Liberalizzazioni: arriva l’avvocato low cost
A Milano, fino a tre mesi fa, tra la panetteria «Il Piccolo Fornaio» e il bar tavola-calda «Bon Bon», in viale Abruzzi, c’era un fruttivendolo: con le sue primizie e un banchetto colorato contrastava il tran-tran di una strada a cavallo tra gli uffici del centro e la periferia popolare.
Oggi le mele non ci sono più, e la bottega è stata rimpiazzata da uno strano studio legale. Dietro la vetrina, coperta di adesivi «Diritto civile», «Diritto del lavoro», «Diritto di famiglia», non ci sono le boiserie degli ovattati studi d’affari.
E il contrasto con l’immagine tradizionale dell’avvocato diventa ancor più forte quando si passa sotto l’insegna Assistenza legale per tutti e si entra nel negozietto: una quarantina di metri quadrati, pareti giallino pallido tinteggiate di fresco, quattro sedie di plastica azzurre (tutte occupate) nel piccolo atrio, e poi tre box con scrivania, computer e telefono, separati da un pannello, quasi come in un call-center.
Qui nessun indizio fa immaginare di trovarsi di fronte a quattro avvocati, disponibili dalle 9 alle 19, dal lunedì al venerdì, pronti a risolvere piccoli impicci e grandi imbrogli quotidiani. E il distacco dalla tradizione è ancora più netto se si cerca la classica toga nera con le nappine dorate appoggiata sulla poltrona, o le collane dei codici impolverati nelle librerie di rovere. Niente di tutto questo. «Vuol dire che abbiamo raggiunto il nostro scopo» sorride Cristiano Cominotto, 40 anni. «Noi vogliamo proprio abbattere la barriera che c’è tra il cittadino e il professionista: scendere dal piedistallo e avvicinarci alla gente per risolvere i suoi problemi» puntualizza l’altro socio, Francesca Passerini, 47 anni.
Maniche di camicia, piglio deciso e una dialettica più da manager che da principe del foro, Cominotto è un avvocato esperto di contratti; la sua collega Passerini s’è fatta le ossa con il diritto immobiliare, nutre una passione per il diritto di famiglia e ha una lunga militanza nella categoria che l’ha portata dallo sportello per il patrocinio dei non abbienti presso il tribunale di Milano e al Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Milano. I due si sono conosciuti a Pechino nel 2007, in un viaggio-missione dell’Ordine. In Cina è scoppiata la scintilla (professionale): e in gennaio hanno alzato la saracinesca di quello che chiamano il «primo studio legale su strada» d’Italia.
A dire il vero, qualcosa del genere esiste già da tre anni a Genova. Sotto la casa di Cristoforo Colombo sorge Il negozio giuridico: appena 15 metri quadrati, incastrati in un palazzotto del 1450 dentro le mura del Barbarossa. La sede della Regione e gli uffici delle compagnie di navigazione sono tutti lì, nel centro storico, appoggiati ai carrugi. Qui una volta c’era un fabbro, poi una latteria e ancora un tappezziere. Fino al 2005, quando l’avvocato Chiara Romeo, 46 anni, è rimasta folgorata durante un viaggio a Cuzco, in Perù: nella città, gli avvocati prestano servizio su sgangherati banchetti davanti al tribunale.
Così Romeo ha deciso di dare una spallata allo stereotipo dell’avvocato e s’è buttata in una nuova avventura. «All’inizio non è stato facile» racconta: «Dopo 10 giorni, l’Ordine di Genova ha aperto un fascicolo per scovare eventuali infrazioni. Lo hanno subito chiuso, però, perchè non c’è alcun accaparramento di clienti, nessuna pubblicità. E anche ora che è anche caduto il divieto, continuo a non fare spot».
Dentro il suo «ufficio sui strada», l’atmosfera calda dei soffitti a volta in mattone a vista, i tanti fiori e una riproduzione del ritratto di Federico da Montefeltro di Piero della Francesca tradotto in versione Dick Tracy ricordano più un’enoteca che lo studio di un avvocato. Ma è quella grossa clessidra, piantata in mezzo alla scrivania piena di carte, a mettere una punta d’ansia. «Mezz’ora» spiega l’avvocato Romeo «è il tempo necessario per inquadrare il problema con il cliente e per spiegargli che cosa conviene fare».
Quando cade il primo granello di sabbia, scatta la tariffa «low cost»: 50 euro più Iva per mezz’ora di consulenza. Sì, perché Il negozio giuridico non è uno studio su strada: e a differenza di quello milanese non difende i clienti davanti a un giudice. Piuttosto, è «un ambulatorio legale che cerca di dare risposte immediate ai clienti, fornendo loro tutti gli strumenti per evitare il contenzioso», chiosa Romeo.
