La capitale degli incidenti/ Quando attraversare la strada costa la vita
È arrivato alla terza lettera Sandro Salvati, presidente della Fondazione Ania per la sicurezza stradale, la struttura voluta e finanziata dalle compagnie di assicurazione anch’esse preoccupate, per non dire allarmate, per gli oltre 230 mila incidenti che ogni anno «insanguinano le strade italiane», per dirla alla maniera dei telegiornali, con più di 5 mila morti e 325 mila feriti e un costo sociale (sommando costi ospedalieri, assistenza, welfare, gestione delle polizze e quant’altro) che ormai supera i 30 miliardi di euro, come a dire due punti di Prodotto interno lordo.
È arrivato alla terza lettera il bravo e tenace Sandro Salvati, ex amministratore delegato della Toro, uno dei manager assicurativi più competenti in tema di incidenti stradali, di politiche di prevenzione e di sicurezza. Il suo sogno, confessa a Economy, è una struttura che si avvicini per modello gestionale e risorse disponibili al Dipartimento della Protezione civile, una vera Protezione civile per la sicurezza stradale, ma il suo destinatario, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, non risponde.
Eppure solo qualche mese fa la Fondazione Ania e l’amministrazione comunale avevano sottoscritto un protocollo che impegnava la giunta a dare qualche segnale, solo qualche segnale si badi, di un nuovo e più concreto impegno per cominciare a mettere in sicurezza la capitale più pericolosa d’Europa, quella che detiene il «triste primato», come si dice, del maggior numero di incidenti mortali (più di 200 sui 527 complessivi del Lazio) e con un tasso di mortalità misurata in rapporto al numero degli abitanti che la colloca al primo posto in Europa con un indice pari a 0,102, il doppio rispetto alla già pericolosissima e insicura Atene (0,067) e cinque volte più alto degli indici di Berlino (0,021) e Londra (0,029), metropoli affollate e percorse ogni giorno da milioni di veicoli.
Per dare un segnale di una maggiore attenzione ai problemi del traffico e della sicurezza stradale, nel protocollo con la Fondazione Ania il sindaco si era impegnato a rifare le strisce pedonali di un quartiere, mentre la Fondazione Ania si impegnava a fornire un nuovo etilometro professionale alle municipalità cittadine (costo complessivo: 300 mila euro) in modo che i vigili urbani avessero gli strumenti per controllare il tasso alcolico degli automobilisti, soprattutto il sabato sera e soprattutto nei quartieri della movida giovanile.
Rifare le strisce pedonali, fanno notare alla Fondazione Ania, che nel frattempo ha lanciato una massiccia campagna pubblicitaria da 3 milioni di euro (quella in cui si vede una carreggiata disseminata di morti con la scritta «5.100 morti per incidenti stradali basteranno a farci rallentare?»), in una città come Roma è più che un gesto simbolico, è un atto di civiltà soprattutto verso i turisti stranieri che nei loro Paesi sono abituati ad attraversare la strada sulle strisce pedonali in condizioni di assoluta sicurezza mentre nella capitale più del 30% dei morti sono proprio i pedoni. «Non mi interessa polemizzare con il sindaco Alemanno, che immagino prigioniero di burocrazie e delle contorsioni amministrative» chiarisce con eleganza il presidente di Fondazione Ania. «Mi interessa, invece, denunciare ancora una volta la distrazione generale verso quella che io chiamo la “nuova guerra civile”, 5 mila morti all’anno, italiani che, a bordo delle loro automobili e dei loro camion, ammazzano altri italiani».
Una guerra civile ad alta intensità proprio nel Lazio attraversato da alcune delle strade più pericolose d’Italia: dalla Pontina alla Nettunense, dalla Via del Mare alla Romea, arterie a scorrimento veloce, ad altissima frequentazione ma con scarsissime strutture in grado di alzare il livello di sicurezza come svincoli, rotonde, sottopassi.
Che lo stato di salute delle strade laziali sia al limite lo conferma anche il sito internet della Fondazione Ania che raccoglie le segnalazioni degli automobilisti e prepara una lista nera dei punti più difficili e che negli ultimi mesi sono arrivati a quota 856. In dettaglio: 377 buche pericolose, 136 incroci a rischio, 125 casi di segnaletica inesistente. Ecco come si spiegano i 527 morti e i 41 mila feriti del Lazio. (g.cors.)
Tags: Dossier Lazio/Capitale
Commenti
Scrivi una risposta:
Devi fare log in per scrivere una risposta.
Fanno parte del dossier:
- Il capitale della capitale/ Questioni romane
- Ferrarelle/ Il napoletano effervescente che sfida le multinazionali
- Filette/ Queste bottiglie sono pregiate come lo champagne
- Unopiù/ Buoni affari in esterno (e all’estero)
- Mir/ Uniti si compra meglio
- Prefe.Edi.L/ I miei mattoni antisismici per le case d’Abruzzo
- Let’s Do It Again/ La felicità dei clienti fa bene al fatturato
- Shenker/ Qui insegnamo l’inglese a manager e superburocrati
- CSquare/ Per la mia clientela sono il partner che vale un chip
- Parla Marco Causi/ Così finisce il giro delle sette chiese
- Telethon/ Il cuore di Roma che fa ricerca
- Dahalia Tv/ Arrivano a Roma gli svedesi che sfidano Sky e Mediaset
- La capitale del Cinema/ Roma batte Venezia ma guai a dirlo
- Muoversi a Roma/ Così scarrozzo politici e calciatori
- La capitale della sanità malata/ La guerra perduta contro i camici bianchi
- Istituto Studi Giuridici/ Che fa, concilia? Stop ai processi infiniti
- Così la Regione Lazio sostiene il “serial-Pil”
- La capitale degli incidenti/ Quando attraversare la strada costa la vita
- Scontro su Acea/ Una scossa che vale mezzo miliardo di euro
- Unione Industriali Roma/ Meno salotti e più sostegno alle PMI
Rubriche:
1. Editoriale
- Professionista chi? Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Anch’io ho fatto come Buffett. Stravolgere i canoni rende di Ennio Doris
2. Controvento
- Nucleare. Non basta dire no Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Vi spiego perchè il sindacato è finito nel 1993 di Giuliano Cazzola
4. Analisi
- Ecco che cosa ci stiamo giocando in Borsa di Oscar Giannino








