Se Trudi va alla Rai ed Eta Beta all’Enel
Che non ci siano più le mezze stagioni è ormai noto, ma come si può vedere dalla vita di tutti i giorni basta farsene una ragione e si può andare avanti lo stesso. Ci sono rimaste inverno ed estate, in fila neanche troppo ordinate: in ottobre, per esempio, c’era gente che faceva il bagno in spiaggia.
Insomma, con la Pasqua e il Carnevale più mobili della scala mobile, della donna e della famigerata piuma al vento, il calendario mondiale ci lascia pochi punti fermi: il Natale (che quando arriva arriva, ma quasi ovunque è sempre lo stesso giorno), il parigino Gran Prix d’Amerique di trotto l’ultima domenica di gennaio e le polemiche più o meno artificiose sul Festival di Sanremo, che non ha una collocazione rigidissima ma da che mondo è mondo almeno si svolge nello stesso posto, a Sanremo appunto.
Vero: in Italia, di puntuali, abbiamo anche le tasse, gli spostamenti di Clemente Mastella, gli update su Cogne da Bruno Vespa ed Enrico Mentana, i lunedì di Francesco Alberoni sul Corriere e le intere settimane di Klaus Davi – regina incontrastata delle «prezzemoline» – in ogni scemenza televisiva. Tutta roba che comunque un minimo di variabilità la possiede, sia pure prevedibile come l’anticiclone delle Azzorre, il ciclo delle ragazzine e la caduta dei governi Prodi.
L’unica stagione che non si può spostare, in Italia, sembra essere quella delle nomine. Che sono dette governative, perché, a rigor di logica – pardòn, di prassi e protocollo, che sono cose diverse – vengono fatte, appunto, dal governo. Bene, cioè male, perché si dà il caso che le nomine governative vadano comunque fatte e non sempre, in Italia, ci sia un governo e pure sto giro, per esempio, manchi. A guardare bene, non fosse che la politica è comunque pronta a mettere sulle poltrone che contano gli amici su cui contare (onore a Silvio Sircana, portavoce di Prodi, che il 28 gennaio ha dichiarato che «spettano al nuovo governo»), questa potrebbe essere davvero un’occasione per vedere ai vertici delle società pubbliche manager pertinenti, competenti e all’altezza: che so, Pulcinella a capo di Terna, Eta Beta dell’Enel, Macchia Nera per l’Eni e, già che siamo in tema, in Rai direttamente i Bassotti con Pietro Gambadilegno a far valere gli indubbi meriti della compagna Trudi nella meritocratica assegnazione del vallettume e della conduzione della Domenica Sportiva.
E per finmeccanica? Ovvio: Montezemolo
Resterebbe aperto il dilemma Finmeccanica, per il quale si è ipotizzato il nome di Luca Cordero di Montezemolo. Che fra qualche tempo, smessi gli abiti di leader di Confindustria, sarebbe disponibile. Oddio, la disponibilità è tutta da dimostrare giacché l’esperienza ci suggerisce che cercherà di prendere in mano la Fiat: e poi, dovessero impedirglielo gli Elkann, siamo certi che lo stipendio sarebbe adeguato? Chiaro, non sarebbe il buon Luca a farne una mera questione di soldi, ma se la sentirebbe il Paese di chiedergli rinunce così importanti?
A quel punto, facendo leva sul suo amor patrio, più facile è immaginarlo alla guida di un partito, se non addirittura di un governo capace, a sua volta, di provvedere a nuove nomine, secondo un circolo talmente virtuoso da ricordare il topolino della Fiera dell’Est comprato al mercato dal padre di Angelo Branduardi; con la sola differenza che qui in Italia non vengono mai né il gatto né il bastone né il fuoco a sparigliare e quindi i nomi che circolano per le nomine sono gli stessi da sempre. Con o senza governo in carica: anche se, in fondo, come siamo stati capaci di rinunciare alle mezze stagioni si potrebbe vivere senza nomine e forse senza governo.
di Mino Bora
Tags: confindustria, Enel, Finmeccanica, montezemolo, nomine, Rai
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