L’Opa di D’Alema
A Massimo Giannini che lo intervista su “la Repubblica” Massimo D’Alema ricorda di non avere alcun ruolo istituzionale nel Partito democratico. Ma si impegna, in ogni risposta, a tracciare un programma di segreteria. Quasi un’Opa sul futuro del Pd: “Se non è il partito a chiamare ed impegnare tutti, non ci si può lamentare se nascono fondazioni, associazioni e iniziative di vario segno”. Tra queste c’è anche la sua Red, “un’associazione che ci aiuta a sviluppare i nostri progetti”. All’inizio parla della sensazione che “l’idillio tra Berlusconi e l’Italia” sia finito. Il Paese “attraversa una crisi senza precedenti, che sarà di lungo periodo. Si è ormai dissolta l’idea che Berlusconi vivesse una sorta di luna di miele permanente con il Paese”. E poi il giudizio politico da leader di fatto dell’opposizione: “Ci sono problemi enormi, il Governo li ha gravemente sottovalutati e oggi dimostra di non avere la forza per affrontarli con la necessaria radicalità”. Il “caso” della scuola è solo la miccia di un’esplosione che per D’Alema si deve riverberare sul complesso dei rapporti tra Paese e Governo. Ma qui arriva il punto e l’appunto all’opposizione. Il Pd per D’Alema deve saper parlare a tutto il Paese “che non è solo quello che scende in piazza”. E ancora: dopo la manifestazione del 25 ottobre “mi piacerebbe adesso che l’insieme del gruppo dirigente fosse coinvolto in una riflessione per il rilancio della nostra prospettiva”. E quindi detta il programma e il metodo: “Occorre mettere a fuoco un nuovo progetto riformista e riformatore per l’Italia, sul quale cercare il massimo dei consensi possibili, e non solo nell’opposizione”. Insomma, l’occhio torna alla Lega e all’Udc? Non lo dice, ma si capisce: “I temi non mancano, dai meccanismi per il voto europeo al federalismo”.
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