No alle sirene del debito
Non bastava il credit crunch, nemmeno il «dimagrimento» forzato dei prezzi sulle abitazioni. Il nuovo giro di tango della crisi riguarda stavolta il credito al consumo e le insolvenze da carte di credito. Negli Usa l’uragano rappresenterà l’ennesima conferma che tutti, ma proprio tutti, pagheranno un amarissimo obolo per aver vissuto al di sopra dei loro mezzi. E produrrà effetti a cascata anche in Europa, o almeno in molti Paesi dell’Unione. In troppi compravano confidando nell’addebito del mese successivo e scontavano la rata del frigorifero nuovo e della tv digitale, tramite l’immancabile carta, come se fosse stata una slot machine.
Negli ultimi dieci anni anche in Italia è aumentato il credito al consumo. Si è affermata anche da noi molto più che in passato l’idea di poter soddisfare ogni desiderio e seguire ogni suggestione pubblicitaria con pochi euro al mese. Però le famiglie che hanno seguito le sirene del credito al consumo ai ritmi invalsi negli Stati Uniti non sono state moltissime, comunque infinitamente meno degli altri Paesi europei.
Sarebbe istruttivo, oggi, far nomi e cognomi di coloro che ancora un anno fa auspicavano l’indebitamento massiccio delle famiglie italiane come panacea per l’incipiente frenata del trend dei consumi. Invece, grazie a costumi di spesa e risparmio non retrogradi ma semplicemente saggi e prudenti, anche in questo campo, quando scoppierà la bolla delle credit card, in Italia arriverà solo una brezza autunnale e non l’uragano che investirà gli States.
La relativa sobrietà che è entrata nel nostro Dna sociale fin dal dopoguerra ci ha salvato varie volte, e anche stavolta ci salverà. A parte l’eccezione dei telefonini, di solito le nostre famiglie sanno rinviare gli acquisti dei beni di seconda necessità o comunque non indispensabili, fino al momento in cui dispongono dei soldi per comprare in contanti o, al massimo, al momento in cui potranno accollarsi nuove rate senza il rischio di non riuscire a pagarle.
Nonostante tutto, c’è ancora oggi chi vorrebbe convertire i cittadini italiani all’abuso del credito al consumo e alla droga da credit card, con la favola secondo cui i mesi agitati che stiamo vivendo sarebbero il momento migliore per comprare molti prodotti, anche a debito, che effettivamente hanno visto crollare i loro prezzi. Si vorrebbe spingere l’acceleratore sulla «necessità» di aumentare i consumi anche a costo di aumentare i debiti delle famiglie. Dimenticando che nessun prezzo è «giusto» se non si hanno i soldi per pagarlo.
Cedere a queste suggestioni sarebbe un errore mortale che sicuramente gli italiani non faranno, nonostante ogni lusinga. Ciascuno di noi conosce la differenza tra ciò che è possibile «rottamare» e ciò che non lo è. E ciascuno conosce il limite oltre il quale indebitarsi diviene insostenibile e offre il fianco all’attività degli usurai, purtroppo comunque in crescita. Per questo, e nonostante le funeste ripercussioni dei problemi americani, è lecito prevedere che un sano realismo (cattolico) salverà l’Italia anche da quest’ultimo uragano. Per evitare questa nuova influenza autunnale, basterà coprirsi un po’ più dello scorso anno.
Di Luca Volonte’
Tags: crediti al consumo, debiti, economia, mutui, recessione
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