Salvatore Moncada/ “Ma io sul piano della Regione sento soffiare venti speculativi”
A fine febbraio la Procura antimafia di Trapani ha fatto arrestare un primo gruppetto di «speculatori» implicati nella realizzazione di un parco eolico a Mazara del Vallo (con pesanti interessenze di Cosa nostra secondo le indagini della Squadra mobile di Trapani). In quei giorni il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, che l’anno scorso aveva deciso di bloccare tutte le autorizzazioni in attesa del Piano energetico ambientale (approvato a fine gennaio), aveva affermato in un’intervista sulle infiltrazioni mafiose nel grande business dell’eolico in Sicilia: «Ve lo avevo detto io!». È stato allora che Salvatore Moncada, il più importante operatore locale del settore, uno che ha 123 pale già impiantate e in funzione (100 megawatt) nel cuore della Sicilia e altre 150 in costruzione (senza contare i cantieri aperti fuori dall’isola, altri parchi solari in Tunisia e la più grande centrale eolica, 500 megawatt, a Valona in Albania), amministratore delegato della Moncada energy group, 160 milioni di euro di fatturato e un socio al 30% come il colosso svizzero Alpiq (leader in Europa), si è sentito punto sul vivo. E ha immediatamente convocato una conferenza stampa nella sede della Confindustria di Palermo: è stato lì che ha dichiarato chi sta davvero speculando sulle energie rinnovabili in Sicilia, chi gestisce con discrezionalità sospetta il flusso delle autorizzazioni regionali, chi ci guadagnerà e chi ci perderà con il nuovo Piano energetico voluto dalla giunta Lombardo. E su questa denuncia lo ha intervistato Economy.
Lei ha anche inviato un esposto alla Procura della Repubblica. Per denunciare che cosa e, soprattutto, chi?
Chi non posso certo dirlo in un’intervista anche se basta analizzare con attenzione tutte le autorizzazioni rilasciate dalla Regione dal 2002 a oggi, per un totale di 1.300 megawatt, per scoprire che il gruppo Moncada ne ha avute solo per una quota pari all’8%.
Mentre il re degli sviluppatori Vito Nicastri, «brasseur d’affaires» di Alcamo, se ne è aggiudicate per il 35% e l’avvocato Oreste Vigorita di Benevento, un altro che ha capito il business delle pale in ampio anticipo, per il 15%.
L’elenco non è un segreto. Ma quel che io denuncio alla procura è la patologia delle autorizzazioni, cioè l’intreccio tra business e alta burocrazia regionale.
Lei fa anche un nome preciso: il direttore generale dell’assessorato all’Ambiente, l’architetto Pietro Tolomeo, che in Sicilia tutti indicano come un «uomo di Lombardo». Lei ce l’ha con lui perché ha bocciato i suoi progetti?
Il meccanismo è più ambiguo: l’assessorato all’Ambiente ha l’ultima parola dopo il via libera dell’assessorato all’Industria. Il passaggio finale dei progetti sono le cosiddette conferenze dei servizi a cui partecipano i funzionari dei due assessorati. La strategia dell’Ambiente, denunciata anche dall’assessore all’Industria Pippo Gianni (Udc, quindi avversario di Lombardo, ndr) è stata quella di disertare le conferenze e far decadere così i progetti che non interessavano.
La conseguenza?
In questo modo alcuni progetti sono stati autorizzati, mentre alcuni progetti no. Ma soprattutto si è ottenuto l’effetto di moltiplicare il valore delle autorizzazioni già rilasciate. Il prezzo, infatti, negli ultimi anni si è quintuplicato, passando da 80 a 400 mila euro a megawatt.
Cioè una sorta di grey market delle autorizzazioni.
Chiamiamolo pure black market. Io stesso ho dovuto comprare un’autorizzazione per 29 nuove pale, un parco eolico da 22 milioni di euro, e ho dovuto sborsare 450 mila euro.
Ma con il nuovo Piano energetico ambientale cambierà tutto, non crede?
Non credo affatto. Ho letto il Piano ed è pieno di vincoli incomprensibili: si parla di un tetto di 10 megawatt per impianto e di distanze minime di 10 chilometri, come a dire stop ai parchi eolici. Ma il Piano è anche ambiguo e contraddittorio e tradisce, così, il «retropensiero» della politica.
Sia più chiaro, per favore.
Un piano vero deve dire chiaramente che cosa si può fare e che cosa non si può fare e dove. Altrimenti il rischio è la famosa «zona grigia» in cui può esercitarsi la discrezionalità dell’amministratore pubblico. Personalmente non ci sto. Impugnerò il Piano davanti al Tar e come me lo faranno tutti gli imprenditori onesti del settore.
Giuseppe Corsentino
Tags: Dossier Sicilia
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