Io bimbo/ I bambini crescono ( e noi con loro )
Allevare un figlio? Incide molto sul bilancio di una famiglia. Per questo molte griffe della moda hanno cominciato a produrre linee per bambini, facendo leva sulla notorietà del loro marchio. Nel 1998 è nata Io bimbo, una cooperativa con 54 soci e con sede a Montemurlo (Prato), che dà numerosi vantaggi ai genitori in termini sia di costo che di tempo: i punti vendita offrono dai prodotti per l’igiene all’intimo per gestanti, fino agli alimenti per lo svezzamento. Questa caratteristica ha portato Io bimbo in dieci anni a diventare un punto di riferimento per molte famiglie italiane. «L’obiettivo della cooperativa è di avere un’immagine di specialista con un ottimo rapporto qualità-prezzo» dice Paolo Ghelli, presidente della cooperativa. «Grazie alla nostra forza negoziabile siamo concorrenziali rispetto alla grande distribuzione. In questo modo il cliente può concentrare gli acquisti, risparmiando tempo e denaro: lo scopo è di avere ogni referenza sia per gli articoli col nostro marchio che per quelli concorrenziali». Quindi Io bimbo coniuga la libera iniziativa del gestore privato all’efficienza della grande distribuzione.
Più affiliazioni. La filosofia imprenditoriale del gruppo si può riassumere in tre parole: esperienza, risultato di un confronto continuo tra professionisti del settore; professionalità, garantita da un servizio di consulenza al cliente e sensibilità, come capacità d’adattamento alle diverse situazioni.
I 115 punti vendita Io bimbo, riconoscibili dal marchio di un bambino che esce dalla mela, si trovano in tutte le regioni italiane, tranne la Val d’Aosta e la Sicilia. Alcune, come la Toscana e la Sardegna, hanno una distribuzione capillare: i negozi si trovano in aree raggiungibili in auto e all’interno hanno spazi in cui la mamma può cambiare e nutrire il bimbo.
Per conoscere le promozioni o gli sconti, basta cliccare sul sito www.iobimbo.it. Inoltre, il gruppo vuole ampliare l’attuale ruolo di negoziatore commerciale, grazie a una piattaforma logistica, gestita direttamente dalla cooperativa, che faciliterà i rapporti con fornitori stranieri e l’importazione di articoli non ancora presenti.
Quest’anno pensa di introdurre nei punti vendita oltre 200 nuovi prodotti, aumentando la gamma degli articoli realizzati dai marchi leader nel settore prima infanzia, mentre sono aperte le nuove affiliazioni. «Chi desiderasse entrare a far parte della cooperativa come socio deve avere esperienza e conoscenza del settore della puericultura» aggiunge Ghelli «e disporre come minimo di un negozio di 500-600 metri quadrati».
Il gruppo è anche impegnato nella realizzazione di un magazine gratuito che raggiungerà 70 mila mamme in attesa che a partire da questo mese sarà distribuito nei negozi.
Emanuela Cavalca
Tags: Cooperative, infanzia, Io bimbo, Made in Italy, Toscana
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