Ecco a voi il “Lato B” di Gramsci
Lunedì mattina, il 27 ottobre, leggevo il Corriere della Sera e ridevo dal piangere: un fantasmagorico Francesco Alberoni spiegava come le decisioni importanti vadano prese a mente sgombra; poi le solite due o tre pagine su Alitalia da saltare a piè pari e poi, così a tradimento, altre cinque o sei sulla scuola e sulla manifestazione del Circo Massimo, fogli che anche a girarli in fretta e a piè dispari l’occhio almeno sulle figure ti ci cadeva e ci perdevi comunque del tempo a cercare di farti un’idea, se non sulla qualità, sui quantitativi del contendere.
Bene, cioè male, perché in Italia dare i numeri è diventato lo sport nazionale, tanto che indipendentemente dal sostenere che in piazza fossero scesi 2 milioni e mezzo di manifestanti o un paio di centomila, ottenevi il diritto ad almeno una mezza pagina d’intervista. Naturalmente si tratta di cifre in libertà (come se scoprissimo, all’improvviso, che le 5 giornate di Milano furono 32 e che i mille partiti dallo scoglio di Quarto erano 17 più un cane, un gatto, due coccodrilli e un orangotango), buone al massimo per il Superenalotto, e sono pronto a scommettere entrambi i miei cosini che in piazza non c’erano né 100 né 200 mila né 2 milioni e mezzo di persone.
Comunque, al di là di suggerire la moviola in campo, dei tornelli (qui sì, altro che per i magistrati) deputati alla conta o quelle macchinette tipo gastronomia dell’Esselunga, resta che al Circo Massimo erano veramente in tanti. Che non vuol dire affatto che Walter Veltroni abbia vinto qualche cosa (anzi), ma significa che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, tutto poteva sostenere tranne che a contestarla sono in pochi.
L’epiteto e il sostantivo. Il punto è che ormai vale tutto, tanto al governo (non se ne abbia il mio editore, ma il suo magnifico padre un giorno chiama la polizia a sgomberare e l’altro nega di averla chiamata) quanto all’opposizione, dove il magnificente e normalissimo Massimo D’Alema un giorno dà a Renato Brunetta dell’«energumeno tascabile» e l’altro gli chiede scusa. Immaginate cosa sarebbe successo se l’epiteto fosse scappato a un Roberto Calderoli qualsiasi…
Che poi, a leggere i commenti, tutti hanno trovato scandaloso e offensivo l’aggettivo «tascabile» mentre a guardar bene il vero insulto stava nel sostantivo «energumeno». Vale davvero tutto, anche che la nuova Unità si serva per il proprio lancio di un vecchio pallino di Oliviero Toscani, cioè un «lato B» di fanciulla, già utilizzato trent’anni fa per una marca di jeans. D’accordo: Toscani ha cambiato lo slogan, passato da «chi mi ama mi segua» a un se vogliamo meno categorico ma più equosolidale «Nuova, libera e mini». Ma o è stato il creativo a prendere in giro l’Unità oppure è l’Unità che ci prende (letteralmente) per le chiappe; meglio ancora, cioè peggio, le due cose insieme.
In realtà l’ex testata degli ex Ds, ora diretta dalla brava Concita De Gregorio, si propone anche come indipendente, impegnata, coraggiosa, sorprendente, rivoluzionaria, intelligente, generosa, essenziale e indomabile e mi auguro con tutto il culo, pardon il cuore, che sappia davvero essere tutte queste cose.
Me lo auguro, ma ne dubito. In compenso, da maschio voyeur al limite del bavoso quale sono, prometto di comprare l’Unità otto giorni su sette se in quarta di copertina mi schiafferà sempre un «lato B» all’altezza: non alimenterà il dibattito politico, ma un fondoschiena che parla da solo va bene uguale; chi fa da sé fa per tre, insomma. O, se preferite, per 3 milioni e mezzo.
Di Mino Bora
Tags: alitalia, Brunetta, Concita De Gregorio, costume, D'Alema, gossip, Superenalotto
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2 Commenti a “Ecco a voi il “Lato B” di Gramsci”
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Caro Bora, ho letto con piacere il suo articolo, pungente.
Sono un ragazzo a cui piace spesso cambiare quotidiano, lo ruoto a seconda della copertina, del giorno, degli scoop che voglio conoscere.
Ad esempio l’Unità di mercoledì 29 è stato un quotidiano ricco di notizie ed articoli interessanti.
Ad esempio ci ha fatto riflettere s’un fatto: articolo 5 della Legge Gelmini, blocco dei libri per x anni. Mi sembrava un buon provvedimento, forse l’unico dell’Intera legge.
Sbagliato. Sembra che questo blocco favorirà pesantemente le aziende del Premier, e manderà a casa gli editori puri, ovvero quelli che stampano solamente materiale scolastico.
Devo anche dire che ci vedo troppo Veltroni, troppo Pd, troppo Bianco Verde Rosso. Dall’unità mi aspetto sempre indipendenza e rigore … speriamo non mi deluda.
(Tra i giornali che acquisto ovviamente non ci sono IL GIORNALE, LA PADANIA, LIBERO e pochi altri, ma li passo in rassegna stampa web, e lì si che son arrabbiature!)
A presto. Willy C.
http://nonleggerlo.blogspot.com/
Dopo aver convinto Livia Turco con “Pane, amore e sanità” [memorabile la conferenza stampa per i 30 anni del SSN alla presenza di Prodi], il Nostro Fotograficamente Creativo è riuscito a ingraziarsi un’altra donna di potere, Concita De Gregorio, mostrando un’altra forma femminile: lì faccia d’infermiera, qui culo di lettrice.
In ogni caso riesce a far parlare di sé, è su tutti i giornali e sta conoscendo un’impopolarità diffusa, su cui fonda tutto il suo appeal, fatto di audace e schietta sovversione.