In un’epoca in cui il ricorso al magistrato non garantisce la certezza del diritto in tempi umani, forse la formula Romeo può dare davvero una spinta al sistema. O almeno togliere l’avvocato dal disagio di chiedere continui acconti al cliente per una pratica che non finirà mai. Ma chi sono i clienti? A Milano, nel negozio di Alt, entra Felicita, un’immigrata peruviana che fa l’operaia: «Sono qui per vedere cosa posso fare per mia sorella: ha lavorato in nero per anni in una cooperativa e ora l’hanno buttata fuori».
Felicita è il cliente-tipo: «Di casi come il suo ne arrivano decine ogni giorno» racconta Cominotto: «C’è la guardia giurata licenziata in tronco perché s’è addormentata in orario di lavoro, però stava facendo una cura di antistaminici. C’è la giovane coppia che ha acquistato i serramenti per la casa con un finanziamento: i serramenti non sono mai arrivati, ma loro versano le rate. E c’è la signora che ha pagato 13 mila euro per la dentiera che ora il dentista non riesce più a toglierle di bocca».
In effetti, basta aspettare un paio d’ore e nello studio di strada, davanti agli occhi del cronista, sfilano otto persone con i loro guai. Sono storie di ordinaria umanità, che s’incrociano con una professione che cerca di uscire da quel che resta del suo guscio, rotto nel luglio 2007, quando il decreto Bersani ha introdotto una serie di novità (vedere la scheda a pag. 43). «Sia benedetto Bersani» esclama Francesca Passerini: «Per noi la liberalizzazione è stata fondamentale: ha tolto gli steccati che ingessavano la professione e ha permesso un filo diretto tra avvocati e cittadini. E pensare che un anno fa ero a Roma e manifestavo contro il decreto…».
I tempi cambiano, gli umori pure. E gli affari vanno a gonfie vele. «Da gennaio ad aprile abbiamo avuto oltre 300 contatti e aperto circa 200 pratiche, senza contare le telefonate e le mail: quelle ci arrivano a centinaia» dice Cominotto, sfogliando le tariffe medie che applica lo studio. Già: quanto si paga, a Milano? «Il primo consulto» risponde l’avvocato «è gratuito; poi il prezzo varia a seconda della pratica, ma lo stabiliamo ogni volta col cliente e comunque si basa sui valori stabiliti dall’Ordine».
Di questo passo, l’investimento iniziale di Cominotto & Passerini, 100 mila euro, rischia di ripagarsi nel giro di un anno. O anche meno, se andrà in porto il loro piano di aprire uno studio su strada in ogni capoluogo italiano. Da Bari a Torino da Roma a Olbia da Milano a Foggia, sono già 28 gli avvocati che hanno preso contatto con Alt per replicare il modello. Per tutti l’appuntamento è fissato alla convention organizzata per il 27 maggio a Milano.
Se Assistenza legale per tutti punta sulla concessione di licenze, i colleghi di Genova non stanno con le mani in mano. Partito con tre anni di vantaggio, Il negozio giuridico ha aperto in franchising nuove sedi: una a Rimini e una è stata appena inaugurata a San Giuliano Milanese. «Ora abbiamo contatti con un’altra decina di colleghi, soprattutto in Puglia e in Abruzzo» dice Romeo «ma non è una cosa semplice: bisogna proprio cambiare la testa degli avvocati».
Tags: assistenza legale per tutti, avvocati, diritto civile, diritto del lavoro, franchising, liberalizzazioni, low cost, negozio giuridico
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La dimostrazione degli effetti perversi del decreto Bersani.Una mortificazione per tutti i professionisti collegiati.
La riproposizione, purtroppo reale questa volta, dei personaggi proposti dalla commedia di Totò e De Filippo.
Morale: Siamo sicuri che il “mercato” riuscirà a fare le opportune distinzioni.
Roberto Lenzi
A me invece pare un bell’esempio di civiltà e servizio per i cittadini, tutti i cambiamenti non trovano consensi unanimi, ma benvengano i cambiamenti che apportano dei miglioramenti!
Il tempo passa, le cose cambiano, inutile arroccarsi su posizioni anacroistiche. Sono d’accordo che il mercato farà le oppportune distinzioni, ma la cosa che conta è l’opportunità in più per la gente di scegliere
Io credo che la cosa più importante sia la qualità del servizio, sono tutti avvocati e neppure giovani, io non avrei problemi ad affidarmi a loro.
Sono titolare di uno studio associato e sono del tutto favorevole alla liberalizzazione nell’ambito della professione di avvocato.
Iniziative come gli “studi legali su strada” sono per i colleghi una buona occasione per collocarsi sul mercato in modi diversi da quelli concepiti fino ad ora e permettono ai clienti meno abbienti di ottenere tutela a costi contenuti. Avv. Alessandro Munari