Dahalia Tv/ Arrivano a Roma gli svedesi che sfidano Sky e Mediaset

images17.jpg Il passaggio dall’analogico al digitale terrestre sta per portare un’ondata di nuove offerte nelle nostre televisioni. Non si tratta solo di quel che Rai e Mediaset preparano da anni per questo canale distributivo, ma anche di soggetti più piccoli, pronti a sfruttare le nuove frequenze per arrivare per la prima volta con i loro palinsesti nelle case dei telespettatori italiani. Vuol dire che vedremo presto in azione nuovi investimenti, nuovi modelli di business e soprattutto nuovi concorrenti.
Il più importante di quelli già entrati in campo si chiama Dahlia tv, ha la sua sede a Roma e rappresenta uno dei pochissimi investimenti esteri realizzati in Italia da molti mesi a questa parte. A promuoverlo sono due grandi player internazionali: la famiglia svedese Wallemberg e il fondo di private equity Investor growth capital. Insieme hanno dato vita ad Airplus tv, che a sua volta ha messo in pista la Dahlia tv Italia sullo stesso modello delle consorelle svedese e finlandese già on air da qualche anno, a cui si aggiungerà presto una Dahlia spagnola.
A guidare la società è stato chiamato Fabrizio Grassi, manager con una lunga esperienza nel settore dei media, già vicedirettore generale del gruppo Espresso, poi direttore generale di Seat, responsabile del business televisivo di Telecom Italia (La7 e Mtv), direttore della comunicazione di Wind e amministratore delegato dalla società di produzione televisiva Fbc group. Il business di oggi richiama in qualche modo la sua esperienza nel gruppo Telecom, perché proprio dall’azienda guidata ora da Franco Bernabè, che ha sottoscritto il 9% dell’azienda, Dahlia tv ha acquistato la piattaforma tecnologica e, indirettamente, le frequenze per operare.
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Come è nata l’idea di una nuova tivù digitale nell’Italia del duopolio?
L’elemento di partenza è la migrazione dalla tivù analogica al digitale terrestre che a mio avviso avrà l’effetto di ampliare tanto l’offerta che la domanda di contenuti televisivi. In Italia questo processo è ben avviato e definito e porterà allo switch off definitivo in tutte le regioni entro il 2012. È questo lo specifico del mercato italiano che ha interessato i miei azionisti svedesi.
E quanti soldi hanno messo sul tavolo i suoi azionisti?
La società ha già un capitale di 49 milioni di euro, di cui 12 deliberati dall’assemblea del 12 giugno. Soldi necessari anche per il forte impegno tecnologico che richiede questo business. Solo per le attività di pay per view di Telecom Italia sono stati spesi 16,6 milioni.
Per acquistare che cosa?
Un intero ramo d’azienda, che comprende la piattaforma tecnologica, il personale e le attività della pay per view della tivù La7, ossia La7 Carta più. In altre parole, abbiamo acquistato da Telecom Italia il sistema che consente di trasmettere programmi in modo criptato, dunque a pagamento, più i diritti del calcio già posseduti. Dall’Authority per le comunicazioni abbiamo poi ottenuto le frequenze occupate dai suoi canali in pay per view.
E ora che cosa ne farete?
Che cosa stiamo già facendo, vorrà dire. Dahlia tv è in onda dal 7 marzo con cinque canali di calcio, in cui trasmettiamo tutta la serie B e le partite di nove squadre di serie A, quelle che già aveva La7, appunto, come la Fiorentina, il Bologna, il Palermo, che diventeranno dieci il prossimo anno. Più diversi altri canali di sport e un canale erotico.
Tutti programmi prodotti da altri o da voi direttamente?
No, fra le più importanti opportunità offerte dal digitale terrestre c’è proprio quella di operare come aggregatori di contenuti, senza produrne in proprio. È questo il modello di business che ha avuto successo in Svezia e in Finlandia.
E il business funziona?
Eccome: da marzo a oggi abbiamo decine di migliaia di abbonamenti al mese. Anche se la risposta vera del mercato l’avremo a settembre col campionato.
Ma su questo fronte non rischiate di trovare il mercato blindato dalla concorrenza di Sky e Mediaset?
Il calcio è il cavallo di battaglia per una tivù a pagamento in Italia. Lo è per Sky e Mediaset, lo sarà anche per Dahlia tv. Ma noi stiamo puntando anche su altri sport, come la boxe mondiale, che saremo gli unici a trasmettere in Italia, il campionato di beach volley, le gare di vela e gli sport estremi.
Basterà a rendere la vostra offerta più attrattiva di quella dei colossi?
Riteniamo di sì, anche perché alla diversificazione dei contenuti aggiungiamo quella, importantissima, del prezzo. Chi si abbona a Dahlia tv paga solo 10 euro al mese.
Nessun programma si paga a parte?
Nessuno. La nostra scelta è stata quella di semplificare la vita al cliente. Tutto quello che va in onda sulla nostra tivù è compreso nei 10 euro.
Par di capire che abbiate individuato in modo abbastanza preciso il vostro target…
Esattamente. Questa è l’altra grande opportunità del digitale: segmentare il pubblico per puntare su nicchie di mercato ricche. Il nostro pubblico di riferimento è rappresentato dai maschi dai 18 ai 65 anni: i principali consumatori, non solo in Italia, di tivù a pagamento.

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