Allarme usura a causa del “credit crunch”
Ieri, in qualche maniera, è stato il “Mario Draghi day”. Il governatore di Bankitalia parlando davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia, la cosiddetta Commissione Antimafia, ha dipinto a tinte molto fosche quale possa essere la conseguenza del “credit crunch” delle banche nei confronti delle piccole e medie imprese, oltre che di artigiani, professionisti e quant’altro: gli interessati potrebbero rivolgersi al mercato dell’usura che come è noto è del tutto controllato dalla criminalità organizzata. “Il sole 24 ore” apre su questa notizia dandocene altre due: che slitta la fiducia sul decreto legge anti crisi e che proprio le banche hanno chiesto modifiche sulle norme che eliminano il tasso di massimo scoperto e il limite del 5% per l’aumento del tasso concordato. Tutto grazie all’opera di lobbying di Corrado Faissola, presidente dell’Abi, che paventa, per non dire minaccia, un’ulteriore stretta creditizia che finirebbe per incrementare il mercato dell’usura di cui sopra. A proposito di banche, segnatamente di Intesa San Paolo e del suo ad Corrado Passera, va segnalato oggi l’attacco a testa bassa del “Riformista” in prima pagina, con tanto di fotina, che imputa al più gorsso gruppo bancario errori di management nella conduzione del caso Zunino e ancora prima in quello Zalesky e in quello dell’Alitalia. Giacchè ci troviamo sul “Sole” tanto vale restarci per altre due notizie di copertina: la prima è titolata “Marchionne: per Fiat Auto scorporo ma non adesso” e in essa si da conto anche dei conti trimestrali in rosso che ieri hanno determinato un brutto calo in borsa del titolo, la seconda è l’editoriale di apertura, e nel titolo contiene un’esortazione, cioè “Milano, Italia rimboccarsi le maniche”, e si riferisce ovviamente ai tempi strettissimi per fare partire la macchina di Expo 2015. Se ci allontaniamo dal “Sole 24 ore” e andiamo sui quattro principali quotidiani nazionali, “Corriere della sera”, “Repubblica”, “Il Messaggero” e “La stampa” abbiamo in apertura lo stesso titolo per i primi tre, “Berlusconi: non sono un santo” (”Il Messaggero” ci mette la variante “io”), mentre il quarto, il quotidiano di Torino, ci propone l’originale “Il premier: non sono un santo”. Trattasi della nota storia degli incontri con la escort Patrizia D’Addario, quella che registrava su nastro i propri sospiri d’amore con il Cav a palazzo Grazioli, nella stessa notte in cui il mondo guardava l’elezione di Obama in diretta tv, e che poi li faceva pervenire a “L’Espresso” che recentemente li ha messi on line. Ebbene ieri il presidente del consiglio sembra avere cambiato strategia mediatica per difendersi dal fango: è passato dalla negativa assoluta all’ammiccamento “rosannofratellesco”. Parafrasando infatti la nota canzone che un tempo ebbe successo a Sanremo, e che si intitolava per l’appunto “Sono una donna non sono una santa”, ieri il Cav ha fatto qualche timida ammissione e, secondo un articolo de “La stampa” a pagina 3 firmato da Amedeo La Mattina, sarebbe stato indotto a ciò da un altro sondaggio secondo cui gli italiani si aspetterebbero da lui una qualche forma di ammissione, sia pure ammiccante. E questo perché piacerebbe con tutti i difetti, purchè ammessi, fino a sfiorare quota 69% di popolarità. Intendiamoci, oggi sui giornali non è che manchino le notizie economiche, ad esempio “La stampa” in taglio basso mette l’allarme, o l’allarmismo, del Cnel, che preconizza mezzo milione di posti di lavoro in meno per il 2009. Ma oggi l’immaginario editoriale è tutto sul Cav, con la stampa estera scatenata contro di lui eccezion fatta per il settimanale russo “Chi?”, vicino a Putin, che lo loda come “un vero maschio italiano. Va anche segnalato, a proposito di economia