Yoox/ Porto in Borsa la mia moda online
Fin da bambino aveva un sogno: fare l’imprenditore. Ma la mancanza di un’idea forte e di capitali lo avevano frenato. Poi l’università giusta (la Bocconi), una «palestra finanziaria» per iniziare (Lehman Brothers) e l’incontro che ti cambia la vita (con Elserino Piol) hanno portato il «sognatore» quarantenne Federico Marchetti a centrare il suo obiettivo. Al punto che entro fine anno la sua creatura, il sito di e-commerce Yoox (www.yoox.com), la prima boutique virtuale di moda e design al mondo con 7 milioni di visitatori unici al mese e oltre 100 milioni di fatturato 2008, approderà a Piazza Affari. Dietro il debutto in Borsa c’è un lavoro lungo dieci anni, un pool di finanziatori e quell’idea forte che Marchetti cercava fin da bambino. Il tutto mixato con la tecnologia («Fatta in casa») e un pizzico di fortuna («Sono un miracolato») che hanno portato Yoox a essere una delle rare aziende internet nate sull’onda della new economy e non scoppiate con la bolla successiva. E che non risente della crisi: nel primo trimestre 2009, infatti, Yoox ha visto crescere i ricavi del 41%. «Anzi, in periodi di recessione come questo, le persone tendono a trascorrere più tempo a casa, e quindi molte più ore davanti al pc, che diventa un’occasione di svago e di shopping online» dice sorridente Marchetti.
E un’ottima occasione di business per voi. Si aspettava un tale successo di Yoox quando è partito nel 1999?
Non proprio. Io volevo fare l’imprenditore a tutti i costi, ma la mia era una famiglia normale e, nonostante mi venisse un’idea al mese, non era mai quella giusta. Ma ero sicuro che prima o poi sarebbe arrivata…
E intanto ha deciso di prendere una laurea in economia e poi di iniziare a lavorare nella finanza…
In effetti, dopo essermi laureato in Bocconi, ancora quella buona idea non mi era arrivata e così ho deciso di andare in Lehman Brothers. Lì ho lavorato nel mondo del corporate finance, che poi mi è servito molto: novanta ore alla settimana, un anno a Milano, uno a Londra e uno a New York.
Che cosa ha pensato quando la sua ex banca è fallita?
Ma io ero solo un outsider a tempo: lo sapevo io e lo sapevano loro. La finanza non mi è mai piaciuta molto, ma quella è stata la mia palestra per imparare.
Comunque, è uscito bene da Lehman?
Mi ero fatto le spalle più grosse, ma la mia idea non veniva, forse perché lavoravo troppo e non avevo tempo per pensare. Così ho deciso di licenziarmi e di restare a New York per fare un Mba alla Columbia business school.
E l’idea, alla fine, è venuta?
Diciamo che a quel punto sono tornato a Milano e qualcosa mi stava venendo in mente, ma mi mancavano ancora i capitali e quella che io chiamo «la scintilla occasionale».
E quale è stata questa scintilla?
L’incontro con Elserino Piol, il fondatore dei fondi di venture capital Kiwi. Nel frattempo, dato che i soldi scarseggiavano, ero andato a lavorare nella società di consulenza Bain & Cuneo, ma dopo due mesi mi sono licenziato, ho scritto il business plan di Yoox e ho cominciato a cercare il denaro per partire.
All’inizio del 1999 di soldi per finanziare nuovi progetti internet ce n’erano tanti in giro…
Sì, ma tutti i potenziali investitori mi chiedevano i nomi di chi ci aveva già messo i soldi. «Nessuno» rispondevo. «Siete voi i primi». E così non riuscivo mai a partire realmente.
Fino al fatidico incontro con Piol…
Lui mi ha dato fiducia e mi ha versato i primi 3 miliardi di lire. Così in tre mesi io e un piccolo manipolo di persone abbiamo fatto partire Yoox. Era il 20 giugno 1999. Bisognava fare tutto in fretta.
Perché?
