Il fisco e la saga degli Agnelli
“Agnelli, nei guai anche Marella” titola oggi in apertura di prima il “Giornale” di Berlusconi. Gli fa eco “libero”, che prosegue la pubblicazione a puntate del libro scandalo di Gigi Moncalvo, con il seguente titolo: “Agnelli, il guaio è la servitù”. E come se non bastasse anche “Italia Oggi” apre con “Mr Husky divide gli Agnelli”, con riferimento al famigerato appunto del commercialista Ferrero che suggeriva di intestare i cani a un prestanome e i camerieri a John Elkann perché l’erario italiano non eccepisse la residenza fittizia di Marella Agnelli in Svizzera a puri scopi di elusione e di evasione fiscale. Insomma dopo tanti giorni di silenzio e dopo l’inspiegabile decisione della procura di Torino di non indagare, per ora, nessuno del clan Agnelli e dintorni, oggi la questione scoppia almeno su tre quotidiani notoriamente poco rispettosi del politically correct e delle auto censure che caratterizzano il giornalismo blasonato all’italiana. Dal lato politico la giornata è frastagliata da una serie di micro eventi che però conquistano le prime pagine data la contingenza climatica estiva post ferragostana. Ad esempio basta vedere il titolo di prima in taglio basso del “Corriere”, “Dalla religione ai voti . Così riparte la scuola”, che racconta di come la ministra Gelmini abbia reintrodotto ciò che pochi giorni fa il Tar del Lazio aveva escluso dagli scrutini, ossia il valore dei crediti dell’insegnante di Religione. La tigna e l’ideologia purtroppo sono due italici vizi che nessuna giurisdizione riesce a frenare. Ma qualcuno parla anche di prepotenza. Staremo a vedere dato che la cosa alla fine andrà alla Corte Costituzionale.La “Repubblica” (ma anche lo stesso quotidiano di via Solferino) decide oggi di aprire sull’ennesima tragedia in mare fomentata dai trafficanti di uomini: “Immigrati, strage in mare - Morti in 73, nessun aiuto”. A pagina 3 del quotidiano debenedettiano un titolo che sormonta un articolo che fa rabbrividire: “Avvistati da almeno dieci navi ma nessuno si è fermato a salvarci”. E , parlando di di immigrati, scoppia anche il caso tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e la Lega Nord a proposito di una proposta di legge di un fedelissimo dell’ex presidente di An, Fabio Granata del Pdl, per dimezzare i termini perché uno straniero acquisisca la cittadinanza italiana. E anche ieri ci sono stati screzi tra Fini e i leghisti per una frase di buon senso detta dal presidente della Camera:”l’Italia sia patria per chi viene da lontano”. No, invece, dicono i leghisti. Deve essere un lager evidentemente. Da “Repubblica” va preso anche un titolo di prima a proposito sempre di fisco e caccia agli evasori di estate: “Yacht, spiagge e super auto, il fisco a caccia di evasori”. Pare che ci siano molti ricconi che dichiarano cifre tra i 16 mila e i 39 mila euro l’anno ma che contemporaneamente risultano proprietari di navi d un milione di euro. La “Stampa” che apre con “Taleban, sabotaggio fallito”, e cioè con l’esito favorevole dell’affluenza alle urne per le elezioni presidenziali in Afghanistan, in prima ha anche un titolo sul welfare costituito dalla famiglia italiana: “L’aiuto dei nonni vale 50 miliardi”. Cioè cinque volte tanto di quello messo in campo dal ministero dell’economia per la crisi. Crisi in cui sembra essere ripiombata anche la nuova Alitalia, almeno a leggere l’articolo di Massimo Mucchetti sulla prima del “Corrierone” dal titolo inequivocabile: “La nuova Alitalia più in ritardo della vecchia”. Nell’editoriale si paventa tra l’altro il fatto che, nonostante i proclami di Tremonti, i soci non vedano l’ora di vendere tutto ad Air France, che di fatto già controlla la politica aziendale con il suo 25%. Insomma gli aiuti di stato servono a poco e non bastano mai. D’altronde ieri anche la Marcegaglia, la presidentessa di Confindustria, aveva battuto cassa per l’ennesima volta al Governo chiedendo ulteriori interventi per gli ammortizzatori sociali e paventando la chiusura di almeno 50 mila aziende nel prossimo autunno. La cosa sta in prima pagina sul “Sole 24 ore” con il seguente titolo: “Marcegaglia: più sostegni a imprese e lavoratori”. Dal “Corriere” a pagina 8, in un trafiletto, veniamo a sapere che nel 2008 un’azienda su cinque ha usato la cassa integrazione e dalla pagina 9 che oggi ci sarà un gran consulto su banche e aiuti di stato nello Wyoming a Jackson Hole, propedeutico alla scelta dei nuovi poteri del capo della Fed. Che peraltro saranno decisi da Obama. A presiedere il tutto Mario Draghi, in virtù del proprio ruolo nel Financial stability board, alla presenza anche di Jean Claude Trichet della Bce. Vedremo che ne uscirà fuori, anche se qualche segnale di ripresa sta già arrivando. Molto dipenderà anche dalla Cina che, notizia di ieri, accelererà il suo ritmo di crescita nel terzo trimestre del 2009, secondo le previsioni di un centro studi di Shanghai. Lo State Information Centre (Sic) sostiene che la crescita arriverà all’8,5%, con una netta accelerazione al 7,9 registrato nel secondo trimestre dell’ anno in corso. La previsione viene in un momento di grossa volatilità dei mercati finanziari cinesi, che ha visto la Borsa di Shanghai alternare vertiginose cadute a momentanei recuperi dopo la costante crescita dell’anno scorso. Secondo gli economisti, il boom della Borsa è stato finanziato dalle banche grazie alla politica di prestiti facili decisa dal Governo per stimolare l’economia a riprendersi dalla crisi internazionale. Il Sic afferma inoltre che l’inflazione verrà contenuta - la previsione per il terzo trimestre è di una caduta del 1,3% dell’indice dei prezzi al consumo - e che le esportazioni continueranno a scendere, ma a ritmo più lento di quello degli ultimi mesi. Il Sic prevede che gli investimenti “nella proprietà” potrebbero nei prossimi mesi sostituire la spesa pubblica come “locomotiva” della crescita economica. Insomma per una volta l’ex Celeste Impero ci mostra anche la via virtuosa per la ripresa, un enorme piano casa, oltre che farsi fatti propri. “Last but not least”, un’ulteriore conferma che “tutto il mondo è paese”, compresa la Germania: ieri la notizia di un tonfo della Porsche nella Borsa di Francoforte, con vendite che hanno fatto ribassare il titolo di oltre l’1,5%. Che era successo? Semplice si era diffusa la notizia delle perquisizioni nei suoi uffici. avvenuta nella mattinata di ieri, e del sequestro di alcuni documenti a seguito dell’avvio dell’inchiesta da parte del tribunale di Stoccarda per presunta manipolazione del mercato e aggiotaggio informativo. Un portavoce di Porsche ha confermato che sono sotto accusa, tra gli altri, gli ex dirigenti di Porsche Wendelin Wiedeking e Holger Haerter, che hanno ricoperto, prima delle loro dimissioni a fine luglio, rispettivamente l’incarico di amministratore delegato e direttore finanziario.
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