criminale, il presunto duro colpo alle cosche della ‘ndrangheta calabrese dato a Roma dalla Guardia di Finanza e dei Carabinieri che hanno sequestrato una serie di locali “cult” della “dolce vita” finiti tutti in mano a chi ricicla i soldi della cocaina. “Il messaggero” mette la cosa in prima con il titolo “Blitz a Roma contro la ‘ndrangheta sigilli in via Veneto al Cafè de Paris”. Per la cronaca va segnalato che questo blitz giunge a due anni dalle circostanziate denunzie della deputata radicale Rita Bernardini che aveva anche presentato un esposto in procura sul fatto che molti negozi e locali del centro storico della capitale fossero diventati paraventi per il riciclaggio dei soldi sporchi della mafia. Su “Repubblica” in prima pagina c ‘è invece una notizia che altri quotidiani non hanno oppure mettono troppo dietro: il disastro di Viareggio ha avuto il primo effetto, anzi la prima scossa, di carattere politico: l’ad Moretti ha deciso di silurare il capo della sicurezza Emilio Maestrini, responsabile della “Direzione ingegneria e sicurezza e qualità di sistema”. Tornando a Draghi, dopo l’excursus sulla stampa nostrana, ieri il governatore di Bankitalia, oltre a lanciare l’allarme usura, ha ribadito che l’Italia si sta disincagliando della crisi che però rischia di lasciare una pesante eredità strutturale: “più disoccupazione e più debito pubblico”. “Perchè entrambi diminuiscano - sostiene Draghi - dovremo essere capaci di crescere a una velocità ben maggiore di quella degli ultimi 10 anni: avremo bisogno di più infrastrutture, di più capitale umano e sociale”. Per questo motivo il contrasto all’economia criminale diventa una priorità per tutta l’Europa. Putroppo alla diagnosi non segue la cura, che invece economisti liberisti lungimiranti come Milton Friedman e politici come i Radicali italiani e come i “Libertarians” americani, suggeriscono da sempre: interrompere definitivamente il circuito dei proventi dalle sostanze stupefacenti e rompere il tabù del proibizionismo, che prevede uno stato paternalista che pretende di dire al cittadino ciò che è bene e ciò che è male per lui, senza invece regolamentare l’uso e l’abuso persino dei veleni e del vizio. E’ l’uovo di Colombo ma nessuno vuole prendersi questa responsabilità. E così si possono anche sequestrate e confiscare beni per 100 milioni di euro alla ‘ndrangheta a Roma, ma chi potrà ipmedire alle tante narco mafie di comprarsi un quinto del debito pubblico italiano usando canali perfettamente puliti, magari attraverso la banca Vaticana dello Ior, ma inquinando di fatto l’economia di un paese che è membro del G8?
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- Vi spiego perchè il sindacato è finito nel 1993 di Giuliano Cazzola
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Ero intenzionato a installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa della potenza di 6KW, ma appena giunto in banca per richiedere un finanziamento è arrivata la sorpresa. Tasso tra il 9 e il 10%.
Molte grazie ho replicato, allora l’investimento è fatto per voi, perchè così stando le cose non c’è profitto per il privato o meglio il valore attuale netto è ampliamente negitivo.
Curioso è che sia San Paolo-Intesa, che Unicredito abbiano due linee di finanziamento cosidette Energy non business che propongono condizioni simili…e gli operatori invece presso le due sedi da me intervistate nulla sapevono di GSE di convenzioni e di fotovoltaico. E’ naturale ho risposto io, dal momento che a questi tassi non avete acceso neanche un finanziamento!
L’energia prodotta da fonti altertive cresce in maniera importante in Italia, ma non certo per merito di coloro che dovrebbero sostenere la crescita.
Distinti Saluti
Andrea Soprani
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