La capitale della sanità malata/ La guerra perduta contro i camici bianchi
Forse in questi giorni il dottor Mario Morlacco, subcommissario governativo per il risanamento della Sanità laziale, il manager pubblico che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha affiancato al presidente della Regione Piero Marrazzo, sta pensando più al suo recente passato di direttore dell’Ares, l’Agenzia sanitaria della Regione Puglia (nell’occhio del ciclone di inchieste giudiziarie su appalti e forniture nel periodo della presidenza Fitto), che al suo presente di «controllore» dei conti e delle delibere della Sanità laziale che, nonostante tutti gli sforzi, non riesce ad abbassare il livello del deficit annuale sotto la soglia di 1,5 miliardi di euro e non riesce neanche a farsi girare dal Tesoro (tranne una tranche di 800 milioni) quei 5 miliardi promessi per chiudere definitivamente la falla del debito pregresso, pari a circa 10 miliardi.
I canali di Morlacco, originario di Lucera, uomo di fiducia di Fitto (e quindi di Tremonti), sembrano essersi bloccati e non sono pochi, al secondo piano del palazzaccio della Regione all’Eur, quelli che fanno il seguente ragionamento: mancano pochi mesi (per il calendario politico italiano) alle elezioni regionali della primavera del 2010, quindi è più conveniente lasciare Marrazzo nella ormai acclarata impossibilità di chiudere la legislatura non si dice con la certificazione dell’avvenuto risanamento (operazione probabilmente impossibile), ma neanche con il consolidamento di quelle best practice che avrebbero dovuto portare al taglio di 2.600 posti letto nel settore dei cosiddetti «acuti» e di altri 2.800 in quello, infinitamente più ricco per le grandi cliniche private, in primis la Tosinvest degli Angelucci, della riabilitazione.
Ed è proprio nel business della riabilitazione (che nel Lazio ha i parametri fuori norma: 1,5 posti letto per mille abitanti, il doppio dell’indice nazionale) che Marrazzo ha dimostrato una certa qual timidezza a intervenire, facendo addirittura un favore ai privati quando, con una delibera del dicembre 2007, ha consentito ai signori della riabilitazione di raddoppiare i posti letto (con la formula: un letto ordinario uguale due letti in day hospital) e, addirittura, di assegnare un fondo aggiuntivo di 45 milioni di euro per la Rai, la Riabilitazione ad alta intensità, e la Lai, la lungodegenza ad alta intensità, due specializzazioni a forte presenza Tosinvest.
Poi è accaduto, a febbraio scorso, che la procura della Repubblica di Velletri abbia inquisito per una presunta truffa da 170 milioni di euro ai danni della Asl Roma H gli Angelucci (Giampaolo, il numero uno di Tosinvest, è stato anche arrestato costringendo il gruppo ad avviare trattative per la cessione per evitare il blocco dell’accreditamento) e la delibera con i 45 milioni di euro per la Rai e la Lai è stata velocemente ritirata.
Non è stato l’unico incidente di percorso di Marrazzo. Sui tagli dei posti letto e la riduzione dei cosiddetti «tetti di struttura» (i compensi pagati dalla Regione per le diverse prestazioni dei privati: ogni struttura ha il suo tetto invalicabile) proprio in questi mesi la situazione si è incarognita e non sono poche le cliniche che non accettano né la riduzione/trasformazione dei posti letto nel settore degli «acuti» né la riduzione dei «tetti di struttura». La bagarre è scoppiata sulla chiusura/trasformazione delle strutture con meno di 90 posti letto che alla fine pare abbia generato un risparmio di appena 10 milioni (su un deficit da 1,5 miliardi).
È proseguita sui tagli alle strutture con più di 90 posti letto perché in questo caso la Regione avrebbe applicato criteri di selezione inaccettabili basati solo sul tasso di occupazione dei letti nel 2008, tasso peraltro predeterminato dalla Regione. In altre parole: ti taglio tutti i letti che non hai occupato (o hai occupato poco) e quindi ti riduco in proporzione il «tetto di struttura» per gli anni successivi. Inutile dire che i signori delle cliniche private si sono subito rivolti al Tar.
In effetti, il decreto commissariale (come risulta dalle tabelle che Economy ha potuto consultare) ha avuto come conseguenza che in alcuni casi il taglio del «tetto» è stato del 4%, in altri del 22%. Evidente che i privati, pur gelosissimi uno dell’altro, non potevano accettare una discriminazione del genere e hanno fatto sapere alla Regione che accetteranno al massimo una riduzione dei «tetti di struttura» per il 2009 uguale per tutti. Se no, il Tar. Ovviamente sarà un bel magro contributo al risanamento dei conti. «Risanamento o meno» dicono in Regione «nei prossimi anni il panorama della sanità privata sarà completamente diverso».
Per esempio, potrebbero non esserci più gli Angelucci, che hanno già chiesto a Intesa Sanpaolo di valutare Tosinvest e che - secondo i rumor - starebbero trattando con la Hss, la Holding sanità & salute del gruppo Cir-De Benedetti.
Di Giuseppe Corsentino
Tags: Dossier Lazio/Capitale
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