Lo Ior e i soldi di Andreotti
Il magazine “Panorama” da oggi in edicola fornisce senz’altro le notizie economiche più esplosive non solo della giornata ma degli ultimi mesi. In un articolo, che in realtà è un anticipazione del libro del redattore Gianluigi Nuzzi, “Vaticano spa”, editore Chiare Lettere, per la prima volta si fruga in profondità nei misteri della banca del Vaticano, lo Ior, quell’istituto di credito che chissà perché i più importanti giornali italiani si dimenticano di citare allorchè compaiono articoli o editoriali sui famigerati “paradisi fiscali”. Ebbene Nuzzi ha avuto la possibilità di visionare un intero archivio di un monsignore, Renato Dardozzi, deceduto nel 2003, che per volontà testamentaria ha poi reso pubbliche le proprie carte. Dentro che c’è? Praticamente una miniera di informazioni sui conti cifrati all’interno della banca vaticana che arrivavano a formare una contabilità segreta, una specie di Ior parallelo, in cui avrebbero messo i soldi anche i capi bastone della mafia come Riina e Provenzano. Poi, tra i 17 conti fiduciari su cui operava monsignor Donato De Bonis, in un sistema di scatole cinesi messo su all’epoca di Marcinkus dopo lo scandalo dell’Ambrosiano di Calvi per evitare che un simile scandalo si ripetesse, la grande sorpresa: spuntano più di 60 miliardi di lire di un conto segreto del senatore a vita Giulio Andreotti. Nel fascicolo contenuto nelle carte di questo monsignore che fu il consigliere più ascoltato di quasi tutti i segretari di stato vaticani degli ultimi venti anni, almeno fino alla propria morte, sono infatti contenute le disposizioni testamentarie che chiunque apra un conto allo Ior deve dare come regola. Ebbene quelle di monsignor De Bonis recitano letteralmente che “quanto risulterà alla mia morte a credito del conto 001-3-14774 -C, sia messo a disposizione di S.E. Giulio Andreotti per opere di carità e di assistenza secondo la sua discrezione. Ringrazio nel nome di Dio benedetto. Donato de Bonis, Vaticano 15.7.87″. Negli anni da questo conto che poi aveva la doppia firma di De Bonis e dello stesso Andreotti è passato di tutto, dai pagamenti agli avvocati dello stesso senatore a vita durante i processi in cui fu accusato e poi assolto di essere stato contiguo alla mafia, a opere caritatevoli a passaggi di denaro in contanti quasi quotidiani e per centinaia di milioni di cui nessuno oggi saprebbe ricostruire la provenienza né la destinazione finale. Difficile capire se quello che ha scritto nel proprio libro Nuzzi, e che oggi “Panorama” riporta in anteprima per stralci, darà il via ad azioni penali. Certo un simile archivio se fosse finito nelle mani dei giudici di Palermo quando erano ancora in piedi i processi contro il senatore a vita avrebbe potuto portare qualche atout in più alla pubblica accusa. Per la cronaca comunque i 17 conti amministrati in maniera parallela da De Bonis, tra cui quello di Andreotti, erano tutti intestati, un po’ cinicamente e per sviare l’attenzione delle eventuali quanto rare ispezioni interne allo stesso Vaticano, a fondazioni apparentemente con scopi benefici, quali “Lotta alla leucemia” e “Fondazione per i bambini poveri”. Di tutti i giornali in edicola oggi solo “libero” di Vittorio Feltri mette in prima queste incredibili rivelazioni sullo Ior.
A proposito di banche, sempre oggi, a fare notizia sulla prima pagina del “Sole 24 ore”, è la decisione di Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, di dire no al patto Agricole-Generali all’interno di Banca Intesa. Anche il “Giornale” parla di questa cosa a pagina 28 con un titolo un po’ da western: “L’Antitrust non perdona il nuovo patto di Intesa”.
Peraltro dai report macroeconomici di Intesa San Paolo si viene a sapere che in Germania, la produzione industriale è rimasta invariata dopo sette mesi di pesanti cali consecutivi. Negli USA, il rapporto sul mercato del lavoro in aprile è stato leggermente migliore delle attese: il numero di lavoratori non agricoli è sceso di 539 mila unità (atteso -600 mila), ma il tasso di disoccupazione è nuovamente aumento, a 8,9% da 8,5% di marzo.
Altro argomento economico che oggi è di apertura sul “Sole 24 ore” e trova posto anche nelle pagine economiche di “Repubblica” (la 32) riguarda la salita del gruppo Fiat in Europa: ora sta al quarto posto e ha il 10% del mercato. Eppure queste notiziae, buone, insieme a quelle delle scorse settimane sulle campagne napoleoniche di Marchionne per conquistare Opel in Germania e Chrysler in America, stridono non poco con quanto si è visto giovedì sera da Santoro ad “Anno Zero” nella puntata dedicata ai disagi dei lavoratori italiani della fabbrica torinese, specie nel sud dove si teme la chiusura di Pomigliano d’Arco e di Termini Imerese.
Tutti chiedono a Marchionne di spiegare sia ai lavoratori interessati sia allo stesso governo italiano quali saranno i piani del Lingotto in materia di occupazione.
Dal “Corriere della sera” va invece segnalata, in prima pagina e poi in due articoli a pagina 6, il “No delle Regioni” al piano casa destinato a slittare ulteriormente e non solo per i motivi delle problematiche anti sismiche. Le regioni credono di non avere ancora sufficienti garanzie economiche. In un altro articolo vengono esternati i sospetti del governo sul fatto che le Regioni stiano “giocando al rialzo”. Infine una quasi buona notizia a proposito di “Expo 2015″ che viene dalla pagina 32 di “Repubblica” : pare che si sia giunti a un compromesso sulla sede di rappresentanza a Palazzo Reale che sarà messa a disposizione gratis, ma solo per mille dei seimila metri quadrati richiesti, e sul bonus di Stanca che sarà tale solo a risultati raggiunti. L’interessto ora parla di “grande equivoco”. E indubbiamente l’Italia è il paese degli “equivoci”. Grandi o piccoli che siano.
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