Piano casa, ripresa veloce
Boom. Mi sembra, a giudicare dalle reazioni dell’opposizione al Piano casa che sia in atto una selezione per partecipare all’Olimpiade di chi la spara più grossa. La portavoce dei Verdi, Grazia Francescato, evoca un’immagine horror: «Nasceranno tanti eco-mostriciattoli».
Antonio Di Pietro strilla allo scempio. Guglielmo Epifani, tanto per ribadire un classico della tradizione sindacale, evoca “contro la furbizia di chi governa l’esigenza di una grande riconversione produttiva”, stavolta per favorire il risparmio energetico. Ma l’Oscar tocca ad Antonio Bassolino, governatore della Campania: il governo, suggerisce, deve confrontarsi con le regioni per “inserire un incentivo ecologico per la riqualificazione delle case”.
Francamente, pur evitando ogni possibile ironia per rispetto delle traversie patite dagli amici napoletani, non mi sembra il pulpito ideale per parlare di ecologia… Queste reazioni, però, meritano una riflessione: scusate, ma chi governava ai tempi gloriosi degli immobiliaristi? Quando le cronache finanziarie (e quelle rosa) erano piene zeppe delle gesta dei vari Ricucci, Coppola, Statuto e degli altri alleati dell’Unipol nelle partite bancarie?
A quei tempi, le banche non lesinavano il credito ad operazioni di compravendita immobiliari ad alto contenuto speculativo, generosamente accolte e finanziate da Italease (e non solo). O a progetti edilizi che rischiano, una volta scoppiata la bolla, di restare sulla carta per un bel po’. O per sempre. A meno che gli istituti di credito non ci mettano una pezza a caro prezzo (pensiamo a Risanamento di Luigi Zunino, piuttosto che alle difficoltà di Aedes, IPI o della stessa Pirelli Re) per loro o per gli sventurati sottoscrittori di quote di fondi immobiliari, facendo così pagare ai propri azionisti e/o ai propri clienti gli effetti di una strategia che meriterebbe qualche attenzione, come già qualche mese fa faceva notare, in una lettera aperta, l’Assimpredil Ance milanese. “Se anche in Italia qualche gruppo più legato alla finanza immobiliare che alla promozione e costruzione - si leggeva nell’inserzione a pagamento sui quotidiani dello scorso ottobre - è oggi in forte difficoltà, qualcuno dovrebbe chiedersi il perché di scelte manageriali azzardate, di finanziamenti con un rapporto debt/equity assurdo, di ipervalutazioni di aree e immobili da trasformare, di business-plan con prezzi di vendita non realistici”. Non mi risulta che le anime belle, le stesse che oggi insorgono contro un provvedimento che sottolinea come i lavori edilizi consentiti dovranno rispettare “le norme sulla tutela dei beni culturali e paesaggistici”, si siano poste domande del genere.
Insomma, siamo alle solite. Per qualche strana maledizione la sinistra italiana soffre di strabismo: guarda lontano, verso le grandi ristrutturazioni di un mondo ideale, ma disdegna le esigenze quotidiane di quelle imprese di piccole dimensioni e spesso a proprietà familiare, che tanto hanno contribuito ad abbellire, in questi anni, il territorio delle nostre città. Perché nessun proprietario sano di mente, al giorno d’oggi, investe in eco-mostriciattoli che abbassano il valore delle proprietà. Facciamocene una ragione. Speriamo, semmai, che certe obiezioni ideologiche non contribuiscano a provocare l’effetto di un’Italia a due velocità: una, governata dalle forze che si richiamano al governo centrale, pronta a recepire il segnale in arrivo; l’altra impegnata a “sabotare” il provvedimento. Non credo che il pericolo sia poi così reale, perché gli amministratori delle regioni “rosse” quando si parla di portafoglio, sanno esser duri d’orecchio ai richiami della politica. O, meglio, perché chi ha a che fare con il popolo delle imprese, degli artigiani, ma anche delle cooperative, è in grado di capire che questo “piano casa” permette di rimettere in moto il popolo degli artigiani, con i camioncini degli operai che da Bergamo o Brescia affluiscono ogni mattina su Milano: un volano dell’occupazione efficace e dagli effetti immediati, che sfrutta bene i punti di forza a nostra disposizione ai tempi della crisi.
L’Italia, come sottolinea Moody’s, è un Paese dal debito pubblico a rischio ma con un forte risparmio delle famiglie. Il risultato finale è una posizione finanziaria netta meno fragile del Regno Unito (paese dove l’indebitamento dei privati supera il Pil) e nemmeno troppo distante dal panzer tedesco.
Ma l’alto indebitamento dello Stato, si sa, impedisce al governo di effettuare interventi straordinari di una certa complessità. Intanto, in assenza di alternative, il risparmio delle famiglie (già tartassato dai pessimi risultati del risparmio gestito) si deve accontentare di rendimenti sotto l’1% (vedi i Bot) o delle obbligazioni bancarie, non molto più generose e comunque con maggior rischio. La banca, a sua volta, ha stretto i cordoni della borsa, con il risultato di strangolare il tessuto produttivo perché, come si leggeva nella lettera dell’Ance Assimpredil “gli sforzi delle nostre imprese rischiano di risultare inutili se il sistema bancario non crede più in loro”. Cosa che puntualmente accade, come rilevano i “Quaderni per l’economia di Nomisma”: nel suo complesso il flusso di credito verso il settore residenziale da parte delle banche si è contratto di almeno 6,6 miliardi dalla fine del 2007 all’inizio del 2009. E la dinamica rischia di peggiorare.
Ben venga, insomma, una legge che permetta di far affluire ossigeno alle imprese riducendo al minimo l’intermediazione delle banche, orfane degli immobiliaristi che hanno garantito utili di carta per almeno cinque anni. Ben venga un provvedimento che offra alle famiglie l’occasione di mettere in circolo i loro risparmi per favorire l’economia senza correre il rischio di un salasso in Borsa od allo sportello. Ben vengano nuove regole che poggino sulla responsabilità dei professionisti (guai se ingegneri e periti non si dimostreranno all’altezza) riducendo i poteri di una burocrazia soffocante e spesso arrogante. Ben venga, infine, il “regalo” (ce ne sono così pochi) in arrivo da Bruxelles: ovvero il lasciapassare a Tremonti perché il regime agevolato per l’edilizia (Iva al 10%) da temporaneo diventi definitivo. Quei provvedimenti temporanei, in balia dei colpi di mano dei governi del passato, erano dei veri “mostriciattoli” fiscali.
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Per favore, mettete un anti dunping sui prodotti cinesi che ci hanno fatto chiudere molte industrie ed hanno una concorrenza sleale. Noi italiani non vendiamo in Cina i ns. prodotti con le setesse proporzioni dei cinesi che vendono in Italia. La UE cosa fa? Aspetta forse che i cinesi ci facciano morire? I cinesi copiano i ns. prodotti e li producono a meno costo per poi rivenderli nella UE, ecco la loro politica di vendita, far morire le nostre aziende per poi venderci i loro prodotti rincarati di prezzo !!! Per favore CE fate qualcosa, svegliatevi. L’acciaio cinese da 300.000 ton e passato a 12.000.000. di ton importate in europa, questo solo per dare solo un esempio di un prodotto. Dico aiutare i Paesi che sono appena entrati in CE, tipo Romania , bulgaria ecc. non la Cina.
[…] leggo divertito come le regioni, alcune regioni… bè, UNA regione, stiano già all’opera con […]