Europa e America, nuovo allarme banche
Invia per Email
Nazionalizzare le banche ma senza agevolare gli azionisti di riferimento e i manager che hanno provocato il disastro. Lo dice il premio Nobel per l’economia (nell’anno della crisi mondiale da lui non prevista) Paul Krugman al suo ex rivale Alan Greenspan, ex presidente della Fed dei disastri, dalla prima pagina di “Repubblica”. Chissà perché la cosa ricorda gli sketch dei fratelli De Rege. A ogni modo il tema all’ordine del giorno oggi è drammaticamente sempre lo stesso. La notizia del via libera a una nazionalizzazione di massa delle banche americane ed europee è l’apertura di quasi tutte le prime pagine dei quotidiani italiani. Il più spiritoso è “il Riformista” con “Obama fa il banchiere”, il più catastrofista - eurocentrico, la “Repubblica” con “Europa, allarme per le banche”, il più “americanocentrico” “Il sole 24 ore” con un rassicurante “Banche Usa, sale lo stato”, il più bonapartista “La stampa” con “L’Europa rifonderà il capitalismo”, che vale da titolo alla stessa vicenda e da richiamo a una lunga intervista al presidente francese Nicolas Sarkozy che prende le pagine 2 e 3 del quotidiano torinese.
Cosa sia veramente accaduto però lo spiega in maniera “understatement” solo l’ “International herald tribune” nel proprio pezzo di spalla: “U:S: warns banks it may takes shares”. Cioè gli Stati Uniti avvisano le banche che essi potrebbero prendere il controllo azionario. E questo vale soprattutto per il quasi fallito “Citigroup” che potrebbe passare almeno per il 40% sotto il Tesoro americano. Cosa che ieri ha fatto precipitare ulteriormente Wall Street di un altro quasi 5 per cento spingendo l’indice indietro ai livelli del 1997. Ieri peraltro nella borsa, quella italiana, c’è stato un altro crollo eccellente, l’ennesimo a dire il vero, quello della Fiat, i cui titoli sono stati declassati a “junk” (vedi “Repubblica” a pagina 4), “monnezza”, da Moody’s, evento che ha fatto precipitare il titolo di oltre il 5%. Fiat peraltro è in buona compagnia visto che in America si riparla di pilotare il fallimento di Gm e Chrysler come spiega “Il Giornale” a pagina 21, mentre per quanto riguarda Chrysler si ripropone anche un’alternativa di salvataggio ma senza più la fusione con la Fiat che a Bob Nardelli appare ogni giorno che passa sempre più problematica.
Per questo ha presentato a Obama due piani di salvataggio, uno con la Fiat e un senza. Si vedrà se prevarrà o meno quindi il tanto deprecato protezionismo.
Peraltro la messa in amministrazione controllata di due dei tre colossi dell’auto americana (per ora solo Ford non chiede soldi allo stato) potrebbe paradossalmente convincere le banche come Citigroup, che però abbiamo visto come stanno, a concedere quelle mega linee di credito da 40 miliardi di dollari richieste che sarebbero le più alte mai concesse nella storia d’America per l’industria del settore.
Si creerebbe però un circolo non di certo virtuoso: “io Citigroup, colosso bancario sull’orlo del fallimento, presto a te General Motors e a te Chrysler, che state persino peggio, i soldi che non ho e che sarà in defintiva il Tesoro americano a fornire”. E non avessero glia mericani, e il resto del mondo, già sperimentato lo tsunami seguito al fallimento della Lehman Brothers, qualcuno già avrebbe pensato
a far saltare il passaggio bancario dell’intermediazione.
Perché le banche creano problemi a queste grandi industrie. Come accade alla Fiat che accusa Moody’s di lavorare per gli istituti di credito e per questo di avere declassato a “monnezza” i suoi titoli (”Il giornale” a pagina 21). Certo però che anche Marchionne deve essere cauto: continua a percepire 7 milioni di euro l’anno (vedi “Panorama” in edicola a pagina 96) e nell’ultimo anno il titolo in borsa ha perso qusi l’80% del proprio valore. Inoltre anche in Italia c’è lo stesso paradosso all’americana di Citigroup con Gm e Chrysler. Solo per cifre molto più modeste: Unicredit, che sta nella melma per via del default dell’est europeo , ha appena prestato un miliardo di euro (che non potrebbe permettersi di prestare a nessuno) alla Fiat per farla andare avanti. E così si candida a essere forse la prima e unica banca italiana a venire ricapitalizzata dallo stato. E magari nazionalizzata.
A proposito di Est europeo poi, Almunia, almeno a leggere “Il sole 24 ore” a pagina 5 e il “Corriere della sera” a pagina 6, si sarebbe convinto che la Ue non solo le banche dovrà salvare ma anche altri stati europei. Cioè per l’appunto quelli dell’est. Che peraltro non potranno venire nazionalizzati. Sempre sul “Sole” ma a pagina 2, si discute ancora se il salvataggio delle banche dai titoli tossici dovrà avvenire tramite il sistema della “bad bank” o quello dello scudo. Forse basterebbe mandare i cosiddetti top manager a San Patrignano, come suggerisce il numero di “Focus” in edicola, che a pagina 144 ipotizza che la crisi economica mondiale sia stata dovuta all’uso eccessivo di cocaina fatto dalla categoria in questione, con il conseguente deliriuo di onnipotenza che li avrebbe portati a sottovalutare i rischi di impresa.
Certo adesso anche Trichet (”Sole 24 ore” a pagina 5) si allarma per il credit crunch, dopo avere però per anni stretto i cordoni del credito e avere ideato e attuato gli assurdi criteri di “Basilea 2″ che adesso tutti vogliono abrogare, da Almunia Tremonti.
Speriamo allora che qualche medicina venga oggi dal vertice italo-francese che si terrà a Roma e a fine settimana da quello europeo che ci sarà a Bruxelles. Sarkozy è sempre all’attacco sull’ottimismo, e i titoli de “La stampa ” rispecchiano la sua visione bonapartista persino del capitalismo europeo. Che secondo lui, lungi da tentazioni protezioniste sdegnosamente negate per quanto riguarda la Francia, sarà rifondato in maniera etica proprio grazie alle “opportunità offerte dalla crisi”. Andrebbe tutto benissimo se in quei due chilometri di intervista Nicolas ci spiegasse anche “come”. Ma il particolare deve esserci sfuggito.
Tags: Almunia, Chrysler, Citigroup, De Rege, fiat, GM, greenspan, Krugman, Nardelli, Obama, sarkozy, Trichet, UniCredit
Commenti
Un Commento a “Europa e America, nuovo allarme banche”
Scrivi una risposta:
Devi fare log in per scrivere una risposta.
Rubriche:
1. Editoriale
- Professionista chi? Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Anch’io ho fatto come Buffett. Stravolgere i canoni rende di Ennio Doris
2. Controvento
- Nucleare. Non basta dire no Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Vi spiego perchè il sindacato è finito nel 1993 di Giuliano Cazzola
4. Analisi
- Ecco che cosa ci stiamo giocando in Borsa di Oscar Giannino








Sembra che sfuggano troppi “come” e troppi “perche’” a coloro ai quali abbiamo affidato il destino delle nostre vite…
——————–
http://www.renovar.it/chirurgia-estetica/chirurgia-corpo/68-mastoplastica-additiva.html