La capitale del Cinema/ Roma batte Venezia ma guai a dirlo
La Festa del cinema di Roma l’ha inventata lui. In tandem con l’allora sindaco Walter Veltroni che di quella manifestazione è stato sempre il più energico sostenitore. Ma se c’è qualcuno che ne ha seguito il percorso dagli albori fino all’inaugurazione nel 2006, questi è soprattutto Goffredo Bettini, ex presidente della Fondazione Roma Film Festival nonché braccio destro di Veltroni in Campidoglio e poi nei mesi travagliati alla guida del Partito democratico.
Oggi, un anno esatto dopo essere uscito dalla Fondazione (all’indomani della sconfitta del Pd alle elezioni comunali), Bettini ricorda a Economy questa esperienza come la più interessante della sua carriera politica. «Non rimpiango di non essermi ricandidato al Senato né di avere rinunciato a correre per le europee. Ma l’attività di organizzazione della Festa del cinema, quella sì, mi manca».
La nascita della Festa del cinema di Roma ha suscitato entusiasmo, ma anche molte polemiche. Come e a chi è venuta questa idea?
Alla base di tutto ci fu la constatazione, se vogliamo banale, che mi saltò agli occhi nel 2004, quando già da anni ero presidente dell’Auditorium della musica di Roma. Ossia che due nuovi elementi si stavano combinando in modo forse irripetibile: l’affermarsi, anche a livello internazionale, della struttura dell’Auditorium, sede ideale di un grande evento legato al cinema, che è nel Dna culturale della città, e la presenza di una classe dirigente che per la prima volta puntava alla cultura non solo come ornamento o passatempo. Insomma, quello che è stato chiamato il «modello Roma».
È abbastanza per motivare un’iniziativa così importante e complessa?
Beh, poi c’è lo scenario fantastico rappresentato dalla città e i suoi legami storici con il cinema. A chi mi chiedeva come mai una festa del cinema a Roma ho sempre risposto che la vera stranezza era che nessuno ci avesse pensato prima.
Scelta culturale o politica?
Scelta politica, perché fa parte di un progetto in cui la cultura è intesa come volano di sviluppo, anche economico, della città. Ma non è stato certo ininfluente il fatto che il cinema sia una delle forme di espressione che amo di più fin da quando avevo i calzoni corti, cosa che vale senz’altro anche per Veltroni, come è noto.
Questa vostra passione, però, non è stata apprezzata da tutti. I responsabili della Mostra del cinema di Venezia, per esempio, non presero granché bene la nuova iniziativa…
È vero. All’inizio ci fu una grande diffidenza, che però era immotivata, perché noi stavamo facendo qualcosa di diverso e non volevamo entrare in concorrenza con la mostra veneziana.
Ma come fa a dirlo?
La nostra più che una rassegna voleva essere un evento, una festa, una grande macchina per fare rivivere la magia del cinema in tutti i suoi aspetti. Un evento, se vuole, più popolare.
Obiettivo raggiunto?
La prova l’ho avuta andando in giro per il mondo, nel corso del 2007. In questo mio particolare road show culturale ho scoperato che tutti, critici e operatori del settore, erano meravigliati per il fatto che in due anni la Festa del cinema di Roma da zero si fosse trasformata in una delle prime sette od otto grandi manifestazioni cinematografiche al mondo.
Non è che sta esagerando?
No, basti dire che durante la seconda edizione, nel 2007, abbiamo avuto circa 600 mila visitatori, 7 mila ospiti accreditati, 110 mila biglietti venduti, 102 film in concorso più altri 203 presentati a margine. E poi ci sono state tante altre iniziative: sei mostre, cinque concerti, 32 eventi culturali. Ricordo inoltre le visite di attori e registi nelle scuole, anche in periferia, Leonardo DiCaprio a Tor Bella Monaca… Insomma, tante cose che hanno lasciato il segno nella vita della città. Lo dico con legittimo orgoglio.
E da un punto di vista economico che cosa ha portato la Festa del cinema alla città di Roma?
Fra le altre cose, una forte attività di business nel settore del cinema, con più di 600 buyer accreditati.
E quanto business hanno generato?
Come nelle grandi fiere internazionali di settore abbiamo scelto uno spazio per fare incontrare compratori e venditori accreditati. Noi lo abbiamo fatto a modo nostro, in sintonia con la tradizione di Roma, con grandi spazi dedicati a questi scambi all’hotel Excelsior di via Veneto, dove sono state allestite apposite salette per la proiezione dei film.
E ha funzionato?
Un successo enorme. Tant’è che oggi questo settore è guidato da una personalità di grandissimo rilievo del cinema italiano come Roberto Ciccutto, già proprietario della Mikado.
Ma alla fine chi ha pagato e paga per tutto questo?
In gran parte gli sponsor privati, che nel 2007 hanno messo 12 milioni sui 17 del budget complessivo. I restanti li hanno messi il Comune, la Provincia, la Regione e la Camera di commercio di Roma, poco più di un milione di euro a testa. Un caso quasi unico al mondo, visto che gli appuntamenti di questo genere sono realizzati quasi sempre con grande ricorso alle risorse pubbliche, Mostra del cinema di Venezia in primis.
Che cosa ricorda con maggiore soddisfazione dei due anni di organizzatore della Festa?
Il viaggio a New York per incontrare il regista Martin Scorsese, durante il quale stabilimmo che il lancio del suo film The Departed, con Leonardo DiCaprio e Jack Nicholson, sarebbe avvenuto proprio al Festival di Roma. Quando il direttore della Mostra di Venezia, Marco Mueller, mi disse che invidiava a Roma la presentazione di quel film, beh, ammetto di aver provato davvero una grande soddisfazione.
Come ha convinto Scorsese a preferire Roma a Venezia?
Stabilendo con lui un rapporto che andava oltre l’uscita del film. La Festa del cinema si impegnò ad affidare ogni anno alla sua fondazione il restauro di un grande film italiano. Mi dispiace che dopo un anno l’accordo non sia stato rinnovato. Ma almeno un film siamo riusciti a farlo restaurare, proiettandolo poi alla Festa: C’era una volta in America, il capolavoro di Sergio Leone.
di Stefano Caviglia
Tags: Dossier Lazio/Capitale
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