Historic Research/Il piumino di Sua Maestà
Setacciare i mercatini di mezzo mondo alla ricerca di idee d’ogni tipo. Da reinterpretare in chiave contemporanea con progetti fatti su misura anche per un singolo cliente. Era il 2001 quando Alberto Conti (nella foto in alto), terzista di abbigliamento specializzato in giubbotti invernali di Bassano Bresciano, decise di assecondare la passione di sempre, quella del «cacciatore di trend», appunto, lanciando un marchio di proprietà: Historic Research. E sfidare, tra gli altri, brand come Moncler, Peuterey e Belstaff.
Con successo. Nel 2007 l’azienda, che può contare su 40 dipendenti e sei sartorie dislocate nel Bresciano
, ha chiuso con un giro d’affari di 8 milioni di euro, con una crescita del 14,3% sul 2006, e una quota export pari al 35%. «A fare da apripista alle nostre collezioni è stato il piumino Norge, dal nome del dirigibile con cui nel 1926 Umberto Nobile, insieme all’esploratore norvegese Roald Amundsen, trasvolò il Polo Nord» racconta a Economy Conti, che si avvale della collaborazione anche della moglie Laura Dusini, responsabile prodotto, e del fratello Sergio, a capo della logistica.«Poi è stata la volta di Itala, ispirato alla traversata Parigi-Pechino compiuta nel 1907 a bordo di una Fiat, dal nome Itala, appunto, dal principe Scipione Borghese, con Ettore Guizzardi e Luigi Barzini».
In tutto sono 3 mila circa i capi storici custoditi negli archivi di Historic Research da cui i designer della casa, una quindicina, traggono ispirazione per le collezioni uomo, donna e bambino oggi proposte nella versione total look: giubbotti, dunque, ma anche capi casual di ogni tipo. «A fare la differenza, oltre al taglio, sono i tessuti» assicura Conti, che all’ultimo Pitti uomo ha scommesso sul tartan scozzese, recuperato da vecchie coperte dell’esercito di Sua Maestà acquistate a un’asta d’Oltremanica. «Ricorriamo, tra gli altri, al fustagno inglese, un velluto di pregio, al cotone oleato, al poliestere idrorepellente e quant’altro».
Peso dimezzato. Il posizionamento delle collezioni è simile a quello della concorrenza, con i piumini invernali che oscillano tra i 400 e i 700 euro. Con una particolarità: sono realizzati con la tecnica a iniezione diretta, che, eliminando il sacco che solitamente contiene la piuma d’oca della stragrande maggioranza dei giubbotti, li rende leggerissimi: 3,5 etti circa, anziché 7. E vanno a ruba.
«Sono 100 mila i capi prodotti ogni anno, di cui 60 mila per le collezioni invernali» prosegue Conti, che a fine giugno inaugurerà anche il primo monomarca. La location scelta è Livigno; entro l’anno, poi, sarà la volta anche di Milano Marittima e Courmayeur con un investimento complessivo stimato in 500 mila euro. «Ma non ci fermeremo qui» conclude l’imprenditore. «L’idea è di aprirne dieci in un paio d’anni nelle località turistiche più in voga d’Italia». All’estero, invece, sarà scelta la formula dei corner monomarca all’interno dei grandi magazzini che contano. A cominciare dalle Galeries Lafayette di Parigi.
Di Zornitza Kratchmarova
Tags: aziende, export, Historic Research, Made in Italy, moda
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