Perché Kiwi mi avrebbe dato altri 6 miliardi di lire a patto che entro tre mesi dal lancio avessi messo in piedi la struttura e realizzato i primi ricavi. Non so come, ma ce l’ho fatta.
Ecco perché considera Piol la sua «scintilla occasionale». A proposito, siede ancora nel consiglio di Yoox?
Non solo siede nel nostro consiglio, ma considero Piol il mio tutor, la faccia buona e industriale della finanza italiana. Sono riconoscente a tutti i miei investitori, ma Piol si stacca da tutti gli altri.
Non a caso gli americani chiamano le persone che finanziano idee business angel, gli angeli del business…
Io mi considero un miracolato perché ho potuto realizzare il mio progetto/sogno e per farlo ho incontrato altri sognatori come me. E anche perché ho potuto farlo da giovane!
Perché anche convincere le griffe a vendere le proprie rimanenze su un sito online non deve essere stato facile. Come ha fatto?
Anche in questo caso ho incontrato dei sognatori e il primo che mi ha dato fiducia è stato Renzo Rosso, il fondatore di Diesel. Mi convocò alla sua fattoria, con tutto il management, e divenne il mio primo fornitore. Ancora oggi è tra marchi top di Yoox e il gruppo vicentino mi ha affidato anche la gestione del suo negozio online.
Uno dei tanti. Quanti sono in tutto?
Finora ne gestiamo 12, tra cui emporioarmani.com, valentino.com, emiliopucci.com e moschino.com, ma ne lanceremo altri sei entro la fine dell’anno. Adesso tutti i brand ci chiedono di collaborare, ma noi vogliamo fare solo prodotti di qualità e siamo molto orgogliosi che un colosso come Lvmh ci abbia scelto come partner nell’online, battendo i grandi operatori americani.
E così siete diventati il primo partner globale per i principali brand della moda e del design nel mondo.
Diciamo che con gli online store stiamo traghettando le griffe verso nuovi canali di mercato, cosa impensabile fino a un paio di anni fa.
Chi è l’acquirente medio di Yoox?
Il sito ha 7 milioni di visitatori unici al mese e i due terzi dei nostri clienti sono donne trentenni, che risiedono in piccoli centri. In Italia realizziamo il 30% del fatturato, mentre l’altro 70% proviene da Europa, Stati Uniti e Giappone. Per questo abbiamo sedi anche a Tokyo, Parigi, New York e Madrid.
Che cosa vendete di più?
Il 60% delle vendite è abbigliamento, ma devo dire che le scarpe vanno davvero via come il pane. È incredibile!
Beh, si sa che le donne ne vanno matte e poi si possono comprare con facilità anche senza provarle…
Questo è vero, ma la nostra politica è che la merce che arriva a casa può essere resa gratuitamente: nella scatola c’è già dentro il buono per restituirla in caso non vada bene. Inoltre, stiamo sostituendo le foto degli abiti sul web con dei video, mentre a breve arriverà anche un’applicazione per l’iPhone.
Ma oltre alle novità tecniche, c’è anche quella della vostra prossima quotazione. Ce la farete entro l’anno?
Io spero ancora di sì. Internamente tutto è pronto, ora bisogna vedere come andranno i mercati finanziari.
A spingerla ad andare in Borsa sono i suoi soci fondi?
Diciamo che dovendo restituire loro i soldi che ci hanno prestato, il modo che mi piace di più è la quotazione, che per un imprenditore è il più grande traguardo possibile.
A portarvi in Borsa ci penserà Mediobanca. Considera questo un onore?
Sì, certo, perché credo che siano i migliori in Italia. Pensi che si sono presentati in 13 per questo ruolo.
Anche alcuni investitori a cui si era rivolto all’inizio per finanziare Yoox?
Anche un mio superiore di Lehman Brothers, che mi aveva convocato nel suo ufficio quando difesi a spada tratta una collega. Pensi che soddisfazione ritrovarselo davanti adesso…
Tags: borsa, Diesel, export, fashion, Lehman Brothers, mediobanca, moda, online, Timonieri, Yoox
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