Un paese in gioco/ Una scommessa da 50.000.000.000 di euro
Parlano i numeri: nonostante la crisi economica che massacra i redditi familiari (o forse proprio per questo), nel 2008 gli italiani hanno affidato alla buona sorte quasi 47 miliardi di euro. E tutte le previsioni dicono che alla fine di quest’anno giochi e lotterie varie avranno raccolto 50 miliardi di euro, l’equivalente di tre Leggi finanziarie. Insomma, siamo un popolo di giocatori, e per giunta accaniti. Per dirla nel linguaggio degli economisti, il gioco è ormai la quarta industria nazionale, e la prima per ritmi di crescita: secondo le stime dell’agenzia specializzata. Agipronews, negli scorsi dodici mesi i volumi di giocate raccolti sono aumentati dell’11% rispetto al 2007, quando il totale si fermò ad appena 42 miliardi di euro.
Superenalotto, Gratta & Vinci, scommesse sportive, slot machine, fino ad arrivare alla novità più recente e inevitabile dei giochi online (in verità gestita con qualche incognita e qualche ritardo di troppo dal punto di vista regolamentare, ma pur sempre rivelatasi una gallina dalle uova d’oro): negli ultimi anni l’offerta per gli appassionati del gioco e dell’azzardo si è allargata a dismisura, con il risultato di relegare ai margini vecchi concorsi che hanno fatto la storia dei giochi, come la schedina del mitico Totocalcio e i pronostici sulle corse dei cavalli con il Totip. Ma regalando nuove opportunità di puntare e di vincere.
Così, oggi la presenza del gioco nel nostro vissuto quotidiano è un dato di fatto, destinato a un ulteriore sviluppo, con gran soddisfazione dei vari «banchi», cioè delle società che hanno avuto le concessioni dall’Aams, l’azienda pubblica dei Monopoli di Stato, a cui spetta il compito di controllare e supervisionare il mercato.
il mercato. Ma adesso è venuto il momento di fare un’analisi più approfondita di questo mercato. Al primo posto nel 2008 si sono piazzate le slot machine, con un giro d’affari di 20,7 miliardi (pari al 45% della raccolta totale), seguite dal classico Gratta & Vinci, che sta vivendo una seconda giovinezza con oltre 9 miliardi di fatturato e una quota vicina al 20%.
Arrancano, come si è detto, i giochi più tradizionali, come Totocalcio, Totip e lotterie, e fa segnare una piccola battuta d’arresto pure il Lotto, quasi parte del patrimonio culturale del Paese e non solo di Napoli, che ha raccolto 200 milioni di puntate in meno. Crescono a due cifre, invece, le scommesse sportive (che con un incremento del 53% e un giocato di quasi 4 miliardi di euro registrano la performance più positiva) e l’ultimo arrivato, il poker online: 230 milioni di euro raccolti in soli quattro mesi, frantumando tutte le perplessità della vigilia.
Proprio questo segmento dei giochi online e delle altre trasposizioni sul web di giochi classici (è il caso del Gratta & Vinci online, arrivato nel 2008 a 69 milioni di puntate) vede schierati ora tutti i principali operatori italiani e promette tassi di crescita interessanti anche per quest’anno. Basti pensare che solo nel mese di gennaio ha avuto quasi 140 milioni di euro di raccolta, cioè oltre la metà di quanto totalizzato nell’intero 2008.
L’incremento complessivo delle giocate si è riflesso ovviamente sul monte-vincite (ai giocatori viene redistribuito mediamente il 65% della raccolta), che ha superato i 26 miliardi di euro. In pratica, lo scorso anno, il giocatore italiano medio ha speso poco meno di 750 euro, vincendone 477 circa. Il resto è finito a operatori, gestori e naturalmente al fisco, sotto forma di imposte.
I veri attori del mercato sono naturalmente i concessionari, che puntano ad avere le mani sempre più libere, a cominciare dalla liberalizzazione dei palinsesti, cioè la possibilità di scommettere su qualsiasi cosa, come già avviene in Inghilterra, e non solo su simulazioni e avvenimenti sportivi, come accade oggi in Italia.
Gestori e concessionari vogliono anche più libertà nei giochi a distanza e nelle scommesse peer to peer, vero grande successo inglese degli ultimi anni che, dicono gli esperti, si replicherà anche da noi. Ma il decreto attuativo, nonostante il pressing, diciamo pure l’attività di lobbying degli interessati, sta ancora facendo la spola tra Camera e Senato e difficilmente si sbloccherà prima della fine di marzo.
Il provvedimento legislativo sarebbe l’ultimo passo per consolidare un trend iniziato negli anni Novanta e segnato dalle aperture di mercato che Aams, l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, e il ministero dell’Economia hanno portato avanti, prima agevolando l’ingresso delle società private concessionarie e poi, via via, aumentando le possibilità di gioco e riducendo contemporaneamente l’incidenza del «nero», fino a un decennio fa autentica piaga del settore.
Nuove licenze. Il resto lo ha fatto il decreto Bersani di fine 2006, che rispondendo alle pressioni di Bruxelles e degli operatori esteri mise a gara 16.800 nuove licenze di apertura per punti scommesse dedicati allo sport e all’ippica.
Così, mentre in Italia ancora si protesta contro le indistruttibili rendite di posizione di notai e tassisti, a cogliere i frutti dell’unica liberalizzazione che in Italia sembra avere funzionato sul serio sono stati gli operatori del settore giochi e scommesse: una pattuglia di quasi 70 imprese capitanata da Lottomatica, Sisal e Snai, ma dove è ricca anche la presenza di operatori di piccole e medie dimensioni, che hanno saputo inserirsi abilmente in una o più nicchie.
Ma a essere più che soddisfatto per come «gira» il business è anche l’amministrazione tributaria che solo nel 2008 ha incassato, sotto forma di imposta su giochi e scommesse, quasi 8 miliardi di euro. Per dare un’idea, si tratta di più del doppio del gettito dell’Ici (cancellata dal governo Berlusconi) o del quadruplo di quanto spenderà il governo nel 2009 per la social card e gli assegni agli indigenti. Giocate, italiani, giocate.
Tags: Dossier Giochi&Scommesse
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