Così la Regione Lazio sostiene il “serial-Pil”

307612174_f98ce6d172_m.jpg «L’industria dell’audiovisivo è stata in questi anni un grande punto di forza nell’economia della Capitale. Ma ora va sostenuta, incoraggiata. Per questo è nata la nostra fondazione». Francesco Gesualdi, braccio destro di Marrazzo e segretario generale della Regione, parla della Fondazione Lazio per l’audiovisivo, organismo costituito a febbraio del 2009 per iniziativa della Regione, di cui è il primo presidente. La sua nascita è già un riconoscimento del peso crescente di questo settore nell’economia cittadina, ma anche della delicata fase che attraversa in questo anno di crisi, con tagli a due cifre negli investimenti delle maggiori case di produzione della fiction e drastici ridimensionamenti delle risorse pubbliche per il cinema. «In questo contesto» spiega a Economy Gesualdi «è importantissimo il ruolo delle Regioni, che devono mettere in campo risorse straordinarie».

E la Regione Lazio, con i buchi di bilancio che si ritrova (basta ricordare la Sanità), è in grado di farlo?
Lo sta già facendo. È una delle priorità che l’attuale giunta si è data fin dal suo insediamento, nel 2005, con iniziative e provvedimenti in favore delle imprese del settore. Ora tocca alla Fondazione: nel 2009, fra incentivi all’innovazione tecnologica, sostegni alla produzione e iniziative a favore della formazione, investiremo 70 milioni di euro.
Ma è diventato davvero così importante l’audiovisivo per l’economia romana?
Scherza? Stiamo parlando di un’industria che dà lavoro a 130 mila persone, rappresenta il 30% del fatturato nazionale del settore e produce per il territorio un ritorno economico di 3,5 euro per ogni euro investito.
Un’industria fatta di che cosa?
Di cinema e fiction, fondamentalmente. Ma negli ultimi tempi soprattutto di fiction. E questo si deve ai successi che le produzioni italiane hanno ottenuto negli ultimi cinque o sei anni.
Le serie televisive a puntate stanno diventando il pezzo forte dell’industria culturale di Roma e del Lazio?
In un certo senso sì. Molte di quelle prodotte in Italia, del resto, sono girate qui: da Tutti pazzi per amore a Medicina generale, a Distretto di polizia. Per non parlare dei Cesaroni. Tutto questo ha un impatto anche sulla vita e sull’immagine dei quartieri della città. Basti pensare che grazie ai Cesaroni si sta reinventando il quartiere della Garbatella. Si organizzano visite nei luoghi della fiction.
E il cinema?
Il cinema è importante, ma negli ultimi anni ha avuto alti e bassi, in una tendenza complessiva di fatturati calanti. La fiction, invece, ha vissuto una stagione di crescita importante.
Che però ora rischia di subire una battuta di arresto, giusto?
Beh, l’audiovisivo nel suo complesso avverte i colpi della crisi, come tutta l’economia. Per questo è importante intervenire nel modo più rapido. Ed è quello che si preoccupa di fare la Fondazione.
Che cosa avete in programma?
Molte cose, sia sul fronte del cinema che della fiction. A metà maggio è stato lanciato un bando per l’innovazione tecnologica da 16,8 milioni di euro che riguarda tutta la filiera dell’audiovisivo ed è finalizzato anche al rinnovo delle sale cinematografiche romane, per cui aspettiamo le proposte delle imprese. Poi naturalmente c’è il nostro sostegno al Festival del cinema di novembre (vedere anche le interviste a Bettini e Rondi alle pagine 77 e 78), per cui seguiamo in particolare la parte commerciale…
E sulla fiction?
Siamo concentrati soprattutto sull’organizzazione del Roma Fiction Festival, che si svolgerà dal 6 all’11 luglio al cinema Adriano, all’ex Auditorium Santa Cecilia di via della Conciliazione e alla sede dell’Università Luiss, che ospiterà il mercato dell’audiovisivo.
In che cosa consiste il mercato dell’audiovisivo?
In un’area dedicata in cui produttori e distributori italiani potranno, per la prima volta tutti insieme, mostrare i prodotti della nostra fiction ai direttori di palinsesti delle tivù di tutto il mondo. È una realtà molto importante anche dal punto di vista commerciale.
Ma il Roma Fiction Festival non è solo un’occasione per comprare e vendere fiction, una mostra b2b?
Assolutamente no. È una manifestazione che esiste da tre anni e che ha lo scopo di mostrare agli appassionati di questo genere i nostri prodotti. È un po’ il corrispettivo, volendo schematizzare, del Festival del cinema, con una differenza importante: che tutti gli spettacoli sono gratuiti.
Attira molti spettatori?
Lo scorso anno sono stati 45 mila.
In tutto questo che ruolo svolge la cittadella storica del cinema romano, Cinecittà?
Un ruolo molto importante, perché sia i film sia le fiction televisive si girano in gran parte negli studios di Cinecittà. Anzi, si può dire che i buoni risultati degli ultimi anni abbiano salvato Cinecittà dall’inevitabile declino.
Addirittura dal declino?
Beh, Cinecittà ebbe il suo periodo buio, nel pieno della crisi del cinema, negli anni Ottanta, quando per ripianare i debiti si dovette vendere l’area su cui ora sorge il centro commerciale Cinecittà2, che prima faceva parte degli studi. Poi, pian piano, la ripresa, che avvenne già allora nel segno della televisione, visto che a dare una spinta importante fu l’utilizzazione degli studi per le grandi trasmissioni di intrattenimento di Rai e Mediaset. Poi vennero la privatizzazione, il boom della fiction, insomma la rinascita. Alla Fondazione dell’audiovisivo spetta ora anche difendere questo patrimonio.

di Stefano Caviglia

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