Sopra la banca lo stato campa
Invia per Email
E’ una bestemmia ciò che ha affermato ieri il premier Silvio Berlusconi alla fine e a margine del vertice italo-britannico con Gordon Brown? E cioè che lo stato potrebbe nazionalizzare le banche, cosa che, peraltro, a livello europeo è già abbondantemente avvenuta? No, è una realtà, magari triste, e che non spiega, come vorrebbe fare credere “Repubblica” in prima pagina, il calo a picco di Unicredit in borsa, dovuto invece alle note vicende dell’Europa dell’Est, per salvare la quale dal default si stanno muovendo Germania e Austria, cioè le due nazioni dell’Ovest più tradizionalmente vicine alla Ost politik. Parafrasando il noto detto si potrebbe quindi tranquillamente dire che “sopra la banca, lo stato campa, ma sotto la banca lo stato crepa”.
A ogni buon conto oggi “La Stampa” in prima titola così: “Banche allo stato? Un’ipotesi”.
Ma un’ipotesi di cui si dovrà pur parlare anche da noi se è vero come è vero che nel 2009 i titoli bancari potrebbero macinare in borsa il 70% di profitti in meno dell’anno appena passato. Come ammette proprio “Repubblica” in un pezzo di taglio basso di pagina 3. Nel frattempo entro oggi l’Europa dovrebbe dare il via ai cosiddetti Tremonti bond, come spiega il “Corriere” a pagina 3, specificando nel pezzo altre due cosette di una certa importanza: il 2 e il 3 marzo ci sarà il “credit day”, cioè un giorno e mezzo di verifica dello stato di liquidità degli istituti di credito italiano, e né ora né mai sarà accolta la proposta di Emma Marcegaglia di lasciare per un anno il tfr dei lavoratori in azienda per dare alla stessa un bel po’ di liquidità non sua, ma dei lavoratori, da utilizzare. La posizione ufficiale in tal senso viene dal sottosegretario leghista Alberto Giorgetti e tanto basta. Le aziende avranno più credito appena sarà sanata e verificata la condizione dei maggiori istituti italiani. Tutti sanno che il problema della nazionalizzazione riguarda per ora uno solo di essi, Unicredit, gli interessati ringrazino chi ha scelto di concentrare nell’Europa dell’est, ora a rischio default, la gran parte delle risorse.
Certo ci si può anche consolare con ild etto “mal comune mezzo gaudio”, quanto meno ci si potrà attaccare alla locomotiva tedesca della Merkel che ha tutto l’interesse a salvare i paesi confinanti a est da un crack che trascinerebbe la Germania e tutta l’Europa nel baratro.
Comunque il “Corriere” nelle pagine di economia assicura che scatterà il piano di emergenza della Ue e d’altronde Unicredit sta ricapitalizzandosi con 3 miliardi di bond garantiti da Mediobanca.
E poi diamine, il bonus governativo del settore auto già ha cominciato a produrre risultati positivi: campeggia infatti nella prima del “Sole 24 ore” l’ottima notizia che la Fiat ha deciso, per via del ritorno di fiamma degli ordini di acquisto da parte di tantissimi clienti di Multipla, Mi-To, Ypsilon e Punto (le macchine più interessate agli incentivi governativi), di ritirare la cassa integrazione per ben 8.200 operai dello stabilimento torinese del Lingotto. Scusate se è poco. Insomma tutto si aggiusta se non ci si fa prendere dal panico.
Piuttosto adesso i “gufi” e i “corvi” di cui parlava Scajola l’altro, ieri riferendosi alla Marcegaglia (e allo staff del centro studi di Confindustria) che oggi dalla pagina 3 del “Sole 24 ore” smorza la polemica e afferma di credere nella ripresa,
sembrano essere tutti volati Oltremanica.
Nella un tempo “Perfida Albione”. E infatti la copertina dell’ultimo numero oggi in edicola di “The economist” è tutto un programma: “The collapse of manufacturing”. C’è bisogno di tradurre? Nel pezzo che spiega la copertina e che è il primo degli editoriali sito in pagina 11, si fa la seguente analisi: se uno oggi volesse trasportare un container dalla Cina all’Europa rischierebbe di guadagnare dollari zero. Nel 2007 ne avrebbe guadagnati 1400. Proprio in Cina i 9 mila esportatori di giocattoli cheap sono infatti tutti falliti, l’export dei notebook made in Taiwan è crollato di un terzo, le macchine assemblate in America sono il 60% in meno che nel 2008 in questi primi due mesi scarsi del 2009. Poi c’è la produzione industriale che negli ultimi tre mesi è caduta del 4,4% in Gran Bretagna e del 3,6% in America. Su base annuale queste cifre diventano rispettivamente - 16,4% e -13,8%. Comunque almeno la ricetta dell’ “Economist” non differisce molto da quando uscito ieri dal meeting Brown-Berlusconi: no al protezionismo e , se del caso, aiuti di stato anche massicci al sistema finanziario.
D’altronde l’altra notizia che oggi viene riportata in prima dal “Sole 24 ore”, è che il patteggiamento tra l’Unione delle banche svizzere e gli Stati Uniti per una cifra pari a 780 milioni di dollari, proventi di evasione fiscale negli States dove è un reato serio, viene subordinato alla consegna della lista di oltre 52 mila furbetti americani. E il ministro delle finanze svizzero Hans Rudolf Merz, ritratto in prima pagina con occhi e ditino indice assai minacciosi, esclude che la cassaforte dei segreti inconfessabili di tutto il mondo possa stavolta opporre il segreto bancario. Insomma la fine di un mito. Così si ritorna al “sopra la banca lo stato campa”.
E l’assioma viene confermato dall’unico manager ottimista della giornata (che non appartiene alla categoria dei super privilegiati e super ingiustamente pagati oggi monitorata da un prezioso servizio del settimanale “Panorama” richiamato in copertina e sito a pagina 98) cioè l’amministratoer delegato della Sace, Alberto Castellani. Il quale si fa ritrarre sorridente nella prima pagina del dorso del “Sole 24 ore” , “Finanza e Mercati”, sotto il seguente titolo:
“Sace ha gli strumenti per sfidare la crisi”.
Poi nell’occhiello si sbilancia ancora: “Siamo pronti a finanziare le imprese e il rilancio dei consumi”. Della serie: “ragazzi qualcuno ha il telefono della Sace?”
Tags: Alessandro Cstellani, berlusconi, cassa integrazione, fiat, Gordon Brown, Hans Rudolf Merz, Mi-To, Multipla, Punto, Sace, Ubs, UniCredit, Ypsilon
Commenti
Scrivi una risposta:
Devi fare log in per scrivere una risposta.
Rubriche:
1. Editoriale
- Professionista chi? Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Anch’io ho fatto come Buffett. Stravolgere i canoni rende di Ennio Doris
2. Controvento
- Nucleare. Non basta dire no Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Vi spiego perchè il sindacato è finito nel 1993 di Giuliano Cazzola
4. Analisi
- Ecco che cosa ci stiamo giocando in Borsa di Oscar Giannino








