Pigneto, un antifascismo tutto da ridere
Si chiama Dario Chianelli e oggi si è costituito alla Digos. Ma ieri ha scelto un nome falso, Ernesto, come quello del personaggio che porta tatuato sul braccio, il Che Guevara, e poi, ha raccontato a Carlo Bonini di Repubblica la verità: “macché razzismo, macché fascismo, io sono sempre stato di sinistra!”Così l’autore della aggressione del Pigneto, a Roma, la ripropone agli italiani in una lunga dettagliata intervista come una storia di “normale violenza ” di quartiere ( se può esserci normalità in qualsiasi manifestazione del genere), ma priva di alcuna motivazione ideologica. Anzi.Lui è contro i fascisti da sempre. E smonta l’artificiosa costruzione che voleva attribuire “ai fascisti, razzisti” un rigurgito di violenza incoraggiato dalla vittoria del centrodestra, facendo montare una protesta, con relativo corteo organizzato, dai soliti “resistenti”. Con la stessa Repubblica in testa. Alemanno a Roma si propone di dedicare delle strade, a Berlinguer ma anche ad Almirante. Apriti cielo! Almirante in gioventù era stato autore di scritti razzisti! ( stiamo parlando degli anni prima della guerra). Un brano di quello scritto viene letto in Parlamento, e condannato dallo stesso erede di Almirante, Gianfranco Fini, il quale “si permette” di ricordare tuttavia che il fondatore del Movimento Sociale ebbe anche il merito di portare gli eredi del fascismo nell’alveo della democrazia. La protesta piove dai soliti “guardiani della rivoluzione”, i soliti antifascisti d’antan alzano la voce. Sono sempre gli stessi, ai quali però Paolo Granzotto, su Il Giornale ricorda i loro scritti razzisti, quando anche loro da giovani erano orgogliosi di militare nel partito fascista. Giorgio Bocca, Eugenio Scalfari, sono in prima fila nella rassegna di Granzotto che ne riporta virgolettati i testi anti-ebraici di allora, la loro glorificazione delle leggi razziali. Assieme a quelli di Giuliano Vassalli, Enzo Forcella, Carlo Lizzani, Milena Milani, Giaime Pintor. Scalfari allora scriveva: “Gli imperi moderni, quali noi siamo sono basati sul cardine ‘razza’, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato-nucleo alle altre genti”. Già. Quanta memoria si perde per strada, allorché ci riguarda, e quanta se ne ritrova quando va contro gli altri! Granzotto completa la lista di coloro che collaborarono con Bottai nell’esaltare il punto di vista razzista, tutti nomi di persone rivelatesi “dopo”, antifascisti e di “sinistra”, coscienze critiche di una società alla quale avevano aderito con entusiasmo in precedenza e divenuti poi “vigilanti antifascisti” pur di demonizzare assieme ad Almirante, Alemanno e di conseguenza Berlusconi, dimenticando quelle che Paolo Mieli ricorda come “piccole o grandi compromissioni” di cui sono stati orgogliosi protagonisti “Da giovani” si giustificano. Quella della giustificazione dovuta all’età vale solo per loro, o per i “compagni che sbagliano”. Non vi viene da ridere?
Tags: , Alemanno, Almirante, berlusconi, Bocca, fini, Guardiani delle rivolusione, Pigneto, Scalfari
Commenti
Un Commento a “Pigneto, un antifascismo tutto da ridere”
Scrivi una risposta:
Devi fare log in per scrivere una risposta.
Rubriche:
1. Editoriale
- Professionista chi? Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Anch’io ho fatto come Buffett. Stravolgere i canoni rende di Ennio Doris
2. Controvento
- Nucleare. Non basta dire no Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Vi spiego perchè il sindacato è finito nel 1993 di Giuliano Cazzola
4. Analisi
- Ecco che cosa ci stiamo giocando in Borsa di Oscar Giannino










Fa bene chi ricorda che anche Scalfari (insieme a Montanalli, Aldo Moro e molti altri) è stato razzista e fiero di esserlo.
E ha fatto bene, anzi benissimo, il parlamentare Fiano che ha riportato in aula le «vergognose parole» (l’espressione è di Fini) di Almirante. Perché non c’è giustificazione che tenga, davanti all’incitamento all’odio razziale.
E’ una macchia indecente della storia italiana. Dare la colpa ai 20 anni o al clima che si respirava è troppo comodo, così come lo è minimizzare con la solfa degli «italiani brava gente».
Bisogna ricordare chi (di destra o di sinistra) e quando ha incitato gli italiani all’odio e alla violenza che ha portato alla deportazione di ebrei e zingari.
C’è chi dice che le parole di Scalfari non sono così virulente come quelle di Almirante. Non amo molto le classifiche dei «fascisti meno peggio». Ma per correttezza riporto qui il testo completo di Almirante, seguito da quello di Scalfari.
C’è qualche differenza? Al lettore giudicare.
Per altre prese di posizioni antisemite e razziste, cliccare qui: http://cronologia.leonardo.it/mondo23z.htm
ALMIRANTE, DIFESA DELLA RAZZA, 5 MAGGIO 1942 «Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto lo spirito alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose - fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue».
SCALFARI, ROMA FASCISTA, 24 SETTEMBRE 1942
«Gli imperi moderni quali siamo noi li concepiamo sono basati sul cardine razza, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti».