Barberani/ La “muffa” seduce New York
«Nel 1985 avevo spedito una cassa di vino a Larry Romano, il distributore ufficiale di Mondavì in California, per fargli assaggiare la nostra ultima scoperta: la muffa nobile. Ma ricevere i complimenti direttamente da Robert Mondavì è stato come toccare la luna». Luigi Barberani è un vignaiolo vecchio stampo. È cresciuto con i piedi piantati nella sua terra a Orvieto e i grandi circuiti internazionali gli fanno girare la testa.
Ma quella telefonata, forse, gli ha cambiato la vita. Da allora, infatti, la sua azienda vinicola, Barberani, ha cominciato a conquistare i mercati di mezzo mondo, sulle note intense dell’Orvieto superiore doc. Le tre caffetterie con mescita di vino, aperte dal padre Vittorio nel 1962, nel centro di Orvieto sono state rimpiazzate da una cantina ipertecnologica, nuovi ettari di vigneti e nessuna partnership con i colossi californiani.
Progetto americano. Sulle colline che si affacciano sul lago di Corbara, Barberani, assieme ai suoi figli Niccolò e Bernardo, ha costruito un piccolo impero: 75 ettari di filari che producono 350 mila bottiglie all’anno (tra le 10 e le 15 etichette a seconda della vendemmia). Metà della produzione è destinata al mercato italiano, in particolare enoteche e ristoranti; l’altra, ai mercati internazionali, soprattutto Stati Uniti e Gran Bretagna fino alla recente scoperta di Hong Kong, una piccola nicchia che nel 2007 ha assorbito 10 mila bottiglie di vino Barberani. Quest’anno il giro d’affari dovrebbe chiudersi a 1,5 milioni di euro (1,3 milioni nel 2007), spinto dall’export e da due ambiziosi progetti. «Ogni anno esportiamo negli Stati Uniti circa 80 mila bottiglie di Orvieto superiore doc, ma negli States la distribuzione è difficile da gestire» sottolinea il direttore commerciale Bernardo Barberani. «C’è un turnover elevatissimo tra gli importatori e ogni volta bisogna ricominciare daccapo. Così abbiamo deciso di aprire una nostra divisione commerciale americana, con l’obiettivo di tagliare di circa il 40% i costi dell’importatore».
Il «progetto America», che verrà lanciato entro la fine dell’anno, segue un altro importante sbarco internazionale per i vini di Barberani. Questa volta in Gran Bretagna. Entro un paio di mesi, infatti, dovrebbe chiudersi la trattativa con Moreno’s wine, il numero uno degli importatori spagnoli in Gran Bretagna, per distribuire le etichette di Barberani nei ristoranti e presso i grossisti di Londra.
di Giovanni Francavilla
Tags: Barberani, export, import, Made in Italy, Orvieto, Usa, vini
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