Intervista/Web 2.0, questo (s)conosciuto
Osservare e interpretare il presente è un compito relativamente facile. Più difficile è gettar lo sguardo oltre la siepe e prevedere l’avvenire. Il professor Vito Di Bari, ordinario di progettazione, gestione e innovazione dei sistemi presso la facoltà di Ingegneria dei sistemi del Politecnico di Milano, ha scelto la strada più ardua. Lo scorso anno, nel libro “Il futuro che già c’è” descriveva 70 soluzioni tecnologiche in grado di rivoluzionare, entro i prossimi sette anni, il nostro quotidiano. Oggi, con “Web 2.0″, si cimenta con qualcosa di apparentemente meno visionario, in realtà carico di implicazioni ed equivoci che è meglio chiarire. Perché delle evoluzioni di Internet si riempiono la bocca in molti, e distinguere fra flop e realtà non è sempre semplicissimo.
Professor Di Bari, era necessaria altra letteratura sul Web 2.0, fra blog, networking sociale, YouTube e dintorni?
Sulla nuova generazione di Internet si è scritto molto, è vero, e spesso pure a sproposito. Ma in Italia questa è la prima opera davvero organica. Ed è in qualche modo un’opera 2.0, perché è una miscellanea di saggi firmati da autori quali Howard Rheingold, Massimo Esposti, Stefano Maruzzi o Alberto Abruzzese. È un libro corale, insomma, come è corale la natura stessa della nuova Rete.
Ma è davvero “nuova” la Rete classificata sotto il comodo ombrello del 2.0?
Ha caratteristiche rivoluzionarie, e ha introdotto cambiamenti paragonabili a quelli che poterebbe un acquedotto in un villaggio dove tutti sono abituati a servirsi di un pozzo distante. Elimina il bisogno di spostarsi, di compiere percorsi faticosi e di riportare i secchi pieni verso casa. Le informazioni arrivano direttamente dalla fonte agli utenti, senza intermediazioni, rapidamente.
A quali strumenti 2.0 si riferisce, in particolare?
Soprattutto ai Feed Rss o alle tecniche di mash-up, cioè il libero utilizzo dinamico di più fonti per dare vita a siti compositi che valgono più della somma delle loro parti eterogenee. Ma penso anche a qualcosa di più semplice e immediato, a come gli esperimenti sociali online, dai blog agli wiki, abbiano cambiato la natura stessa del Web, che oggi non implica più relazioni da uno a uno, o da molti a uno, ma offre una interazione “da molti a molti”. È dialogante.
Sarà: intanto in molti pensano che tutta questa rivoluzione sia perlopiù un’ottima idea di marketing, buona per la stampa e casomai per i nerd ipertecnologizzati…
La mia antologia è corale, ma non è un coro di elogi. Già nel primo capitolo, l’unico che ho firmato, cerco di decostruire non tanto l’idea di una nuova forma di gestione dei contenuti digitali; quanto l’abuso del suffisso “2.0″ e il fatto che sebbene faccia molto cool utilizzarlo, in realtà pochi siano capaci di leggerne a fondo le implicazioni. Ho cercato di analizzare il fenomeno da osservatore neutrale, non da tecnoentusiasta a tutti i costi.
Fra quelli che ancora non hanno ancora compreso per intero le implicazioni del Web 2.0, su chi punterebbe l’indice?
A mio avviso la maggiore partecipazione degli utenti non soltanto alla fruizione quanto soprattutto alla creazione dinamica dei contenuti, ha colto di sorpresa soprattutto la pubblicità. Gli esperti del settore stanno già sperimentando nuove forme di relazione e di diffusione dei messaggi, imparano ad accogliere le istanze dell’utenza e cercano di creare esperienze di acquisto. Ma debbono ancora realizzare appieno quali siano le vere, enormi potenzialità della comunicazione sociale sulla Rete.
Commenti
Scrivi una risposta:
Devi fare log in per scrivere una risposta.
Rubriche:
1. Editoriale
- Regioniamo Di Giovanni Iozzia
14. Il dubbio
- Tutto il Paese deve mobilitarsi per un grande Expo di Diana Bracco
15. L'esperienza
- Opere pubbliche, adottiamo il libro aperto di Fabrizio Di Amato
2. Controvento
- Se l'Europa è senza fondo Di Gianpiero Cantoni
3. La polemica
- Ecco perchè il modello Sarko'non funziona di Oscar Giannino
4. Analisi
- Il vero hub Milano-Bergamo è per le merci di Alberto de Monte









