Le banche riscrivono il decreto anticrisi

3189259568_d84d26032c_m.jpg Gli istitutti di credito da una parte, grazie alla fattiva opera di lobbying (eufemismo) di Corrado Faissola, e il presidente della camera Gianfranco Fini, dall’altra, riscrivono di fatto il decreto anti crisi. Il dato politico economico del giorno è essenzialmente questo e di esso da conto ad esempio “Il sole 24 ore” in prima pagina con il seguente titolo: “Salta la stretta sulle banche”. Cosa è quindi successo ieri in aula? Per prima cosa Gianfranco Fini non ha ammesso nel maxi emendamento presentato dal ministro Tremonti tutte quelle norme sulle reti di energia e gli studi di settore che non erano state licenziate precedentemente nelle commissioni. Le banche invece erano già riuscite, prima dell’esame dell’aula, a fare espungere, minacciando un‘ulteriore stretta creditizia, tutte le norme che riguardano l’incremento del tasso di interesse, le ulteriori misure sul massimo scoperto e anche quelle sui giorni di valuta. Stranamente sul “Corriere della sera”, che notoriamente è partecipato azionariamente da diversi istituti di credito, tutto ciò diventa “Il governo blinda il decreto anti crisi” nel titolo di apertura in prima. Il “Messaggero” sceglie invece “Decreto anti crisi, sì alla fiducia”, mentre la “Repubblica” opta per “Decreto anti crisi, l’altolà di Fini”. Per “il Riformista” la cifra della giornata è che di fatto Tremonti è diventato un uomo solo al comando, anzi un “sub premier”, come titola di apertura in prima sopra una foto non propriamente rassicurante dello stesso ministro dell’Economia. Dalla prima del “Corriere” va presa anche una inquietante notizia che riguarda l’ex numero uno di “Sviluppo Italia”, Massimo Caputi, oggi amministratore delegato di due società di gestione, la Zero e la Fimit, il quale si è ritrovato indagato per riciclaggio e sotto intercettazione a causa di una busta con 45 mila euro in contanti da lui dimenticata in albergo. Un’ onesta dipendente l’ha trovata e portata alla polizia, invece che prenderseli lei i soldi. Quando si dice il destino insomma! Il richiamo è in taglio basso di prima, nelle intercettazioni i carabinieri hanno scoperto che ci sono fondi in default di cassa benchè in borsa nessuno lo dica ai risparmiatori. Dopodichè si scopre anche che i fondi curati dal distratto ad Caputi trattano tra l’altro la gestione del risparmio in società con enti previdenziali come Inpdap, Enasarco, Enpals e Inarcassa. Un bell’intreccio di affari border line su cui presto ne vedremo delle belle. Tornando alle banche oggi non si può non segnalare l’intervista del tutto auto assolutoria, fin dal titolo in prima pagina su “Repubblica” (”Passera al governo: le banche fanno il loro dovere”), dell’ amministratore delegato di Intesa San Paolo. Passera viene intervistato lungo tutta la pagina 4 di “Repubblica” dal vicedirettore del quotidiano debenedettiano Massimo Giannini. In pratica Passera respinge al mittente, cioè a Tremonti, le accuse che le banche non stiano erogando abbastanza credito con cifre e diagrammi che dimostrano come il credito nell’ultimo anno sia cresciuto molto di più della produzione industriale. Passera poi scarica sulle banche americane le accuse che Draghi e Tremonti hanno invece diretto agli istituti di credito italiani. E poi taglia la testa al toro, parlando di Intesa San Paolo, con una semplice cifra: ” con il sistema Italia abbiamo in essere affidamenti per 500 miliardi .. quasi un terzo del pil..” E sempre a proposito di banche non si può concludere la rassegna odierna senza segnalare un pezzo contenuto sulla copertina del dorso “Affari e finanza” del “Sole 24 ore”, richiamato peraltro anche nella prima: “Al via il codice Ue per gli aiuti alle banche”. Si tratta del famoso stress test e delle linee guida di Bruxelles per la ristrutturazione e per la ricapitalizzazione degli istituti in crisi secondo regole che resterano in vigore fino al 2010. Le banche che avranno bisogno dei fondi Ue per ricapitalizzarsi dovranno prima farsi lo stress test, farsi diagnosticare gli asset tossici e infine predisporre e farsi approvare un piano di lungo periodo per tornare alla redditività, se del caso abbandonando anche attività speculative e a rischio. La morale è che in Europa alle banche viene imposto ciò che in Italia sono riuscite a tenere fuori dalla porta: cioè una pesante intromissione nella governance e l’adozione di regole dettate dalla politica.

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