Bengasi: tre piccioni con una fava da 5 miliardi di $
Massimo Franco nella sua nota per il Corriere della Sera scrive che l’intesa raggiunta tra Berlusconi e Gheddafi ha “un’innegabile portata storica”. Non è un giudizio da poco, da sottovalutare, e che soprattutto denota l’indipendenza intellettuale e la correttezza professionale del notista del Corrierone, viste le sue simpatie per la socialdemocrazia. L’ideologia - al contrario dei tanti “giapponesi italiani”- non fa ombra sulla scrittura di Franco, al contrario di Bertolucci ( di cui parliamo nel precedente blog), o di Scalfari, che ancora oggi si scaglia - come vedremo in seguito -ancora una volta contro la soluzione del problema Alitalia. Ma torniamo alla nota di Franco il quale ha individuato nell’avvenimento tre fattori che giocano a favore del nostro Paese sia sul piano internazionale sia su quello interno. Sul piano internazionale l’accordo con Gheddafi, dopo 40 anni di diatribe sana e fa diventare proficuo il rapporto con il nostro diretto dirimpettaio nel Mediterraneo. Primo fra tutti, l’accordo per la sorveglianza delle coste libiche da parte di pattuglie delle guardie costiere dei due Paesi per limitare il flusso ininterrotto di imbarcazioni che partono da quelle coste per raggiungere la Sicilia o la Calabria. Il patto stretto con Gheddafi mira alla lotta ai “commercianti di carne umana”. A questa fava, si aggiunge l’accordo, “il più vistoso” secondo Franco, quello per le fonti energetiche, prolungate per venti anni. La Libia è un grande giacimento di petrolio e gas, e qui l’ENI è presente da tempo. Avere a portata di mano una fornitura importante di idrocarburi in quantità ragguardevole e per un ventennio significa porre l’Italia al riparo da eventuali shortages determinati da problemi come quello che si vive in questi giorni fra Russia e Georgia. Inoltre alcune imprese italiane potranno partecipare alla realizzazione delle opere cui sono destinati i 5 miliardi di dollari di risarcimento che verranno erogati nei prossimi venti anni. L’accordo sui “clandestini” viene ad aggiungersi sul piano interno soddisfacndo i due ministri di punta della Lega, Maroni e Calderoli. Ma il viaggio a Bengasi è stata anche l’occasione per un incontro con il vice di Vladimir Putin, Sergei Ivanov. Sicuramente dall’incontro Berlusconi ha avuto modo di apprendere dalla viva voce di Ivanov quale siano le intenzioni del suo amico russo, informazioni queste che gli serviranno domani al vertice europeo di Bruxelles che dovrà occuparsi del problema Georgia. Un tema spinoso, ma che potrebbe porre Berlusconi, vista la sua amicizia personale con Putin e con Bush, nella condizione di mediare e di evitare quindi che il problema dei rapporti fra Federazione Russa, Europa e Stati Uniti diventi diventi una strada senza ritorno. E Berlusconi potrà giocare un ruolo importante arrivando con informazioni di prima mano. Già nei giorni scorsi il Cavaliere aveva ricordato con “nostalgia” i tempi di Pratica di Mare, allorchè aveva introdotto con successo il tema dell’allargamento alla Russia della Nato. Le informazioni raccolte a Bengasi potranno servire successivamente anche nei colloqui che avrà con Cheney, inviato da Bush per ottenere pieno appoggio dell’Italia nel confronto con Putin. Infine, ma non ultimo, fa notare Franco, il clima di amichevole cordialità con Gheddafi può costituire per quest’ultimo un appoggio della sua politica tesa ad arginare il fondamentalismo islamico e il terrorismo, oltre che la proliferazione nucleare. Si apre una pagina nuova, sulla quale “i soliti noti” avranno certamente da ridire. Per ora sono soltanto gli italiani cacciati dalla Libia che attendono da 40 anni di essere rimborsati dei beni perduti a far sentire la loro voce. Possiamo stare certi che qualcuno si divertirà a soffiare su questa brace per farla diventare un fuocherello. Scommettiamo?
Tags: berlusconi, Bertolucci, Georgia, Gheddafi, Libia, Putin Bush, sbarchi clandestini, Scalfari
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