prima del “Corriere” va ripresa l’ultima, non per spessore, notizia del giorno: “Clandestini, la Ue risponde: divideremo il peso tra i paesi”. Sembra quindi che il grido di allarme e di dolore lanciato ieri da Frattini abbia avuto un seguito. Vedremo se dalle parole si passerà anche ai fatti.
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